Getty Images 628513244
26 Ottobre Ott 2017 1346 26 ottobre 2017

Quantitative easing, la decisione di Draghi è un assist all'Italia

La Bce dimezza il programma di acquisti, rifinanziando i bond comprati finora. Per Roma è la migliore notizia possibile. E 100 miliardi di titoli potrebbero essere interessati. Sui Npl più flessibilità.

  • ...

Non si dica che il Quantitative easing (Qe) sta finendo, Mario Draghi non ne vuole sentire parlare: «Non è un tapering, è solo un ridimensionamento», ha spiegato il numero uno della Bce nella conferenza stampa in cui è stato annunciato il dimezzamento del programma di acquisto di titoli dell'Eurotower. Le previsioni intanto erano giuste: la Banca centrale europea (Bce) ha deciso di ridurre da gennaio l'ammontare degli acquisti a 30 miliardi, ma di estenderlo almeno fino al settembre del 2018. Il board ha anche rilanciato, spiegando che il periodo potrebbe essere allungato e che se ce ne fosse bisogno si potrebbe tornare ad aumentare gli acquisti. Il messaggio per i mercati è chiaro.

LA VERA SVOLTA: RIFINANZIAMENTO DEL DEBITO IN SCADENZA. La ripresa c'è e quindi il programma sarà ridotto. Ma Draghi vuole ribadire quello che aveva dichiarato nel 2015: il Quantitative easing «non ha limiti» prefissati. In più, e non è un particolare da poco, il numero uno dell'Eurotower ha spiegato che la liquidità investita nei titoli di debito in scadenza sarà usata per rifinanziarli. In sostanza, nessun bond acquistato finora sarà rimesso sul mercato. E questo davvero cambia il panorama. Non a caso in consiglio direttivo la scelta non è stata presa all'unanimità, ma a «larga maggioranza». In più, sugli Npl il vicepresidente della Bce Vitor Constancio ha difeso la proposta dei nuovi requisiti patrimoniali a cui sta lavorando la sorveglianza, ma se applicati al nuovo stock, per quelli accumulati finora bisogna essere «cauti». E ha promesso anche una certa flessibilità. Ecco cosa significano queste decisioni e perché l'Italia deve coglierle in fretta.

1. Il reinvestimento nei titoli in scadenza può interessare 100 mld di bond italiani

La decisione dell'Eurotower è motivata ovviamente dal fatto che l'inflazione è ancora troppo bassa. In settembre le previsioni della banca centrale hanno rivisto le stime al ribasso: la crescita dei prezzi rimarrà all’1,5% anche per il 2019. Ma la scelta della Bce ha un impatto fortissimo anche sullo spread. Gli analisti di Citigroup avevano stimato che il dimezzamento degli acquisti ma un suo prolungamento fino all'autunno del 2018 - esattamente la formula scelta dal consiglio direttivo Bce - avrebbe portato a un aumento dello spread di almeno cinque punti base e che invece tutte le altre soluzioni avrebbero fatto crescere il differenziale ancora di più, fino ad un massimo di 20 punti. Il Tesoro ha anche calcolato che la fine del Qe potrebbe portare a una spesa maggiore di 25 miliardi di interessi l'anno in media. Ma l'Eurotower ha risposto alle aspettative dei mercati e sottolineato la volontà di rifinanziare i titoli. E, nonostante la contrarietà tedesca, non ha nemmeno toccato il costo del denaro.

SOSTEGNO ILLIMITATO AL SISTEMA DEL CREDITO. Questo significa che, di fatto, il sostegno al sistema del credito, il punto debole della ripresa e su cui avrebbero potuto colpire le speculazioni, ad oggi è ancora illimitato. Secondo Marcello Minenna, docente alla Bocconi e alla London School of Economics, la Bce ha già acquistato - o meglio ha dato alla Banca d'Italia la liquidità per farlo - oltre 220 miliardi di obbligazioni italiane. Per Christian Schulz, capo economista di Citigroup, il livello sarebbe anche maggiore: 300 miliardi. Ma in ogni caso il numero di titoli emessi dall'Italia dall'inizio del programma di Bce è molto inferiore: almeno 100 miliardi di obbligazioni italiane acquistate tramite la liquidità della Bce sono di vecchia emissione e potrebbero essere interessate del nuovo rifinanziamento.

2. E se finiscono i titoli di Stato tedeschi? Draghi vuole dimostrare che Qe non ha limiti

Resta un problema non da poco. Molti analisti negli ultimi mesi si sono chiesti quanto possa durare ancora il programma Bce senza violare le regole che la stessa Eurotower si è autoimposta. E cioè che che vengano acquistati titoli tedeschi o francesi o italiani in proporzione alle quote delle diverse banche centrali dei Paesi dell'Eurozona nel capitale della Bce. E che gli acquisti di titoli sovrani non superino una quota del 50% del debito emesso da uno Stato, in modo che la Bce non diventi un prestatore di ultima istanza come sono invece le banche centrali di altri Paesi. E siccome per la regola del capitale il Paese che più beneficia del Quantitative easing è la Germania, il problema è quanti titoli di Stato tedeschi può ancora comprare la Bce.

POLEMICHE DIETRO L'ANGOLO. Al ritmo fissato oggi, 30 miliardi di acquisti mensili, il margine di manovra sui bund potrebbe chiudersi a primavera. A quel punto l'Eurotower potrebbe continuare ad acquistare le obbligazioni di aziende private e ridurre quelle sui titoli di Stato. Ma non è detto che questo non scateni l'ennesima polemica. Già durante la conferenza stampa di Draghi la domanda è stata posta in maniera molto diretta: «Quanto è credibile l'impegno di poter estendere il Qe?». Il presidente della Bce ha spiegato che il meccanismo ha già dimostrato di essere sufficientemente flessibile. E ha aggiunto che il nodo del rifinanziamento dei titoli «non è un dettaglio». Ha però anche specificato che il Consiglio non ha discusso della composizione del programma.

3. La grande opportunità sul nodo del debito

Per l'Italia queste scelte sono cruciali. Significa avere ancora più tempo per tre obiettivi: ridurre i non performing loan (Npl), la spirale tra sistema del credito e rischio sovrano e, infine, il debito. Nel 2015 e nel 2016, quando il Qe era fissato a 60 e poi 80 miliardi di euro di acquisti mensili, le nostre banche hanno aumentato ancora la loro esposizione verso i titoli di debito italiani. Negli ultimi mesi, però, gli istituti di credito hanno cominciato a vendere: da giugno a settembre, secondo il bollettino di Banca d'Italia, si sono liberati di quasi 35 miliardi di euro del nostro debito. Con una fuoriuscita più morbida e soprattutto con la scelta di reinvestire nei titoli in scadenza, la Bce fa due cose: dà più tempo sia alle banche per diversificare il rischio, sia al Tesoro per proseguire nella strada di un'estensione della durata del nostro debito. La politica di Roma ha già allungato infatti le scadenze medie a sette anni: un modo per renderlo meno suscettibile alla speculazione di mercato. Ma nel frattempo il pressing sui conti italiani è in costante aumento.

ROMA DEVE COGLIERE LA PALLA AL BALZO. Il non paper presentato da Wolfgang Schaeuble all'ultimo Eurogruppo propone di smettere di considerare i titoli di Stato nei bilanci delle banche a rischio zero e di pensare a un meccanismo di risoluzione anche per i debiti sovrani: un'idea che nell'opinione pubblica europea, ma soprattutto tedesca, continua a farsi spazio. Il 24 ottobre il quotidiano finanziario Die Welt in un articolo dal titolo «Solo un taglio del debito può salvare l'Eurozona» presentava i risultati di uno studio dell'istituto economico Iw di Colonia per sostenere di fatto la stessa posizione. Per il centro di ricerca d'Oltralpe il nostro debito sarebbe destinato a rimanere a quota 130% del Pil almeno fino al 2022. Ma la previsione, scriveva la Welt, è basata sul mantenimento di un deficit del 2% mentre i politici italiani non sembrano intenzionati a imboccare questa strada: «Il favorito Matteo Renzi ha già annunciato piani per aumentare la spesa». Ora la Bce ci dà la possibilità di affrontare il periodo dell'incertezza elettorale con più serenità. Ma se non vogliamo l'imposizione di scelte che non condividiamo, il governo deve muoversi proponendo un patto agli alleati europei fondato su alcuni impegni. I tempi per farlo li ha dettati Francoforte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso