Marchionne Fca
7 Ottobre Ott 2017 1800 07 ottobre 2017

Fca, cosa c'è dietro l'attacco di Marchionne alle auto elettriche

Per ogni 500 green che vende, Fiat Chrysler perde 20 mila dollari. Ma l'ad ha una strategia: riconvertire i marchi nobili del gruppo - Maserati e Alfa - alle motorizzazioni alternative. Il piano.

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Nel 2014 Sergio Marchionne era stato più tranchant: «Spero che non compriate la 500 elettrica, perché ogni volta che ne vendo una perdo 14 mila dollari. Sono abbastanza onesto da ammetterlo». Concetto ribadito il 2 ottobre 2017 a Rovereto, anche se con più eleganza, alla consegna della laurea honoris causa in ingegneria meccatronica dall’università di Trento: «Dobbiamo essere realisti. Le auto elettriche possono sembrare una meraviglia tecnologica, soprattutto per abbattere i livelli di emissioni nei centri urbani, ma si tratta di un’arma a doppio taglio». Eppure l’amministratore delegato di Fiat Chrysler, volente o nolente, dovrà piegarsi alle regole (quelle della California, non del mercato) e mettersi a produrre auto elettriche.

NON VA MEGLIO A GENERAL MOTORS. Nel rapporto tra costi di produzione e ricavi in fase di commercializzazione Fca perde circa 20 mila dollari per ogni Fiat 500 elettrica che vende. Le cose non vanno meglio a un gigante come General Motors, che mette in bilancio 9 mila euro in rosso per ogni Bolt EV venduto. Eppure proprio la casa guidata da Mary Barra ha annunciato 20 modelli elettrici per il 2023.

IN USA LE AUTO GREEN SI VENDONO. Perché chi opera sul mercato americano non può fare a meno di affrontare questo tema? Intanto perché Oltreoceano si vendono ogni mese 50 mila vetture alimentate così, mentre la finanza preme su Gm per scorporare le produzioni sulla mobilità alternativa da quelle tradizionali per attirare fondi high-tech oppure per acquistare la iper capitalizzata Tesla e fare un colosso dell’auto verde. Ma più dei soldi, in questa fase, possono fare le leggi.

Per le nuove immatricolazioni il governatore della California, Jerry Brown, ha annunciato di voler mettere al bando i veicoli a propulsione tradizionale. Addio a benzina e diesel e via con ibridi ed elettrico. Già oggi lo Stato ha stabilito di tagliare le emissioni di Co2 dell’80% entro il 2050 e impone ai costruttori che vogliono vendere auto nel suo territorio di avere in listino veicoli elettrici. Per non parlare degli obblighi alle case di acquisto di certificati verdi e gli incentivi per questo tipo di produzione. Al riguardo si parla di un nuovo maxi stanziamento da 3 miliardi di euro.

LA RIVOLUZIONE VIENE DALLA CINA. La California può fare la voce grossa (e sfidare anche Donald Trump che sull’ambiente ha un approccio diverso) perché immatricola da sola 2 milioni di macchine all’anno. Ma un altro Paese che potrebbe spingere verso una rivoluzione dell’auto è la Cina, dove si vendono ogni anno 20 milioni di auto. Anche Il governo di Pechino ha fatto sapere che, conclusa una consultazione con le autorità interessate, a breve annuncerà il termine per la fine della vendita di auto con motori endotermici.

INVESTIMENTI SULLE "EMISSIONI ZERO". Già dal 2018 - e la cosa ha spinto le case di tutto il mondo a protestare ufficialmente - l’ex Impero di mezzo ha imposto che i veicoli a emissioni zero costituiscano almeno l'8% delle vendite. Senza contare che la locale Baic ha coinvolto Daimler Mercedes in un maxi investimento da 655 milioni di euro per realizzare assieme entro il 2022 macchine elettriche a batteria in Cina, ma a marchio Mercedes, con le quali inondare America e Europa.

In Europa a dare una spinta verso l’innovazione ci sta pensando la Germania: 300 milioni di euro per dotare il Paese di una capillare rete di colonnine per ricaricare le vetture elettriche

Proprio nel Vecchio continente il quadro è meno chiaro, anche se ci sono già alcuni Paesi (Francia, Gran Bretagna, Olanda e Norvegia) che hanno fissato la fine dei motori tradizionali. Ma a dare una spinta verso l’innovazione ci sta pensando la Germania. Già prima dello scandalo Dieselgate Angela Merkel aveva annunciato di voler portare le immatricolazioni di auto ibride a quota un milione. Nei mesi scorsi la cancelliera aveva ammesso che il progetto era troppo ambizioso, ma a riprova che i tedeschi non scherzano mai sui loro intenti ecco 300 milioni di euro per dotare il Paese di una capillare rete di colonnine per ricaricare le vetture elettriche.

FCA FA SPERIMENTAZIONE SU TUTTO. Tutti questi elementi sono a conoscenza di Marchionne. Il quale - al di là dei dubbi espressi pubblicamente - ha già tracciato una sua strategia per cavalcare questo comparto. Intanto, come ha ricordato a Rovereto, Fca fa sperimentazione «su tutte le diverse forme di auto elettrica: dagli ibridi leggeri a 48 volt, agli ibridi tradizionali, ai plug in, ai sistemi totalmente elettrici». In secondo luogo, è convinto che questo tipo di vetture abbia un seguito - visto il costo e il tipo di clientela - soltanto nel segmento premium.

SI STUDIA UNO SPIN-OFF SOCIETARIO. L’idea sarebbe quella di riconvertire i marchi più nobili del gruppo - Maserati e Alfa su tutti - alle motorizzazioni alternative. C’è chi ipotizza anche che il manager italo-canadese starebbe anche studiando uno spin-off societario per valorizzare al meglio quello che sarebbe il polo del lusso ecosostenibile.

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