Bankitalia,agito in contatto con governo

Caso Bankitalia

Bankitalia: Gentiloni, non parlo
20 Ottobre Ott 2017 1732 20 ottobre 2017

Ue, Gentiloni pompiere: «Autonomia di Bankitalia prima di tutto»

Il premier a Bruxelles paga tributo a Renzi: «Rapporti ottimi». Ma avverte: «Via Nazionale viene osservata dai mercati». E dice di aver parlato con Juncker di Npl. Perché sulle banche non si può giocare col fuoco. 

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Ha detto che di Bankitalia, di nomi, candidature, scontri politici, non parla «neanche sotto tortura». Però le dichiarazioni rilasciate a Bruxelles dal primo ministro Paolo Gentiloni sulla mozione del Partito democratico fanno capire comunque molto del pensiero del governo.

«LEGITTIME TUTTE LE OPINIONI». Di fronte a chi gli chiedeva se avrebbe potuto prescindere dal partito di maggioranza e anche dal primo partito di opposizione nella gestione del dossier di via Nazionale, il premier ha risposto: «Chi fa politica non prescinde mai, il problema è che tutte le opinioni sono legittime. Le relazioni tra governo e partito di maggioranza relativa sono state ottime finora, ma è una decisione rilevante, è l'autonomia in sé dell'istituzione che ha un valore e l'autonomia in sé deve stare a cuore all'autorità di governo».

«SIAMO FUORI DALLA CRISI». Gentiloni sa bene, e lo sottolinea, che a quella autonomia «guardano i mercati». E anche se insiste nel ripetere più volte che le difficoltà bancarie dell'Italia sono «alle spalle», che l'Italia ne è «fuori», mette subito sul piatto un argomento che nessuno in quella sala gremita di giornalisti ha finora toccato: l'addendum della Sorveglianza della Banca centrale europea (Bce) sui crediti deteriorati. Come a dire: attenzione a giocare col fuoco, qui c'è di mezzo il giudizio degli investitori e occhio a quello che sta succedendo in Europa.

Paolo Gentiloni con Jean-Claue Juncker (a destra).

Gentiloni ha parlato di crediti deteriorati con il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker nell'incontro che hanno avuto il 18 ottobre, prima dell'inizio del Consiglio europeo. Un faccia a faccia annunciato da una settimana al contrario di molti altri avuti dal presidente della Commissione europea con altri leader di Stato e di governo.

«GLI NPL DIMINUITI DEL 25%». E probabilmente programmato dal capo di governo italiano per fare pressing su quel preciso dossier: «Ho portato un istogramma in cui si vede che in Italia in otto mesi gli Npl (Non performing loan, crediti deteriorati, ndr) sono diminuti del 25%», ha detto Gentiloni, «bisogna assicurarsi che non vengano prese decisioni che riaprono dossier ormai chiusi».

ITALIA, QUESTIONE DA RISOLVERE. Che siano chiusi, come ripete il premier, e che le difficoltà delle nostre banche siano alle spalle, è un'idea che nelle opinioni pubbliche degli altri Stati Ue in pochi hanno. Anzi, dopo la risoluzione senza bail in delle due banche venete, gestita con un triangolo tra Bce e Commissione in cui la seconda ha avuto l'ultima parola, ha ripreso ancora più vigore la narrazione che vede nell'Italia una «questione da risolvere» una volta per tutte, come ha attaccato il numero uno dell'istituto economico di Monaco, Clemens Fuest. La proposta appena presentata dalla Commissione sull'Unione bancaria che rimanda la garanzia europea sui depositi a data da destinarsi e la lega sostanzialmente alla riduzione dei crediti deteriorati nei bilanci ne è uno dei distillati più limpidi.

Danièle Nouy, la numero uno della sorveglianza unica.

ANSA

Il senso delle parole di Gentiloni a Juncker è chiaro: nuovi requisiti prudenziali e in particolare che riguardino gli stock passati di crediti deteriorati riaprirebbero la crisi invece che risolverla. Danièle Nouy, la numero uno della sorveglianza unica, ha ribadito la proposta anche pochi giorni fa, insensibile anche all'opposizione dell'Autorità bancaria europea. Ma Il primo ministro, dopo l'incontro con Juncker, si è detto «relativamente ottimista»: «Credo che questa consapevolezza sia stata condivisa, Juncker è sempre rassicurante».

POLEMICA CON RENZI MINIMIZZATA. Però la sorveglianza Bce è indipendente. E mentre a Roma fioccano le polemiche su via Nazionale, qui a Bruxelles si rischia ancora e non poco. Così nella Capitale dell'Unione europea Gentiloni fa il pompiere. E cerca di frenare gli effetti di una polemica che Renzi minimizza, ma che agli occhi dei mercati potrebbe essere un enorme autogol, in un contesto politico ed economico che è più ostile di quanto appaia in casa.

TRIBUTO TROPPO ALTO DA PAGARE. I messaggi che il premier vuole far passare di fronte all'Europa sono due: la difesa dell'autonomia dell'istituto centrale, da una parte, e della gestione italiana della crisi bancaria, dall'altra. «Il governo e la maggioranza sono fieri del lavoro fatto dal governo Renzi prima e dal governo che mi onoro di presiedere» per risolvere una crisi che ha investito «piccole, medie e grandi banche italiane», ha dichiarato il premier omaggiando il leader Pd, Matteo Renzi. E Renzi dal canto suo è rimasto soddisfatto di quel «rapporti ottimi» vantati dal governo. Il tributo insomma è stato pagato: non sembra che Gentiloni sia disposto a pagarne uno più grande alle spese del Paese.

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