Governo valuta stop bollette 4 settimane
30 Ottobre Ott 2017 0800 30 ottobre 2017

Bolletta ogni 28 giorni tra legge e rimborsi: cosa fare

Il governo vuole proibire le fatturazioni non mensili: sanzioni da 500 mila euro a 5 milioni per gli operatori. Per il pregresso? Possibile indennizzo forfettario di minimo 50 euro. Il braccio di ferro con le tlc.

  • ...

Nella battaglia tra compagnie telefoniche (ma non solo loro: anche Sky è coinvolta) e consumatori, costretti a pagare le utenze come se l'anno si componesse solo di tanti mesi di febbraio (cioè ogni 28 giorni), in tempi di elezioni si inseriscono anche i politici. Dopo l'intervento della deputata del Partito democratico Alessia Morani, in Senato è comparso un emendamento dell'onorevole Stefano Esposito che mira a mettere fuori legge fatturazioni non a base mensile.

ANCHE IL M5S PROMETTE DI INTERVENIRE. A breve, annuncia il blog di Grillo, anche il Movimento 5 stelle ne presenterà uno analogo. Da parte loro, le compagnie telefoniche puntano i piedi perché sostengono di non avere violato alcuna legge. In mezzo, frastornato, l'utente.

1. Cosa prevede l'emendamento Esposito: tariffazione a 30 giorni obbligatoria

Nel caso in cui l'emendamento depositato dai senatori Andrea Marcucci e Stefano Esposito (entrambi Pd) dovesse passare, la tariffazione a 30 giorni diverrebbe obbligatoria per legge. Oggi non lo è, ma non per dimenticanza del legislatore: semplicemente si riteneva che facesse parte degli elementi negoziabili di un contratto.

TISCALI E COOP VOCE NON LO FANNO. Se è vero, infatti, che l'utente è il contraente debole e non può fare altro che aderire alle offerte delle compagnie telefoniche, senza avere voce in capitolo su alcuna clausola, è però anche vero che, in regime di concorrenza, resta libero di cercare la società che gli offra condizioni più vantaggiose. Tiscali e Coop Voce, per esempio, non hanno adottato la fatturazione a 28 giorni.

Stefano Esposito del Pd.

2. Multe previste: da 500 mila euro fino a 5 milioni

A indispettire operatori come Tim, Vodafone, Fastweb, PosteMobile e WindTre, che hanno deciso di modificare a ribasso il periodo di tempo entro cui emettere fattura, sono soprattutto le multe previste dall'emendamento Esposito: da 500 mila euro a 5 milioni. Somme importanti, specie se si considera che il Codice delle comunicazioni elettroniche prevede, per l'Autorità di garanzia preposta (l'Agcom), la possibilità di imporre sanzioni dall'importo massimo di 580 mila euro.

UNA PUNTURA DI ZANZARA PER I COLOSSI. La nuova legge sulla concorrenza consente di elevarle a 1 milione e 160 mila euro, ma si tratta ancora di una puntura di zanzara per colossi che, con il sistema della fatturazione anticipata, stanno guadagnando molto di più. Per la precisione, almeno 1,19 miliardi di euro solo nel 2016 secondo le stime di Agcom anticipate da la Repubblica.

Per l'Autorità di garanzia preposta si possono imporre sanzioni dall'importo massimo di 580 mila euro.

3. Fatture pregresse: possibile un indennizzo forfettario

Se si dovesse decidere di modificare l'articolo 70 del Codice delle comunicazioni mettendo fuori legge la pratica della fatturazione “smart”, sorgerebbe il problema relativo al pregresso: consentire il rimborso della maggiorazione non dovuta oppure considerare la novella non retroattiva e valida solo per il futuro?

«SONO COMPORTAMENTI LEGITTIMI». Temendo che la campagna elettorale incoraggi misure eccessivamente punitive, Asstel, l'associazione di Confindustria che riunisce le società di telecomunicazioni, ha precisato che «gli operatori telefonici che propongono un periodo di fatturazione a 28 giorni hanno adottato comportamenti legittimi in quanto la tariffazione è a tutti gli effetti una componente dell’offerta commerciale».

DIFFICILE IMPORRE L'ONERE DEL RISTORO. Data l'assenza di una legge che proibisca fatturazioni diverse da quelle su base mensile, sarebbe difficile per il governo imporre alle compagnie l'onere del ristoro. Da parte sua, l'emendamento Esposito si limita a prevedere un indennizzo forfettario, non inferiore a 50 euro, per ogni utente che ha pagato alle compagnie la 13esima bolletta.

Se le fatture a 28 giorni fossero messe fuori legge sorgerebbe il problema del pregresso.

ANSA

4. Rischio "ritorsioni": la partita sulle frequenze 5G

In realtà, campagna elettorale a parte, l'esecutivo sa bene di non poter tirare troppo la corda con le compagnie telefoniche. E, nel caso lo avesse dimenticato, a ricordarglielo ci ha pensato proprio Asstel la quale, nel medesimo comunicato, sottolinea i «consistenti investimenti dell’ordine di circa 6,5 miliardi di euro l’anno e i servizi innovativi in continua crescita quantitativa e qualitativa» fatti dagli operatori.

SE L'ASTA DA 2,5 MILIARDI ANDASSE DESERTA? Un riferimento nemmeno troppo velato all'asta per le frequenze a 5G dal valore superiore ai 2,5 miliardi di euro che potrebbe anche andare deserta se gli operatori si indispettissero, mettendo così in seria difficoltà il Tesoro.

Il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda.

ANSA

5. Una battaglia su più piani: giuridici, politici ed economici

La questione, quindi, è molto più complessa di quanto non sembri e si dipana su più piani. Il primo è senza dubbio giuridico, ovvero cosa dicono le norme oggigiorno, cosa dispongono le pronunce dell'Autorità e cosa possono fare gli utenti per tutelarsi. Lettera43.it aveva già scandagliato il tema della "tredicesima" a metà settembre 2017.

LE CINQUE GRANDI COMPAGNIE TIRANO DRITTO. Il secondo, non meno importante, ha natura politica: sta infatti al legislatore decidere se, come e in che misura intervenire nella questione. Può farlo vietando certe pratiche per legge, oppure prevedendo rimborsi, ma anche semplicemente aumentando la portata delle multe comminate dall'Agcom così da renderle realmente efficaci. Non è del resto un caso se oggi le compagnie più piccole sono anche le sole che si sono adeguate alle pronunce dell'Autorità mentre le cinque più grandi, che rappresentano il 90% del mercato, le hanno ripetutamente ignorate.

CRUCIALE L'INCONTRO TRA OPERATORI E CALENDA. Sul piano economico, restano, nemmeno troppo sullo sfondo, gli investimenti sulle nuove tecnologie che il governo chiede ai gruppi delle tlc per non restare indietro rispetto all'Europa. Investimenti che potrebbero saltare, se l'esecutivo col decreto fiscale preparasse una stangata per farsi bello davanti agli elettori. Ecco perché, considerati tutti questi fattori, si hanno dei dubbi su quella che sarà la reale portata dei provvedimenti a tutela dell'utenza. Nel frattempo non resta che aspettare l'incontro tra gli operatori e il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, per avere i primi indizi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso