Università
13 Ottobre Ott 2017 0916 13 ottobre 2017

Università: una proposta per i dottorandi italiani

L'innalzamento della borsa non solo è un passo avanti verso gli obiettivi europei di Horizon 2020, ma il migliore modo per garantire il diritto allo studio e arginare la fuga dei cervelli. Ecco un'ipotesi di calcolo.

  • R. De Maio*, E. Petrovich*, N. Chiaromonte*, F.I. Martinenghi*, G. Formenti*
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È dalla Riforma Gelmini che il dibattito sull’Università, sistema strategico per la crescita del nostro Paese, non lasciava il ristretto ambito degli addetti ai lavori per tornare a occupare la scena del dibattito pubblico nazionale. Negli ultimi mesi vi sono state numerose prese di posizione sul ruolo e il futuro dell'università, tra cui il recente sciopero promosso dal Movimento per la dignità della docenza universitaria. Tre degli autori del presente articolo hanno contribuito al dibattito argomentando in favore di una decisa valorizzazione del Dottorato in Italia, a partire prima di tutto da un riconoscimento economico adeguato all’attività svolta tramite una ridefinizione verso l’alto dell’importo minimo della borsa di dottorato. A nostro parere, un aumento della borsa non sarebbe soltanto un importante passo avanti verso gli obiettivi europei di Horizon 2020, ma anche un investimento dovuto al diritto allo studio, un argine al fenomeno del brain drain e del conseguente trasferimento di saperi verso l’estero nonché un modo per dare maggiore dignità al Dottorato fuori e dentro l’Accademia.

IL CALCOLO DEI COSTI. Naturalmente siamo del tutto consapevoli che il sistema universitario presenta criticità, spesso strutturali, che il solo aumento della borsa di dottorato non può sanare. Allo stesso tempo riteniamo, però, che una componente fondamentale nella soluzione dei problemi sia la capacità di presentare proposte circostanziate e supportate da una stima accurata dei costi, nell’ottica di fornire alla politica elementi chiari per prendere decisioni. Dunque, in questo articolo torniamo sulla questione presentando un calcolo puntuale dei costi che l’aumento della borsa di Dottorato comporterebbe per lo Stato.

I dottorandi in Italia oggi

Secondo i dati del Cineca (il Consorzio Interuniversitario senza scopo di lucro formato da 70 università italiane, 8 enti di ricerca nazionali e il Miur), in Italia nell’anno 2016/17 risultavano immatricolati 26.046 dottorandi, comprensivi delle Scuole Superiori, di cui 20.180 con borsa di studio di varia provenienza (vedi Tabella 1).

LA RIDUZIONE DEI POSTI. Dal 2008 fino al triennio considerato il numero di posti offerti è andato progressivamente riducendosi (dati Miur, non mostrati). L’introduzione di vincoli progressivamente più stringenti per l’accreditamento dei corsi ha ragionevolmente contribuito in modo significativo a questo fenomeno. In particolare, in seguito all’innalzamento al 75% del numero minimo di borse garantite sul totale dei posti disponibili, la quota di immatricolazioni di dottorandi non borsisti si è ridotta del 21,8%2 in due anni.

Tabella 1: i dottorandi italiani dei cicli 30-32 suddivisi per tipologia (anno di riferimento 2016/17).

I costi della manovra

Per calcolare i costi di un incremento dell’importo minimo della borsa di dottorato in tutta Italia i fattori di cui abbiamo tenuto conto sono: a) il numero di dottorandi con borsa; b) l’importo minimo lordo della borsa, comprensivo di contributi figurativi all’Inps; c) l’impatto sul costo della maggiorazione fino al 50% per periodi di ricerca all’estero3; d) l’impatto della dote di ricerca assegnata a ciascun dottorando a partire dal secondo anno (la dote ammonta al 10% della borsa annuale). Il già citato database del Cineca contiene tutte queste informazioni per i dottorandi attivi nell’Anno accademico 2016/2017, esclusa l’informazione sull’effettivo ricorso alla maggiorazione fino al 50% per il periodo all’estero per la quale abbiamo proceduto a una stima.

a) Il numero di posti con borsa attivi nell’anno 2016/2017 si può ricavare dalla Tabella 1. Se nell’applicazione immediata del provvedimento vanno probabilmente considerati tutti i dottorandi con borsa facenti riferimento al sistema universitario italiano (20.180), dal punto di vista strutturale è ragionevole assumere che lo Stato debba assumersi l’onere dei costi dell’aumento solo per le borse effettivamente bandite con fondi ministeriali o propri delle università, escludendo cioè gli assegni di ricerca, i contratti di apprendistato, le borse legate a programmi con Stati esteri o di mobilità internazionale. Secondo i dati del Cineca, questi risultano essere 19.515.

b) L’importo medio della borsa (13.991,53) per il XXXII ciclo si aggira sostanzialmente attorno al minimo ministeriale di 13.638,47 euro lordi definito dal Dm del 18 giugno 2008, con solo poche, sporadiche eccezioni (Figura 1).

Importo medio per università delle borse di dottorato a livello nazione nel XXXII ciclo (2016) sul numero di posti totali per università banditi con borsa di studio nel medesimo ciclo. Circa l’85% delle borse di studio è inferiore a €14.000 annui lordi.

Tali eccezioni sono dovute a cause diverse, e includono la partecipazione a particolari programmi di dottorato (come il Joint Doctorate tramite borse Marie-Curie) o l’integrazione della borsa minima con fondi propri. Questo è il caso dei corsi di dottorato di alcune Università del Nord Italia e, in particolare tra le università generaliste, del Politecnico di Torino, dell’Università degli Studi Milano-Bicocca, dell’Università degli Studi di Milano e l’Università di Bolzano. Altre università invece hanno incrementato la borsa solo per alcuni corsi di dottorato (come nel caso, per esempio, dei posti di dottorati banditi dall’Istituto Italiano di Tecnologia attraverso l’Università di Genova). Infine, le Scuole Superiori e Normali tendono a offrire borse di dottorato di importo moderatamente maggiore.

RIVALUTAZIONE PER TUTTI GLI ATENEI. In ogni caso, le risorse per la rivalutazione andrebbero indiscriminatamente a tutti gli atenei d’Italia, indipendentemente cioè dal fatto che abbiano già deciso di incrementare autonomamente l’importo della borsa. Pertanto, la base di partenza su cui calcolare gli incrementi è l’importo minimo definito dal ministero in 13.638,47 euro. Per il calcolo dei contributi Inps ricordiamo che un terzo è a carico del dottorando e due terzi a carico dell’università.

c) Per il periodo all’estero il Dm prevede un massimo del 50% di maggiorazione della borsa. La maggior parte degli atenei garantisce il tetto massimo, anche se alcune realtà prevedono una maggiorazione inferiore, finanche al solo 10%. In assenza di dati precisi in merito alla durata media dei periodi di permanenza all’estero dei dottorandi italiani abbiamo estrapolato una stima prudenziale basata sulle informazioni in nostro possesso per l’Università degli Studi di Milano nel A.a 2015/2016 relativamente al XXIX ciclo, la quale ci ha condotto a ritenere ragionevole un periodo medio di 5 mesi totali sui tre anni per il 50% degli studenti di dottorato (fonte: Nucleo di Valutazione, Università degli Studi di Milano).

d) Infine, la dote di ricerca ha un andamento che, come la borsa, non si discosta dal minimo ministeriale, salvo rare eccezioni. Naturalmente, si potrebbe anche decidere di non aumentare ulteriormente la dote, tramite apposito decreto, benché il costo complessivo (10%) appaia relativamente marginale rispetto al costo totale della manovra.

Gli scenari e le proiezioni

Sulla base di questi dati è possibile determinare i costi ragionevoli per un aumento che coinvolga tutti i dottorandi a partire dal prossimo anno. Qualunque sia l’entità di tale aumento, dovrebbe trattarsi di un intervento strutturale, a cui cioè destinare risorse stabili nel bilancio dello Stato. Per questo motivo si può anche ragionevolmente ritenere che, qualora la proposta sia accolta, l’applicazione possa essere immediata e retroattiva. Di seguito forniamo uno schema nel quale l’importo netto dell’aumento varia da un minimo di 95,75 euro, corrispondente all’aumento necessario a contrastare l’erosione della borsa dovuta all’aumento dell’aliquota contributiva, a un massimo di 300 (Tabella 2).

Tabella 2: proiezioni di costo dell’aumento della borsa di dottorato secondo diversi importi. In arancione la proposta che rende conto dell’aumento dell’aliquota contributiva dal 2008 a oggi. In giallo la proposta che parifica la borsa di dottorato al minimale contributivo. In verde l’aumento del 20%. L’aliquota contributiva usata è quella prevista nel 2018.

Il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (Cnsu), nella sua adunanza del 15 novembre 2016 ha ribadito la necessità di un aumento della borsa di dottorato e ritenuto congrua una ridefinizione del lordo pari a 16.350,00 (+20%, 200 euro netti al mese). Secondo le proiezioni tale aumento costerebbe circa 71 milioni di euro (in verde in tabella).
Abbiamo evidenziato anche la proposta, meno onerosa (50 milioni di euro), dell’Associazione Dottorandi Italiani (Adi) di applicare un aumento che consenta ai dottorandi di raggiungere il minimale contributivo Inps (in giallo in tabella). Questo consentirebbe cioè al dottorando di maturare un’intera annualità di contributi previdenziali per ogni anno di dottorato portato a termine, diversamente da quanto accade oggi. Infatti, attualmente la soglia minima di reddito per l’anno 2016 è pari a 15.548 euro. Ciò significa che un dottorando che oggi percepisce una borsa pari all’importo minimo ministeriale (13.638,47) versa solo 4.461,82 euro di contributi invece dei 5.166,60 necessari e pertanto matura solo 10,5 mesi di contributi pensionistici (4.461,82/423,88).

IMPORTI FERMI AL 2008. Vi è altresì da tenere in considerazione che l’importo della borsa è fisso dal 2008. L’aliquota contributiva è passata dal 24,72% del 2008 al 33,23% nel 2017 e si assesterà nel 2018 al 34,23%2. Un 9,5% in più di contributi che per un terzo ha gravato direttamente sui dottorandi. Anche solo per recuperare questo incremento occorrerebbe prima un aumento della borsa dagli attuali 13.638,47 euro a 14.935,49 euro, con un incremento netto mensile di 95,75 euro e un costo di 34 milioni di euro (in arancione in tabella).

Gli “scatti stipendiali” per i dottorandi

Secondo il Dm 45/2013 i dottorandi sono tenuti, nel corso dei tre anni a sostenere una valutazione che gli permette di mantenere la borsa nell’anno successivo (art. 9 c. 1). Tuttavia questa progressione di carriera troppo spesso si traduce in un passaggio meramente formale che non si accompagna a una reale crescita professionale. Se si decidesse di introdurre l’aumento in misura progressiva, si incentiverebbe la valorizzazione di questo momento di “promozione” del dottorando durante il suo percorso. Con questa modalità si potrebbero inoltre verificare dei risparmi, dovuti al normale tasso di abbandono che caratterizza il percorso dottorale.

TRE DIVERSI MODELLI. Abbiamo provato a proiettare gli “scatti” secondo tre modelli (Tabella 3). Nel primo scenario proponiamo che l’aumento di 200 euro netti sia un aumento medio. Nel secondo scenario proiettiamo la proposta di aumento pari al minimale contributivo Inps a partire dal primo anno ma con una formula incentivante al secondo, e fino a raggiungere i 200 euro al terzo anno. I primi due scenari hanno il pregio di garantire il raggiungimento del minimale contributivo già a partire dal primo anno. Nel terzo scenario, infine, partiamo dalla rivalutazione necessaria per contrastare la sola svalutazione dovuta all’aumento dell’aliquota contributiva, al secondo anno si raggiunge il minimale contributivo e al terzo anno l’aumento del 20%.

Proposte di aumento “a scatti”. I colori si riferiscono sempre alla Tabella 2.

Con il presente lavoro auspichiamo di aver fornito gli elementi necessari alle scelte politiche da mettere in campo per valorizzare il nostro ruolo nell’Accademia e nella società di domani. Riteniamo che questa sia una priorità per il Paese ed è dunque essenziale che il governo e il parlamento, nella consapevolezza dell’importanza di valorizzare la comunità accademica nel suo complesso, privilegino le giovani generazioni di ricercatori nelle scelte che caratterizzeranno il prossimo bilancio dello Stato.

* Raul De Maio è dottorando in Modelli matematici per l'ingegneria, l'elettromagnetismo e le nanoscienze. La sua ricerca di concentra su modelli descrittivi del traffico veicolare e ottimizzazione di flusso nelle reti stradali.

*Eugenio Petrovich è dottorando in Filosofia e scienze dell'uomo all'Università degli Studi di Milano e rappresentante nella Consulta dei dottorandi. I suoi ambiti di ricerca sono la filosofia della Scienza e la Storia della filosofia contemporanea.

*Nicola Chiaromonte è dottorando in Economics all'Università degli Studi di Milano e di Pavia. I suoi ambiti di ricerca vertono sull'analisi degli effetti delle politiche fiscali.

*Fabio Italo Martinenghi è dottorando in Economics all'Università degli Studi di Pavia e rappresentante nella Consulta dei dottorandi dell'Università degli Studi di Milano. La sua ricerca è incentrata sull'impatto economico della complessità del sistema legale nel sistema economico italiano.

*Giulio Formenti è dottorando in Scienze Ambientali all'Università degli Studi di Milano dove è rappresentante dei dottorandi in seno al Senato accademico.

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