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5 Novembre Nov 2017 1100 05 novembre 2017

Ico: cos'è e come funziona il finanziamento delle monete digitali

Serve a raccogliere fondi per il lancio di cripto-valute sul modello di bitcoin. Ma si tratta di un investimento ad alto rischio. Dietro cui, a volte, si nascondono truffe. Il fenomeno spiegato in punti.

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«Le Initial coin offering (Ico) sono la maggiore truffa di sempre». L’accusa è di Jordan Belfort, lo spregiudicato broker impersonato da Leonardo DiCaprio nel film The Wolf of Wall Street. Secondo Belfort le Ico – raccolte di fondi promosse in vista del lancio di nuove monete digitali sul modello di bitcoin (le cosiddette altcoin) – sono «molto peggio di quanto io abbia mai fatto». E di frodi l’ex-trader di penny stock (azioni del valore di pochi centesimi) se ne intende dato che per questo reato, oltre che per riciclaggio, Belfort ha trascorso 22 mesi nelle carceri americane. Ma è davvero così?

L'ex-broker finanziario Jordan Belfort.

1. Le Ico: sollecitano i risparmiatori a investire nel progetto di una moneta digitale

Quando una società decide di quotarsi in Borsa spesso ricorre a un’offerta pubblica iniziale (Ipo), sollecitando il mercato a investire nelle sue azioni. In modo simile, le Ico hanno l’obiettivo di raccogliere fondi per lo sviluppo e il lancio di una nuova moneta digitale basata sulla blockchain, la tecnologia alla base dei bitcoin. Le similitudini fra le due operazioni finanziarie, però, finiscono qui: le Ico, a differenza delle Ipo, sfuggono a ogni tipo di regolamentazione legislativa e a qualsiasi controllo delle banche centrali, configurandosi come un investimento ad altissimo rischio.

UN MERCATO NON REGOLAMENTATO. In cambio di bitcoin o altre cripto-valute già circolanti, i promotori vendono token, gettoni che rappresentano una sorta di prototipo della moneta da sviluppare che verrà convertito in denaro digitale quando e se l’Ico avrà successo. I token poi possono essere scambiati sul mercato cripto-valutario e il loro valore fluttua in base a domanda e offerta influenzate dalle speranze di riuscita e dalle potenzialità del progetto. È chiaro, però, che in un mercato non regolamentato e poco trasparente, com’è quello del denaro digitale, è possibile guadagnare una fortuna in un attimo e perderla altrettanto velocemente.

2. Nel 2017 sono state lanciate 202 Ico: ma il rischio di truffe è alto

Le cripto-valute stanno suscitando molto entusiasmo: solo nell’ultimo anno sono state promosse 202 Ico che hanno raccolto oltre 3 miliardi di dollari. Siamo ancora lontani dalle cifre del crowdfunding (34 miliardi nel 2015) e dagli investimenti dei venture capital (127 miliardi nel 2016), ma la crescita è strabiliante: i fondi rastrellati nel 2017 dalle Ico sono aumentati del 220% rispetto al 2016. Con questo metodo, nel 2014 Ethereum, una delle più promettenti alternative a bitcoin, è riuscita a ottenere 2,3 milioni di dollari in bitcoin nel giro di 12 ore. Non sempre, però, sono soldi ben spesi: il rischio di incappare in truffe è molto alto.

LA CINA LE HA GIÀ MESSE AL BANDO. Può capitare, infatti, che le potenzialità di una moneta in fase di sviluppo vengano pompate ad arte per spingere in alto il suo valore: chi diffonde le false informazioni può così vendere i suoi token a un prezzo molto più alto di quello d’acquisto, realizzando lauti profitti. Quando, alla fine, la debolezza del progetto viene alla luce, la quotazione si sgonfia di colpo e i risparmiatori perdono gran parte del loro investimento. Questo e altri schemi di truffa hanno spinto la banca centrale cinese (People’s Bank of China) a vietare le Ico, dichiarandole illegali e minacciando di oscurare i siti che le promuovono. Anche la Sec, l’ente di vigilanza sulla borsa americana, ha avvertito i risparmiatori dei rischi di queste operazioni, sospendendo la vendita delle azioni di quattro società coinvolte in Ico poco trasparenti. E, a inizio settembre, Jamie Dimon, amministratore delegato della banca d’investimento Jp Morgan, ha definito il mercato delle cripto-valute «una frode, una bolla finanziaria destinata ad esplodere».

L'Ad di Jp Morgan Jamie Dimon.

3. Dalla compravendita di marijuana allo strip club: altcoin per tutti gli usi

Nonostante le preoccupazioni di autorità e operatori di borsa, la Ico-mania continua a diffondersi, contagiando anche alcune celebrità. Floyd Mayweather, il campione di pugilato americano, ha prestato la sua immagine alla raccolta fondi per lo sviluppo di due monete digitali: Hubii e Stox.com. Una delle missioni diplomatiche in Corea del Nord di Denis Rodman, ex star del basket a stelle e strisce e amico di Kim Jong-Un, è stata finanziata da Potcoin, una cripto-valuta nata al solo fine di comprare e vendere marijuana (capitalizzazione attuale di mercato: 15 milioni di dollari).

UNA MONETA PER TRUMP E UNA NATA PER SCHERZO. Se l’idea alla base di Potcoin sembra strana, altre monete digitali sono state pensate per servire scopi ancora più assurdi. Legends Room garantisce a chi ne possiede almeno 5 mila unità un abbonamento VIP a vita a un esclusivo strip-club di Las Vegas: l’attuale valore di mercato è poco al di sotto di un dollaro. Trumpcoin, invece, è stata sviluppata per «supportare il presidente Trump e il suo progetto per rendere l’America di nuovo grande»: dopo aver raggiunto il picco di 4 milioni di capitalizzazione di mercato nel gennaio 2017, un Trumpcoin oggi si compra per mezzo penny. Agli sviluppatori di altcoin non manca l’ironia: nel luglio 2017 è stata lanciata una raccolta fondi per Useless Ethereum Token (“inutile gettone di Ethereum”), definita «la prima Ico al mondo onesta al 100%». Questa la promessa dei promotori: «Stai letteralmente dando i tuoi soldi a una persona a caso su Internet per avere in cambio token del tutto inutili. Seriamente, non comprarli». Ciononostante, in tre giorni Uet ha ottenuto 40 mila dollari, sorprendendo anche il suo anonimo creatore che aveva inteso l’Ico come uno scherzo e una provocazione.

L'ex stella Nba Dennis Rodman in visita in Corea del Nord con la maglietta di Potcoin.

4. Il caso Tezos: un investimento da 232 milioni di dollari rischia di andare in fumo

C’è una vicenda che, più di tutti, esemplifica i pericoli di un investimento in Ico: il caso Tezos. Sviluppata dai coniugi Arthur e Kathleen Breitman, questa cripto-valuta avrebbe dovuto rappresentare un’evoluzione di bitcoin ed ethereum, migliorandone sicurezza e affidabilità. Il progetto aveva coinvolto anche il miliardario americano Tim Draper, specializzato in investimenti ad alto rischio, che aveva annunciato l’intenzione di investire una cifra importante. Un interessamento che aveva fatto schizzare alle stelle l’entusiasmo: nel luglio 2017 Tezos ha raccolto in pochi giorni 232 milioni di dollari in bitcoin, divenendo una delle Ico più ricche di sempre.

NEGLI STATI UNITI SI PREPARA LA CLASS-ACTION. Il sogno degli investitori si è presto trasformato in un incubo. I Breitman avevano infatti depositato i milioni ottenuti in una fondazione svizzera presieduta da Johann Grevers, in attesa di completare il protocollo di Tezos e lanciare la versione definitiva della cripto-valuta rivoluzionaria. Nel frattempo, però, fra i coniugi e Grevers è insorta una lite per la gestione dei fondi, con accuse reciproche di truffa e usurpazione. Risultato? Il lancio di Tezos è stato rimandato a data da destinarsi e il prezzo di scambio dei token è crollato del 75%. Un disastro che potrebbe finire in tribunale: il 23 ottobre due studi legali Usa, The Restis Law Firm e Block & Leviton LLP, hanno annunciato che è allo studio un’azione collettiva contro Tezos a nome dei cittadini americani che hanno investito nell’Ico e perso gran parte dei loro soldi.

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