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12 Ottobre Ott 2017 0800 12 ottobre 2017

Ue: retromarcia sull'Unione bancaria, pasticcio sugli Npl

Retromarcia sulla condivisione delle perdite. Al loro posto un sistema di prestiti per assicurare la liquidità. E sui non performing loan la proposta della Commissione, se ci sarà, sarà di fatto solo per i piccoli istituti.

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da Bruxelles

Un processo più graduale, che non prevede condivisione dei rischi almeno per i prossimi cinque anni, ma che riuscirebbe comunque a fornire la liquidità per tutelare i depositi dei correntisti. La Commissione europea per rilanciare l’Unione bancaria, in stallo da ormai due anni, prova con un compromesso ad accontentare chi, Germania in primis, chiede che prima della condivisione del rischio ci sia la sua riduzione. Il 10 ottobre l'esecutivo Ue ha presentato una nuova comunicazione che propone di cominciare per i primi cinque anni con un sistema di prestiti automatici tra Autorità nazionali di garanzia che vanno progressivamente ad aumentare.

PIÙ CHE UNIONE COOPERAZIONE. Anche l'Unione bancaria, si potrebbe dire, si è fatta intergovernativa, o meglio una cooperazione tra sistemi del credito nazionali visto che i fondi sono privati. Il meccanismo almeno per il primo quinquiennio non andrebbe a coprire le perdite. La speranza dunque è che la procedura del bail in, che chiama in causa prima di tutto azionisti e obbligazionisti, riesca da sola ad evitarle. A Palazzo Berlaymont devono aver lavorato duro per trovare una soluzione finanziaria che si adegui al concetto tedesco di disincentivare l'"azzardo morale", ribadito nella comunicazione.

Il commissario all'euro Valdis Dombrovskis.

ANSA

Il sistema «più graduale» proposto dalla Commissione partirebbe nel 2019. Se un'autorità nazionale di garanzia dei depositi, dopo aver raccolto i contributi dei propri istituti bancari, non avesse abbastanza liquidità, le altre autorità potrebbero prestare fino al 30% del totale. La quota aumenterebbe di anno in anno al 60, poi al 90 e infine al 100% nel 2021. L'obiettivo finale, ha ribadito più volte il vicepresidente con delega all'euro Valdis Dombrovskis, resta però quello di arrivare alla corresponsabilità anche sulle perdite dei depositanti. Nella comunicazione si ipotizza di condizionare il salto a una Asset quality review, da tenersi prima del 2022. Per la prima volta l'esame dovrebbe valutare i profili di rischio estendendosi anche agli asset di terzo livello, cioè i prodotti illiquidi presenti in quantità in pancia ad alcuni grandi istituti commerciali come Deutsche Bank e per cui da tempo si invoca una maggiore attenzione da parte delle autorità di vigilanza. Per arrivare a una vera assicurazione dei depositi europea, si dovrà prima procedere a ridurre i rischi in portafoglio. Anche se gli asset di terzo livello sono molto più difficili da valutare rispetto ai crediti deteriorati legati a un mutuo o a un prestito non garantito.

L'Eurotower, sede della Bce.

Nel 2018 la Commissione presenterà anche le linee guida per la creazione di Asset management company, che possano aiutare a creare un mercato più ampio per smaltire i crediti deteriorati, e un sistema di valutazione che metta in evidenza le prassi migliori tra quelle dei vari Paesi, un dossier su cui è al lavoro da tempo. Anche l'esecutivo Ue spinge perché le banche accumulino capitale per garantire le perdite sui crediti deteriorati. Ma come l'Eba esclude l'applicazione delle nuove norme sugli stock già accumulati, ipotizzata invece dal Meccanismo di vigilanza unico della Bce. La consultazione pubblica lanciata dall'ente di sorveglianza vorrebbe suggerire nuove procedure macroprundenziali, quindi nuovi limiti patrimoniali da adottare, già a partire dal gennaio del prossimo anno. Una scelta contestata dal sistema bancario italiano e che ha anche provocato la reazione del presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, convinto che sul tema debbano pronunciarsi Parlamento e Consiglio, dopo ovviamente una proposta della Commissione.

CARTOLARIZZAZIONI ALLO STUDIO DELLA BCE. Palazzo Berlaymont, però, ha spiegato che una sua proposta potrebbe essere lanciata - e quindi solo di un'ipotesi si tratta - solo nella primavera del 2018 e essere adottata da Consiglio e eurodeputati nel 2019. A quel punto le raccomandazioni dell'organismo di vigilanza, a cui il mercato darà presumibilmente ascolto come se fossero obblighi, sarebbero già in vigore da due anni. A causa di questa accelerazione, la eventuale legislazione Ue di fatto andrebbe a impattare soltanto sulle banche più piccole, ancora sotto controllo delle autorità di vigilanza nazionali. Se da una parte c'è un messaggio netto e sui non performing loan, dall'altra la Bce sta studiando la cartolarizzazione dei titoli di debito sovrano, le cosiddette sovereign bond security, che dovrebbero servire ad attenuare la spirale tra titoli di Stato e sistema bancario di un determinato Paese. La Commissione vorrebbe lanciarle nel 2019 e però le definisce, forse per accortezza politica, «in valutazione». Wolfgang Schaeuble, nel suo non paper, le aveva tacciate di essere una «operazione di ingegneria finanziaria». Ma è proprio la ritrosia verso la mutualizzazione dei rischi che sembra condannare all'ingegneria finanziaria anche l'Unione bancaria.

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