I 400 colpi

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12 Ottobre Ott 2017 0926 12 ottobre 2017

Sul caso Etruria urge che la Commissione Banche senta Ghizzoni

Alla luce del documento dei liquidatori, che tirano in ballo Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena, l'ex ad di Unicredit è l'unico che può chiarire sulle presunte pressioni a lui fatte dall'ex ministro per salvare la dissestata popolare. E, con la legislatura al termine, il tempo rimasto è poco.

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Chissà se alla luce del recente atto di citazione contro gli ex amministratori di Banca Etruria (dalle anticipazioni un vero e proprio catalogo degli orrori) la neo Commissione di inchiesta sulle banche deciderà di sentire, come primo atto della sua solenne ma breve avventura – la fine della legislatura è alle porte – Federico Ghizzoni. Come molti ricorderanno, l’ex ad di Unicredit è titolare di uno dei misteri che ha appassionato le cronache nei mesi scorsi. Esattamente da quando, lo scorso maggio, Ferruccio de Bortoli, nel suo libro sui poteri forti, rivelò che Ghizzoni aveva subito pressioni da Maria Elena Boschi perché si facesse carico di risolvere i problemi della dissestata popolare aretina. Occorre ricordare, se no non si capisce l’arcano, che il padre della ministra, Pier Luigi, è stato per anni suo consigliere d’amministrazione e vice presidente.

A riproporre la questione è proprio il minuzioso lavoro dei liquidatori, che scandagliando in profondità tutte le operazioni ne hanno riscontrato di ogni che si possono riassumere, almeno nel metodo, nella sfacciata concessione di credito a parti correlate, ovvero amici e sodali dei vertici di Etruria che hanno goduto di lauti finanziamenti senza dover fornire uno straccio di garanzie. Per chi ne capisce poco di banca, parliamo di quelle contropartite normalmente chieste a tutela dell’erogazione del credito. Se per esempio faccio un mutuo per comprarmi un appartamento, sarà lo stesso immobile il collaterale che tutela la banca dall’eventuale insolvenza. In Etruria invece, come in molti altri istituti dissestati, il collaterale era l’ultima delle preoccupazioni. L’importante era l’utilizzo dei finanziamenti in chiave di potere, ovvero un gigantesco e consociativo conflitto di interesse alimentato con i soldi dei risparmiatori.

Pier Luigi Boschi, che doveva cavarsela con una irrisoria multa Consob (120 mila euro), viene chiamato dai liquidatori pesantemente in causa, e la sua condotta negligente acclarata in almeno 4 operazioni che gli potrebbero costare un risarcimento da 15 milioni

Pier Luigi Boschi, che inizialmente si pensava dovesse cavarsela con qualche graffio e una irrisoria multa della Consob (120 mila euro), viene chiamato dai liquidatori pesantemente in causa, e la sua condotta negligente acclarata in almeno quattro operazioni che gli potrebbero costare un risarcimento da 15 milioni. Tra di esse, anche la mancata fusione con la Banca Popolare di Vicenza, che misteriosamente saltò quando era a un passo dal concludersi, e non certo per la lungimiranza degli allora vertici di Etruria. I quali temevano probabilmente che la due diligence sul matrimonio fortemente caldeggiato da Bankitalia potesse far emergere i misfatti.

L'UNIONE ETRURIA-BPVI, UNA MOSTRUOSITÀ Anche se, col senno di poi, non si può che rabbrividire all’idea della mostruosità di quell’unione. La fusione tra Etruria e la Vicenza poteva creare una concentrazione talmente marcia da essere difficilmente gestibile da un sistema il cui salvataggio, ogni tanto è bene ricordarlo, è costato oltre 60 miliardi, praticamente l’importo, stando ai valori dell’ultima che il governo di appresta a varare, la somma di tre manovre finanziarie.

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