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6 Novembre Nov 2017 1857 06 novembre 2017

Npl, all'Eurogruppo accordo sull'approccio della Vigilanza Bce

Le nuove regole entrano in vigore il primo gennaio. Gli istituti di credito hanno due mesi di tempo per prepararsi. E per Nouy «è ora di affrontare il problema». Tra i ministri della zona euro «intesa generale» sul dossier.

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da Bruxelles

Le nuove regole sui crediti deteriorati entrano in vigore il primo gennaio 2018. E con l'accordo dell'Eurogruppo. La fase di consultazione pubblica avviata dalla vigilanza unica di Francoforte si conclude il 31 dicembre, ma la Banca centrale europea, nonostante la netta opposizione italiana alle nuove linee guida, non si aspetta grandi critiche sulle proposte contenute sul suo addendum. E quindi per le banche nostrane è venuto il tempo per fare i conti con i Non performing loan (Npl) all'interno dei loro bilanci. Tra meno di due mesi gli istituti di credito dovrebbero cominciare ad aumentare i loro requisiti patrimoniali per coprire le perdite dei cattivi prestiti, dopo due anni nel caso di quelli non garantiti e dopo sette nel caso di quelli coperti da garanzie.

IL MOMENTO GIUSTO PER AGIRE. Il 6 novembre a ricordarlo ai ministri della Zona euro è stata direttamente la numero uno della Vigilanza Danièle Nouy. Nel suo intervento all'Eurogruppo, la presidente del board del Ssm (Single Supervisory Mechanism) ha sottolineato che è questo il momento per affrontare il problema, ora che le condizioni economiche sono favorevoli. I dati dicono che la riduzione sta progredendo: a partire dal secondo semestre del 2016 e fino al secondo semestre del 2017 le sofferenze lorde sono scese da 937 a 795 miliardi, un calo di 142 miliardi di euro.

ALL'EUROGRUPPO ACCORDO SULL'APPROCCIO. Secondo la Nouy l'obiettivo però non deve essere semplicemente lavorare sullo smaltimento degli stock già accumulati, ma impedire di accumularne di nuovi. Le nuove linee guida sono state al centro persino di uno scontro istituzionale, con il presidente del parlamento Antonio Tajani che aveva chiesto direttamente al presidente della Bce Mario Draghi se era possibile imporre nuove regole «senza un appropriato coinvolgimento dei colegislatori nel processo decisionale». E cioè di Commissione e Consiglio Ue. Ma la risposta della Sorveglianza era stata chiara: i nuovi criteri sono pienamente nelle nostre competenze. E una volta che il dossier è approdato direttamente all'Eurogruppo, ha spiegato il presidente Jeroen Dijsselbloem, c'è stato «molto poco dibattito». Alcuni, di certo l'Italia, hanno sollevato nuovamente il tema della natura delle misure, ipotizzando la necessità di una legislazione europea. Ma la stessa Commissione Ue ha difeso le prerogative Bce. E, in sintesi, c'è stato un «generale accordo» sull'approccio.

BANCHE CHE MENTONO A SE STESSE. A quanto si apprende, negli ambienti di Francoforte c'è la sensazione che sul nodo dei crediti deteriorati ci siano istituti di credito che stanno mentendo a se stessi. Ed è più facile fare i nomi di chi ha affrontato il problema - Intesa SanPaolo, Mediobanca - e di chi sta facendo grandi progressi - Unicredit. Tuttavia nel giorno del richiamo della vigilanza, il governatore della Banca d'Italia Visco, pur invitando a ulteriori passi avanti nello smaltimento, ha ribadito la linea comune all'intero sistema bancario italiano: le autorità, ha dichiarato, «dovrebbero evitare di imporre misure che implicano de facto» vendite massicce le quali «causerebbero una caduta dei prezzi» oltre a trasferire risorse nelle «mani di operatori che operano in regime di oligopolio» e erodere il capitale. Ma il tempo per le proteste è destinato a finire molto in fretta. E intanto il nodo dipende soprattutto dal sistema giudiziario sul quale, in campagna elettorale, la politica non sembra aver intenzione di intervenire.

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