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27 Ottobre Ott 2017 1126 27 ottobre 2017

Sisal, la storia di Matteo Panizza

Il Corporate Finance Manager dell'azienda, campione di Ironman supportato anche dagli stimoli dell’ambiente di lavoro.

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«L’Ironman è un’esperienza di vita. Bisogna essere molto organizzati e motivati per allenarsi sei giorni su sette e nel frattempo lavorare». Matteo Panizza, 39 anni, Corporate Finance Manager di Sisal racconta così il suo impegno in una delle discipline sportive più dure al mondo. Parliamo di una competizione di Triathlon caratterizzata da quasi 4 km di nuoto, 180 km in bicicletta e 42 di corsa. Una distanza più lunga rispetto alla competizione olimpica che prevede 1.500 m di nuoto, 40 km in bicicletta e 10 km di corsa. «Sono sempre stato un grande appassionato di sport però per me lo sport non si guarda e basta, bisogna praticarlo. Mi alleno dai tempi del basket al liceo», dice Panizza, «e negli anni mi sono dedicato alle maratone e al ciclismo. Il passo successivo è stato scegliere di combinare più attività».

QUANDO IL LAVORO AIUTA LA VITA FUORI DALL’UFFICIO. Tempo e motivazioni: sono due elementi decisivi per vincere la grande sfida dell’Ironman e per affrontare e superare l’intenso periodo di allenamento. Per Panizza la sfera lavorativa è stato uno degli ambienti che hanno rappresentato una risorsa importante da cui attingere. Quello che per molti è un ecosistema che ruba tempo e stimoli, per l’Ironman italiano è stato invece l’elemento vincente. Sisal è un’azienda che da sempre si impegna concretamente nella valorizzazione del proprio capitale umano, facendosi promotrice di politiche di welfare aziendale che mettono al centro il benessere e la qualità della vita delle persone. All’interno di quest’impegno, si inserisce il progetto «Volta Smart Working» di Sisal: nato nel 2013 dalla volontà di dare ascolto ai bisogni dei dipendenti, il programma che mira a valorizzare e a migliorare il al work-life balance dei dipendenti, introduce maggiore flessibilità nell’orario di lavoro e la possibilità di lavorare da remoto. «Da manager ho un orario d’ufficio lungo - dice -. Ci sono le riunioni, le call e per poter portare avanti la mia passione sportiva ho dovuto imparare a gestire perfettamente i tempi. In questo devo dire che l’azienda mi è venuta incontro». Per capire quanto sia importante l’opzione della gestione del lavoro in modo flessibile per Panizza basta vedere la sua routine settimanale. Alla mattina c’è la corsa, in pausa pranzo lo spinning o in alternativa il nuoto serale. Bisogna poi curare l’alimentazione, programmare le ferie in base alle competizioni e alternare giornate di sforzo e di riposo per non compromettere il fisico. «È il famoso 'work-life balance' di cui si sente tanto parlare. Nel mio caso mi ha aiutato sul fronte dello sport ma può essere un grosso aiuto anche per una mamma con dei bambini piccoli», continua Panizza. L’obiettivo è il giusto equilibrio tra la sfera professionale e quella privata, evitando di compromettere quest’ultima a vantaggio della prima.

IL SUPPORTO DEI COLLEGHI. Nel racconto della sua esperienza Matteo sottolinea come un prezioso supporto alla sua attività extralavorativa sia arrivato dai colleghi e dal Ceo Emilio Petrone. Persone che quotidianamente collaborano con lui e che lo hanno incoraggiato a non mollare, applaudendo il suo arrivo al traguardo nell’ultima gara. Dodici ore, 13 minuti e 56 secondi totalizzati nella competizione del 23 settembre a Cervia, il primo full Ironman organizzato in Italia. «Il vero motore è stata la mente: l’energia impiegata per uno sport così impegnativo consente di ricevere uno stimolo intellettuale. Un atteggiamento catapultabile nella vita di tutti i giorni, in cui si è continuamente chiamati ad affrontare prove che richiedono sacrificio, determinazione, umiltà davanti ai propri limiti», aggiunge Panizza. Il manager, dividendosi tra riunioni e allenamenti, guarda però già al prossimo evento sportivo: la maratona di Atene del 12 novembre 2017. «Finché riesco andrò avanti, di gara in gara, e sempre con l’idea di non essere un atleta professionista ma un grande appassionato, quello sì».

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