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VISTI DA VICINISSIMO 3 Novembre Nov 2017 0926 03 novembre 2017

Unicredit, Mustier sponsorizza Cribiore per la presidenza

L'ad francese spinge per il banchiere che però da anni vive a New York. Gli uomini delle fondazioni puntano i piedi. Mentre Di Fusco di Egon Zehnder avrebbe già pronta una lista di 10 candidati. L'indiscrezione di Occhio di Lince.

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Ma non si è detto che il prossimo presidente di Unicredit deve essere italiano? E non si è detto che deve essere italiano per dare rappresentanza agli azionisti nazionali della banca e per ribadire che la sua internazionalità non può cancellare l’origine e le radici italiche? Eppure quel sciovinista di Jean Pierre Mustier – a proposito, quel che non si è detto, è che il presidente deve compensare l’amministratore delegato pervicacemente francese, ma era chiaramente implicito – fa lo gnorri e ci prova. Infatti, il suo nome per la sostituzione di Giuseppe Vita è Alberto Cribiore.

UN ITALIAN MAN IN NEW YORK. Italiano, direte voi. Italiano un piffero. Cribiore è sì nato in Italia (Milano 1946) e si è laureato alla Bocconi, ma dal 1975 vive stabilmente a New York, dove si è totalmente americanizzato. A Wall Street è considerato un banchiere di discreta influenza, visto che ha iniziato lavorando per l’Ifint (poi Exor), la holding della famiglia Agnelli, cosa che gli ha consentito, grazie alla protezione di Gianluigi Gabetti e Mario Garraffo, di mettere il naso nei salotti buoni newyorkesi. Questo gli ha aperto le porte prima di Warner Communication (poi fusa con Time) e poi di Clayton, Dubilier & Rice, uno dei maggiori gruppi Usa di private equity, diventandone uno dei principali azionisti. Nel ’97 si mette in proprio con Brera Capital, mentre a fine 2007 diventa presidente protempore di Merrill Lynch (per un mese e mezzo), per poi passare a Citigroup, dove dal 2008 è vice presidente della divisione clientela internazionale.

IL RICHIAMO DELLA SCALA. Neppure la moglie, Raffaella, è rimasta italiana: insegna alla Columbia e negli Usa è considerata una dei massimi esperti di egittologia e papirologia. L’unico legame con l’Italia è il cibo: la coppia – che vive nell’elegante Sutton place, in una casa che accede a un giardino privato reso famoso da una panchina, immortalata da Woody Allen nel film Manhattan – frequenta il Felidia, un ristorante italiano gestito da Lidya Bastianich nel Midtown. Melomane, Cribiore a Milano torna per andare alla Scala, anche se da filantropo i suoi soldi li ha messi per aiutare il Metropolitan.

Jean Pierre Mustier.

ANSA

Insomma, definire Cribiore il presidente italiano che Unicredit si aspetta è dura, ma Mustier si è incaponito. Anche perché a suggerirgli quel nome è stato il suo ex capo a Société Générale, Daniel Bouton, un banchiere che l’amministratore delegato di Unicredit considera un maestro e a cui è devoto. Qualcuno dice che è anche questione di comuni affiliazioni, ma va a sapere, io di grembiulini non capisco niente. Sta di fatto che quando Bouton era pdg di SocGen aveva individuato Mustier come suo successore ma poi è arrivato il caso esplosivo del trader infedele Jerome Kerviel, che ha procurato alla banca transalpina un buco da 5 miliardi e a Mustier è costato il posto. Ma il rapporto tra lui e Bouton è rimasto inalterato, a prova di bomba. E quando il suo ex capo ha fatto il nome di Cribiore, l’uomo che ha fatto dell’alce peluche di nome Elkette quello che Marchionne ha fatto del maglione, ha subito detto «oui».

IL MURO DELLE FONDAZIONI. Viceversa hanno detto «non» gli uomini delle fondazioni, Verona in testa, confortati dal parere del presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti. «Vogliamo un banchiere italiano, non uno americano di origine italiana, amico dei francesi, anche perché in cda ci sono già 7 consiglieri non italiani su 17, e non è il caso di andare oltre», hanno tuonato, dicendo a Mustier che Vita gode di buona salute e non c’è nessun bisogno di affrettare la sua sostituzione, visto che con una forzatura vorrebbe già mettere la nomina del nuovo presidente, o quantomeno la scelta, all’ordine del giorno del consiglio di amministrazione del prossimo 8 novembre.

THE DI FUSCO'S LIST. Anche perché è al lavoro Alessandro Di Fusco di Egon Zehnder, che ha già stilato una lista di italiani doc e sta intensificando la ricerca dei nomi, facendo discreti sondaggi sui potenziali candidati. Chi c’è in questa lista? Uno sicuramente non c’è: quello di Lucrezia Reichlin, che dopo aver fallito il tentativo di impossessarsi la poltrona di Ignazio Visco alla Banca d’Italia, non disdegnerebbe di provarci con quella di Vita. Viceversa nella lista di Di Fusco ci sono 10 nomi, alcuni dei quali sono già stati dati in pasto ai giornali per bruciarli (presumibilmente da qualcuno di Unicredit) e altri sono rimasti coperti. Prossimamente il vostro Occhio di Lince li scoprirà.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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