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25 Ottobre Ott 2017 2121 25 ottobre 2017

Alitalia, per il piano di Lufthansa c'è l'ostacolo sindacati

Bad company, dimezzamento di Fiumicino e 5 mila esuberi. Il progetto fa proseliti nel governo, pronto a nuovi sacrifici. Ma i sindacati confederali, forti tra i lavoratori a rischio, potrebbero mettersi di traverso. 

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I primi a non credere all’offerta del fondo Cerberus sono i veri proprietari di Alitalia: cioè il governo. Certo, dal punto di vista mediatico è un bel colpo trovare un importante e autorevole attore finanziario internazionale che vuole prendersi l’ex compagnia di bandiera per intero e non soltanto pezzi di esso in uno spezzatino che tra la Magliana e Palazzo Chigi tutti lavorano per scongiurare. Però basta guardare l’offerta degli americani (non più di 400 milioni per un’Alitalia risanata quando il prestito ponte dello Stato ammonta a 900 milioni) per capire che siamo ancora lontani dai desiderata di Palazzo Chigi. Dove invece starebbero facendo i salti mortali per venire incontro alla richiesta principale di Lufthansa (l’unica tra le sette offerte arrivate considerata credibile) per salvare il vettore: la terza bad company in poco più di 10 anni per lasciare sulle spalle dello Stato debiti e dipendenti in eccesso.

LE APERTURE DEL GOVERNO. Paolo Gentiloni e gli altri ministri impegnati nella partita (il titolare delle Infrastrutture, Graziano Delrio, quello dello Sviluppo economico, Carlo Calenda) hanno provato a procrastinare il dossier a dopo le elezioni, lasciando in eredità il fardello al prossimo esecutivo. Anche per questo hanno prorogato i termini del bando di gara alla fine di aprile e portato il prestito ponte a 900 milioni di euro. Eppure toccherà a loro preparare tutte quelle procedure necessarie per la cessione.

IL PIANO TEDESCO. In quest’ottica Palazzo Chigi si mostra molto disponibile verso i desiderata dei tedeschi. Che hanno presentato un piano molto difficile da digerire, perché ristringe di gran lunga il perimetro della compagnia: a Fiumicino dovrebbe essere mantenuto quasi integro il traffico sul lungo raggio (in dubbio soltanto le poche profittevoli rotte verso il Centro America), tagliato del 50% quello sul medioraggio (dovrebbero essere sicuramente tagliate quelle verso l’Est europeo), cancellato il grosso del regionale svolto da Cityliner con gli Embraer. In quest’ottica rischiano il posto quasi 3 mila dipendenti della manutenzione (Lufthansa girerebbe queste attività alla sua Technik) e almeno altri 2 mila addetti handling, che a differenza degli altri dipendenti di terra hanno un maggiore mercato. Non a caso anche nelle ultime ore i vertici del vettore (attraverso il Cfo Ulrik Svensson) hanno ripetuto al mercato le loro intenzioni: «Crediamo che il mercato italiano sia molto interessante, tuttavia acquisire Alitalia così come appare oggi è fuori questione. Potenzialmente c'è l'opportunità di comprare parti di una Alitalia nuova e totalmente ristrutturata, molto differente da quella che esiste oggi».

Nel piano dei tedeschi sarebbe presente la promessa di rilanciare nel tempo Milano Linate (qui c’è da fare i conti con la concorrenza di British e Swiss), ma non Malpensa. Ci sarebbero poi oltre 5 mila esuberi, che il governo spera di far scendere nelle trattative finali questa quota a 3 mila. Lufthansa spera di strappare quanto ottenuto dai capitani coraggiosi e da Etihad: una bad company dove lasciare ai vecchi proprietari tutti gli asset che non interessano (i servizi di terra, gli aerei più piccoli), i dipendenti in più e almeno la metà dei 3 miliardi di debiti. I numeri vanno limati, ma l’impianto del piano dovrebbe già avere ottenuto un prima via libera dal governo e dai sindacati dei piloti. Per sbloccare la partita manca un pezzo importante: il via libera dei sindacati confederali che controllano gli oltre 7 mila dipendenti di terra.

I TIMORI DI FIUMICINO. Molto preoccupata anche Adr, la società di gestione dello scalo romano controllata dai Benetton, da un ridimensionamento dell’attività a Fiumicino, dove Alitalia è uno dei clienti principali. In quest’ottica, e con le elezioni alle porte, potrebbe trovare consenso la proposta di Cerberus. Per la cronaca gli americani non hanno ancora presentato un’offerta, anche se avrebbero sondato i cinesi di Hainan e gli emiratini di Etihad come partner industriali. Ma comprando tutto il perimetro in attesa del turnaround, potrebbero mantenere l’attuale assetto che vede il grosso dell’attività del vettore a Fiumicino. Per la gioia di Atlantia e di Cgil, Cisl e Uil.

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