Fame Nel Mondo
29 Ottobre Ott 2017 1200 29 ottobre 2017

Fame nel mondo, ecco perché i dati dicono che la stiamo battendo

Nel 2016 la denutrizione è cresciuta. Ma è solo una battuta d’arresto. Negli ultimi 17 anni il deperimento della popolazione è calato del 5%. E il tasso di mortalità dei minori si è dimezzato. L'analisi su pagina99.

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La denutrizione a livello globale è ancora in calo, nonostante la notizia – rilanciata a metà settembre 2017 da molti media e apparentemente in contraddizione con questo assunto – secondo cui «dopo 10 anni torna a crescere la fame nel mondo». Un dato, quest’ultimo, proveniente dal report The State of food security and nutrition in the world 2017, curato da Onu, Fao, Ifad (il fondo delle Nazioni unite per lo sviluppo agricolo) e Wfp (World food programme).

PRIMO AUMENTO DOPO 15 ANNI DI CALO. Nel 2016, hanno scritto gli autori, la fame ha colpito 815 milioni di persone, l’11% della popolazione mondiale, in numeri assoluti 38 milioni in più rispetto all’anno precedente. Si tratta, in effetti, del primo aumento dopo 15 anni di declino costante, ed è dovuto, sottolineava il report, a eventi climatici estremi e conflitti, come nel caso della carestia che ha colpito il Sud Sudan a inizio 2017.

SEMPRE MENO FAME DA INIZIO ANNI 90. Il dato è interessante. Un campanello d’allarme. Ma non traccia una tendenza. Bisogna allargare la visuale per capire il fenomeno: osservando un arco temporale più ampio, infatti, l’andamento che si scopre racconta di un mondo che, rispetto all’inizio degli Anni 90, soffre sempre meno la fame.

Dal 1992 a oggi sono calati quattro parametri: la quota di popolazione denutrita, il deperimento infantile, il numero di bambini sotto i cinque anni affetti da arresto della crescita e il loro tasso di mortalità

Si trova tutto nell’analisi condotta da Ifpri (International food policy research institute), assieme alle organizzazioni non profit Concern Worldwide e Welthungerhilfe, che hanno elaborato un Indice Globale della Fame (la pubblicazione italiana è curata dalla ong Cesvi): le fonti sono proprio quei dati di Fao e Onu, il numero di partenza è lo stesso, quegli 815 milioni di denutriti nel mondo.

REPUBBLICA CENTRAFRICANA UNICO FLOP. L’unico Paese dove la situazione risulta essere peggiorata nell’ultimo decennio, dopo un miglioramento nei 15 anni precedenti (1992-2007), è la Repubblica Centrafricana, che nel 2017 ha un punteggio pari a 50,9 contro il 47 del 2008. Non a caso è in fondo alla classifica, ma già nelle cinque posizioni che lo precedono – Ciad, Sierra Leone, Madagascar, Zambia e Yemen – si legge un calo costante a partire dal 2000.

INDICE IN COSTANTE DIMINUZIONE. L’aumento della Repubblica Centrafricana non sposta il dato globale, che vede dal 1992 a oggi una diminuzione in ciascuno dei quattro parametri presi in esame per costruire l’indice: la quota di popolazione denutrita (persone che assumono una quantità giornaliera di calorie insufficiente), il deperimento infantile (percentuale di bambini sotto i cinque anni il cui peso è insufficiente rispetto all’altezza), il numero di bambini sotto i cinque anni affetti da arresto della crescita e infine il loro tasso di mortalità.

L’unico Paese dove la situazione risulta essere peggiorata nell’ultimo decennio, dopo un miglioramento nei 15 anni precedenti (1992-2007), è la Repubblica Centrafricana.

ANSA

L’approccio, come scrivono gli autori dell’indagine che riguarda 199 Paesi del mondo, è «multidimensionale»: non si guarda al problema della fame di per sé, ma se ne considera la portata conteggiando le sue conseguenze.

MORTALITÀ INFANTILE QUASI DIMEZZATA. Si arriva così a valori che descrivono un miglioramento: negli ultimi 17 anni il livello di fame globale è diminuito del 27% (la popolazione denutrita era il 18,2% nel 2000, oggi è il 13%); il deperimento affligge il 9,5% dei minori contro il 9,9% del 2000; il loro tasso di mortalità si è quasi dimezzato, passando dall’8,2% di allora al 4,7% attuale.

Il problema della fame comunque esiste, ed è aggravato dalla disuguaglianza nella misura in cui questa acuisce disparità economiche, sociali e politiche

Naomi Hossain, autrice dell’indagine sulla nutrizione nel mondo

Insomma, gli indicatori sono in calo, sia a livello globale sia scomponendo per aree geografiche, dall’Asia meridionale e orientale al Nord Africa e a quella subsahariana, dall’Est Europa all’America latina. Basta uno sguardo alla mappa del mondo suddivisa per livelli di riduzione dell’indice per capire di cosa si parla: nella maggior parte dei territori si rileva un calo tra il 25 e il 49,9%. In alcuni Paesi (Cina, Brasile, Perù, Turchia, ma anche Ucraina e Senegal) l’indice è migliorato di almeno la metà. In molte altre zone dell’America centrale, del Sud Est asiatico e dell’Asia i valori sono diminuiti fino a 24,9 punti percentuali.

LA QUESTIONE NON È CERTO RISOLTA. Non vuol dire che il problema sia risolto, né che non ci siano delle aree del mondo particolarmente critiche: in Sudan, Libia, Somalia, Repubblica democratica del Congo, per esempio, l’instabilità politica è tale da impedire rilevazioni e, quindi, un aggiornamento dell’indice. Il problema della fame esiste, ed «è aggravato dalla disuguaglianza nella misura in cui questa acuisce disparità economiche, sociali e politiche», ha spiegato Naomi Hossain, una delle autrici dell’indagine. Ma il mondo, per ora, sembra saper resistere.

Questo articolo è tratto dal nuovo numero di pagina99, "corpo a corpo con Trump", in edicola e in edizione digitale dal 27 ottobre al 2 novembre 2017.

Ogni mattina, a Washington, un reporter si sveglia. E sa che dovrà correre più veloce di un tweet del presidente. Perché...

Geplaatst door Pagina99 op donderdag 26 oktober 2017
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