Sole 24 Ore
VISTI DA VICINISSIMO 30 Ottobre Ott 2017 1023 30 ottobre 2017

Il Sole 24 Ore, prospetto da incubo per la ricapitalizzazione

Delle 427 pagine del documento informativo, 118 sono dedicate alle avvertenze e ai fattori di rischio. Un'auto-dichiarazione di fallimento. Come è venuto in mente a quelli della Consob di dare il via libera?

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Cari e affezionati lettori, il vostro Occhio di lince ha passato un fine settimana dove ha visto cose che voi umani... Cercavo qualche brivido per Halloween, la festa dei mostri, e ci ha pensato Il Sole 24 Ore a esaudire il mio desiderio: mi sono messo a sfogliare le 427 pagine del prospetto informativo per la ricapitalizzazione e mi sono così spaventato che ho letteralmente perso il sonno.

ALLA FACCIA DEI "MAESTRINI" DEL CAPITALISMO. La vostra Lince, che di primo pelo non è più, di cose ne ha viste e sentite in tanti anni a girovagare per i vicoli di Piazza Affari, ma una così non gli era mai capitata: il documento con cui il giornale della Confindustria va a chiedere soldi al mercato è di fatto un'auto-dichiarazione di fallimento. Epic fail per chi da decenni si vanta di essere la Bibbia del capitalismo italiano e fa sempre il “maestrino” impartendo lezioni morali agli altri.

Ve la faccio breve e vi risparmio la penosa lettura, anche se un’occhiatina alle avvertenze per l’investitore fossi in voi gliela darei, giusto perché vi rendiate conto che non sto esagerando.

UN INVITO AGLI INVESTITORI A STARE ALLA LARGA. L’azienda, e anche fior fiore di consulenti chiamati per avere pareri obiettivi, ha prodotto un prospetto che nei fatti (e forse anche contro le loro intenzioni) è un palese invito agli investitori perché stiano prudentemente alla larga. Eppure il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia nei giorni scorsi a Capri aveva detto con la consueta prosopopea «abbiamo i capitali per intervenire», aggiungendo che la Consob avrebbe dovuto spicciarsi nel dare il via libera perché (sic) «anche il tempo è un fattore di competitività».

IL GIORNALE AVRÀ SUBITO BISOGNO DI ALTRI SOLDI. Ma se anche tutto dovesse andare bene - e non è per niente sicuro - il giornale avrà subito bisogno di altri soldi. Insomma, ma vi pare poi possibile che su 427 pagine di prospetto 118 siano dedicate ai caveat per l’investitore e ai fattori di rischio dell’operazione? Verrebbe da chiedersi come sia venuto in mente a quelli della Consob, i guardiani del mercato, di dare via libera a un prospetto così palesemente auto-distruttivo.

Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

ANSA

Roba da far impallidire Dario Argento: un film horror. Giornale a un passo dal baratro. E Confindustria che fa? Perde tempo per un anno e alla fine ci mette due spicci: 30 milioni di euro. E non c’è sicurezza nemmeno di quello, visto che Boccia sperava di portare a casa almeno 4 milioni e mezzo dalle associazioni territoriali, ma da Assolombarda che ci mette la miseria di 100 mila euro (contro i 600 mila proposti dal presidente Carlo Bonomi) a Bergamo che non va oltre i 150 mila e Brescia che risponde picche, le prime risposte non fanno presagire nulla di buono.

OLTRE ALLE BANCHE GARANTI CHI È DISPOSTO A FINANZIARE? Altri 20 milioni li chiederà al mercato (ovvero alle banche garanti, visto che è improbabile che ci sia qualcuno così coraggioso da darglieli) e poi altri 40 milioni dalla vendita della ricca business school (ma neppure questi soldi sono certi perché il prezzo è soggetto ad aggiustamenti senza limiti).

Il direttore de Il Sole Guido Gentili (a sinistra) e l'amministratore delegato Franco Moscetti.

Ammesso e non concesso che si arrivi alla cifra ipotizzata, saranno comunque briciole, perché lo stesso Sole 24 Ore ammette che ne servirebbero 110 di milioni per mettere in sicurezza l’azienda. E non è affatto detto che bastino, perché secondo le banche che hanno dato un occhio al dossier, per essere tranquilli ce ne vorrebbero non meno di 200.

MOSCETTI, TANTE CHIACCHIERE MA NESSUN RISULTATO. Nei corridoi di Via Monte Rosa a Milano, in quei bei uffici disegnati da Renzo Piano (che però ha ripudiato il progetto in dissenso con Confindustria), qualcuno mugugna contro Franco Moscetti, che parla tanto, ma che di risultati non ne ha portato uno che uno.

UN BAGNO DI CELEBRITÀ ESSERE NOMINATI DALL'AD. Per il vostro felino, che non conta nulla e al massimo aspira a sbirciare dai buchi delle serrature o a farsi spifferare qualche malignità, vedersi nominato (con ignominia) proprio dal super manager Moscetti, quello che ama farsi fotografare al mare e alle soirée assieme agli indagati Benito Benedini e Roberto Napoletano, è stata un bagno di celebrità che mai si sarebbe sognato.

Sì, il manager con più ore passate su Facebook che la storia ricordi (in effetti non ci pare che gente come Tronchetti Provera, Marchionne o Cattaneo si mettano a postare sul social network) si è arrabbiato perché ho detto la verità. Avrei voluto rispondergli sul suo profilo che forse farebbe meglio a non perdere tempo con un inerme felino e a dedicarsi di più alla disastrata azienda che guida.

AUMENTO DI CAPITALE DI 50 MILIONI GIÀ EVAPORATO. Anche perché da quando è sbarcato nel giornale salmonato, le cose non sono di certo migliorate. Da gennaio ad agosto è stato un crollo di ricavi, vendite e di introiti da pubblicità. E le perdite galoppano: tanto che i 50 milioni di aumento di capitale sono già fumati. Insomma, cacciato il direttore Napoletano, Il Sole continua a sprofondare.

NAPOLETANO E OGNI LIMITE DI DECENZA SUPERATO. A proposito, non solo il picaresco ex direttore ha ricevuto 700 mila euro per andarsene, ma dal prospetto si scopre che gli è pure stata data una manleva. Giusto riconoscimento per un giornalista che, come hanno scoperto i consulenti, ha superato ogni limite di decenza nelle note spese.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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