Ubi Banca
10 Novembre Nov 2017 1942 10 novembre 2017

Inizia il processo a Ubi: udienza per Bazoli e altri 30 imputati

Al Tribunale di Bergamo è iniziato il processo ai vertici ed ex dell'istituto che secondo i pm avrebbero ostacolato le funzioni delle Autorità di vigilanza come Consob e Banca d'Italia.

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Nell'aula al pianoterra del Tribunale di Bergamo, dove si celebrò il processo a Massimo Bossetti per l'omicidio di Yara Gambirasio, nessuno dei 31 imputati (30 persone fisiche e la stessa banca) per il caso Ubi ha fatto cenno a riti alternativi. Segno che i vertici ed ex dell'istituto, tra questi Giovanni Bazoli, Victor Massiah, Franco Polotti ed Emilio Zanetti, intendono affrontare un'udienza preliminare che si prevede lunga e complessa con l'intenzione di chiedere un proscioglimento.

CONOSB E ADUSBEF COSTITUITE PARTE CIVILE. Davanti al gup Ilaria Sanesi, che nel processo in Corte d'assise a Bossetti era giudice a latere, il 10 novembre si sono tenute le prime schermaglie: hanno chiesto di essere parti civili, e hanno illustrato le loro ragioni, la Consob, l'Adusbef, Giorgio Jannone, capofila della lista Ubi Banca-Ci siamo che con i suoi esposti diede il via all'inchiesta della Procura di Bergamo, e un'altra lista, Ubi banca popolare. Non ha parlato Bankitalia, che pure risulta tra le parti offese ma, da quel che è trapelato dall'udienza a porte chiuse, potrebbe farlo in una fase più avanzata del procedimento.

JANNONE: «È SOLO LA PUNTA DELL'ICEBERG». Per Jannone, ex parlamentare, con l'apertura dell'udienza «siamo solo alla punta dell'iceberg» e promette nuove iniziative «sulla mala gestio» e su «capitali esportati nei paradisi fiscali». Nell'inchiesta bergamasca del procuratore Walter Mapelli e del pm Fabio Pelosi i tronconi sono due: quello su un presunto patto tra le "anime" bresciane e bergamasche in seno al consiglio che avrebbero costituito un «patto parasociale» tra le associazioni Ablp e Amici di Ubi Banca, riferibili rispettivamente a Bazoli e Zanetti, con l'obiettivo di avere «un'influenza dominante» sul gruppo bancario anche «mediante l'esercizio concertato del voto negli organi societari». Questo, per i pm bergamaschi, ha costituito un ostacolo alle funzioni delle Autorità di vigilanza, Consob e Banca d'Italia.

OSTACOLO ALLA VIGILANZA. Vi è poi la vicenda dell'assemblea dei soci del 2013, in vista della quale gli imputati avrebbero «predisposto un apparato organizzativo volto all'aggregazione del consenso a favore soltanto di una lista (la cosiddetta Lista 1), attuato mediante una massiccia e strutturata raccolta di deleghe di voto», «senza nulla comunicare di ciò» alle Autorità di vigilanza. Il procedimento riprenderà il primo dicembre quando le difese faranno le loro osservazioni sulle richieste di costituzione di parte civile. Il gruppo, dopo la richiesta di rinvio a giudizio, aveva ribadito la propria correttezza e «l'avvenuto rispetto delle norme di legge e delle regole organizzative».

INSIDIE ANCHE SUL FRONTE ANTIRICILCALGGIO. Quello bergamasco è però solo uno dei fronti aperti per Ubi: un secondo è a Brescia dove il procuratore aggiunto Sandro Raimondi indaga per presunte violazioni delle norme antiriciclaggio alle quali la banca si sarebbe «sistematicamente» sottratta mentre la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di 14 persone in relazione alla controllata da Ubi IW Bank: dei 140mila conti della banca on line, oltre 100mila non sarebbero stati correttamente registrati sempre a fini antiriciclaggio.

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