Nouy a Pe, piano Npl è nostra competenza
9 Novembre Nov 2017 1930 09 novembre 2017

Nouy apre sugli Npl: cosa significa per banche e politica

Le nuove linee guida possono slittare. Più tempo agli istituti di credito per classificare i prestiti cattivi senza coprire le perdite poi. Tajani e Gualtieri esultano. Come cambia la partita sui Non performing loan.

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da Bruxelles

«Se così tante persone dicono una cosa diversa, allora dovremo spiegarci meglio». Con queste parole Danièle Nouy, presidente del board del Supervisory single mechanism (Meccanismo unico di vigilanza europea), ha trovato una formula intelligente per ridurre a un semplice fraintendimento alcuni dei conflitti sulle nuove linee guida sugli Npl (Non performing loan, i crediti deteriorati). Ma le sue aperture sul dossier, espresse durante l’audizione del 9 novembre 2017 con i deputati della Commissione Affari economici del parlamento europeo, sono reali.

INFLUENZA ANCHE DA ALTRE ISTITUZIONI. Riguardano diversi nodi critici e arrivano dopo un giudizio del servizio legislativo del parlamento Ue che non è stato pubblicato, ma che ha già prodotto degli effetti. Anche se non si può escludere che una qualche influenza l'abbiano avuta anche altre istituzioni, Commissione europea compresa, visto che il vice presidente Valdis Dombrovskis aveva dichiarato di aspettarsi che la Vigilanza tenesse in considerazione i pareri ricevuti durante la consultazione sull'addendum. Ecco quali sono i punti su cui le linee guida cambieranno o potrebbero cambiare e cosa vuol dire per gli istituti di credito e anche per la partita politica di Bruxelles.

Antonio Tajani.

1. Il chiarimento: «Linee guida per i nuovi Npl»

Il primo punto che doveva essere chiarito era se le nuove linee guida si applicassero anche allo stock di crediti deteriorati già classificati come tali. E dopo alcune dichiarazioni contrastanti, di fronte alle richieste degli eurodeputati, la presidente del board dell'Ssm ha chiuso le polemiche sul punto. Le linee guida saranno applicabili solo a quei prestiti che verranno classificati come tali dopo l'entrata in vigore dell'addendum.

L'IDEA È SEPARARE DI DUE DOSSIER. Questo non significa che la sorveglianza non possa in un secondo momento intervenire anche sull'eredità accumulata finora. Anzi. Nouy lo ha già anticipato il 18 ottobre quando a un convegno della Banca europea dei regolamenti ha spiegato che sono allo studio «linee guida quantitative» per lo smaltimento dello stock accumulato di crediti deteriorati. Quindi l'idea è separare i due dossier, ma sullo stock accumulato sta lavorando anche la Commissione europea e il parlamento europeo potrebbe continuare a ribadire la competenza dei legislatori.

2. Il nodo dello scontro: il meccanismo dell'onere della prova

Nouy ha sottolineato come aveva già fatto più volte che il meccanismo «non sarà automatico». Ma il presidente della commissione Affari economici e monetari Roberto Gualtieri nel suo intervento ha spiegato che per come è stato pensato il meccanismo è automatico di fatto: prevede infatti che siano le banche a dimostrare di essere in linea con i parametri della Bce e non offre particolari eccezioni.

VIOLATO IL MANDATO DELLA VIGILANZA. «Il servizio giuridico», ha dichiarato l'eurodeputato Pd, «ha dimostrato sulla base della giurisprudenza che il meccanismo comply or explain (cioè «attieniti alle regole o spiega»)» trasforma di fatto l'addendum in «regole generali applicabili alle banche» violando quindi il mandato della Vigilanza. E siccome la Nouy ha promesso di prendere in considerazione i pareri giuridici presentati e di «modificare la formulazione dell'addendum», la nuova formula dovrebbe teoricamente cancellare l'onere della prova a carico delle banche, su cui la bocciatura del parlamento si fonda.

3. L'apertura sui tempi: un segnale per le banche

La presidente della Vigilanza ha spiegato che per migliorare la formulazione può «chiedere al board che ci diano più tempo» e ha quindi accolto la richiesta del presidente della Commissione affari economici e monetari che chiedeva di ritardare l'entrata in vigore dell'addendum fissata attualmente al primo gennaio, per dare modo alle banche di preparsi e alla stessa Vigilanza di riflettere sugli esiti della consultazione destinata a chiudersi l'8 dicembre, cioè appena 23 giorni prima.

POTREBBERO ESSERCI GRANDI RISPARMI. Dunque, l'addendum sarà modificato e le modifiche potrebbero farlo slittare, anche se l'ultima parola ce l'ha il board dell'Ssm. Sembra un aspetto collaterale, ma per chi guida gli istituti di credito italiani non lo è. Se effettivamente sarà ritardata la sua entrata in vigore, le banche avrebbero più tempo per classificare oggi i cattivi prestiti in crediti deteriorati e non dover trovare le coperture domani. A tutti i crediti classificati come deteriorati prima dell'entrata in vigore infatti non sarebbero applicate le nuove richieste. E una finestra di tempo maggiore potrebbe far risparmiare cifre notevoli.

4. Questione politica: la coalizione socialisti-popolari che aiuta l'Italia

La Nouy ha voluto ricordare che l'Eurogruppo ha sostenuto l'approccio della Vigilanza. Ma intanto l'Europarlamento ha segnato il punto. I primi a rivendicare i risultati del pressing sono stati i suoi protagonisti indiscussi: il presidente Antonio Tajani e Roberto Gualtieri, renziano e sempre più influente a Bruxelles. Sicuramente il governo italiano è stato in stretto contatto con loro, visto che dopo l'Eurogruppo il ministro Pier Carlo Padoan ha dichiarato di aspettarsi risultati importanti dalla consultazione e il Mef ha specificato di attenderli proprio dall'esame del parlamento europeo.

LETTERA DURISSIMA DI TAJANI A DRAGHI. La partita era iniziata il 10 ottobre: con un attivismo inusuale Tajani ha scritto una lettera durissima a Mario Draghi per denunciare quella che secondo lui era un'intrusione indebita da parte della Banca centrale europea (Bce) nelle competenze dei legislatori e già l'11 ottobre i maggiori dirigenti della Commissione Affari economici e monetari, come per esempio il vice presidente tedesco del gruppo dei popolari Markus Ferber hanno sostenuto la sua linea. È evidente che le posizioni apicali e il patto tra popolari e socialisti all'interno dell'Europarlamento hanno in questo caso giocato a favore dell'Italia. Le motivazioni sul fronte europeo sono chiare - l'istituzione con meno potere decisionale dell'Unione è determinata a difendere le sue prerogative -, i risultati sulla politica italiana, anche quella che verrà, anche.

Il comunicato del vice presidente della Commissione affari economici e monetari, Markus Ferber, membro tedesco del Partito popolare europeo.

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