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10 Novembre Nov 2017 1346 10 novembre 2017

Tasse, la selva dei balzelli indiretti

Accise, imposte camuffate che pesano direttamente in busta paga. O "nascoste" in bollette, beni e servizi. Dal consumo di suolo all'ombra, fino alla pubblicità e ai brevetti, una rassegna delle gabelle italiche.

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Un vecchio detto recita che ci sono solo due le certezza nella vita: la morte e le tasse. Le tasse, però, non muoiono mai. Una recente indagine dell'Unione Nazionale dei Consumatori (Unc) ha catalogato molte delle “tasse occulte” che paghiamo senza nemmeno rendercene conto e ha scoperto che in diversi casi i balzelli risalgono persino al Regno d'Italia. Secondo la Cgia di Mestre, si tratta del 96% delle tasse che gravano sui lavoratori dipendenti. Tasse prelevate alla fonte, dalla busta paga, o che sono incluse nei beni o nei servizi che vengono acquistati. Solo il 4% è versato al fisco dal contribuente in modo diretto. Questo significa che dei 17 mila euro che nel 2016 una famiglia media di tre persone ha pagato in tasse, solo poco più di 680 sono stati versati al fisco "consapevolmente".

LE IMPOSTE CAMUFFATE. Il legislatore parla spesso di trasparenza della pubblica amministrazione e di fiscalità amica. La realtà, però, è che analizzando il gran numero di tasse “non percepite”, camuffate, nascoste tra i servizi che paghiamo, si ha la sensazione di essere turlupinati dallo Stato. Tutti noi, infatti, conosciamo i versamenti dei contributi previdenziali Inps, Irpef e le addizionali regionali e comunali Irpef: sono le voci che trasformano lo stipendio da lordo a netto. A queste si affianca la nutrita categoria delle accise: le più note appesantiscono il prezzo della benzina, altre ci attendono al varco quando paghiamo luce e gas o quando acquistiamo alcolici o tabacco. Ma non crediate che il novero sia finito. È appena iniziato. L'ultima imposta che il legislatore ha camuffato tra le pieghe di un altro pagamento è stata quella relativa al canone Rai ora spalmata su più bollette della luce. La novità aveva anche sollevato dubbi circa la sua costituzionalità. Nella Finanziaria del 2016 erano spuntati nuovi adempimenti – per la precisione 8 – da oltre 600 euro a carico del popolo delle partite Iva, ma nessuno può dire se sopravviveranno alla legge di bilancio 2018, dato che il governo ha promesso novità proprio per i liberi professionisti.

ALLO STUDIO UNA "TASSA SULLA MORTE". Non solo. Recentemente è allo studio del Senato la nuova “tassa sulla morte”. Si tratta di tre ddl (n. 447, 1161 e 2492) confluiti in un unico testo di «disciplina delle attività funerarie». La nuova disposizione prevede, ma potrebbe essere stravolta da futuri emendamenti, di assoggettare le spese funebri all'aliquota Iva del 10% (attualmente sono esenti). Inoltre impone una serie di nuovi oneri per le imprese funebri (tra cui la dotazione di un direttore tecnico e di un numero crescente di mezzi di trasporto e necrofori collegato ai funerali celebrati annualmente) destinati ad aumentare i costi sopportati dall'utente.

Esistono poi altre imposte ereditate dal secolo scorso. Tornando infatti al report dell'Unc, in molti Comuni ancora oggi i contribuenti devono versare una tassa istituita nel 1904 per la bonifica delle aree paludose. Le paludi sono state tutte sanate, eppure continuiamo a pagare il servizio. Perché? Dove vanno a finire i nostri soldi ed è corretto che siano destinati a un uso differente? Hanno fatto storia, in tutti i sensi, le ben più note accise sui carburanti legate alla guerra di Abissinia del 1935, alla crisi del Canale di Suez del 1956, al disastro del Vajont del 1963 e all’alluvione di Firenze del 1966. Sono state aumentate a più riprese anche in seguito agli ultimi devastanti terremoti del Centro Italia per finanziare la ricostruzione dei paesi colpiti.

L'OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO. Tra le tasse occulte più odiate c'è sicuramente la Tosap, che i commercianti conoscono bene. È l'imposta che si paga per occupare il suolo pubblico, e formalmente è anche giusta: se si ostruisce un marciapiede con dei bancali mobili o con dei tavolini a danno dei cittadini che devono poi dribblare gli ostacoli è doveroso pagare alla comunità una sorta di affitto. Lascia però increduli che in alcuni Comuni la si paghi anche solo installando una tenda sulle vetrine: il tendaggio sebbene non insista direttamente sul suolo pubblico vi proietta un'ombra. O, ancora, la tassa sullo zerbino griffato con il logo del negozio, inteso come insegna commerciale. Il vostro palazzo sporge sul marciapiede con dei gradini? In certe parti d'Italia sarebbe assoggettato alla Tosap.

ATTENZIONE A BANDIERE E FOTO ESPOSTE. Nel caso vi venisse voglia di appendere fuori dalla finestra di casa un Tricolore, meglio assicurarsi che il vostro Comune di residenza non applichi alla lettera, come invece accade a Desio in Brianza, il decreto legislativo 507 del 1998 che prevede il pagamento di una tassa perché considera la bandiera d'Italia “pubblicità”. A Orvieto (Terni) è stata tassata la foto di un commerciante defunto che l'erede aveva esposto in vetrina dato che, per l'amministrazione, aveva finalità commerciali. Ad Agrigento dal 2008 si paga infine una imposta per i ballatoi che si affacciano sulla pubblica via.

DAI FUNGHI AI BREVETTI. Autunno è mese di funghi. Prima di organizzare una escursione meglio sapere che è necessario pagare un'apposita imposta di bollo. Gli studenti universitari, invece, sono alle prese con una “tassa per il diritto allo studio” che fin dal nome è un controsenso in quanto chiede del denaro per poter fruire di un diritto. Restando in ambito accademico, è noto che la competitività di un Paese si misura anche dal numero di marchi e brevetti registrati. Ne consegue che gli inventori andrebbero aiutati, non tartassati. In Italia, invece, pagano una tassa per la domanda, un'altra per il mantenimento della tutela e una terza per la pubblicazione a stampa di disegni e descrizioni.

L'impatto della proposta di una flat tax al 25%.

La legge n.212 del 27 luglio 2000, meglio nota come Statuto dei diritti del contribuente, è stata introdotta in pompa magna nell'ordinamento con la promessa che avrebbe dovuto far cessare le vessazioni dello Stato e fornire ai tartassati i giusti strumenti per difendersi. Purtroppo è rimasta lettera morta. L'articolo 3 comma 2 per esempio recita: «Le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell’adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti». Eppure, come denuncia l'Unc, la norma è puntualmente disapplicata. È accaduto recentemente con il pagamento del canone Rai nella bolletta elettrica: molti italiani hanno infatti dovuto presentare la dichiarazione di non detenzione della televisione senza che prima venisse loro spiegato cosa si intenda per «apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni».

L'IPOTESI FLAT TAX AL 25%. La selva delle tasse occulte non è solo un escamotage del legislatore. Visto che la materia non è mai stata aggiornata e razionalizzata, oggi il prelievo fiscale si disperde in una marea di rivoli che lo Stato stesso fatica a seguire e il cui recupero costa al fisco più soldi di quelli incassati. Sempre secondo la Cgia di Mestre le prime 10 imposte italiane sono in grado di coprire l'85,3% del gettito tributario: 421 miliardi su 493. Il resto sono balzelli da poche decine di euro che potrebbero essere soppressi o quantomeno razionalizzati. Anche per questo ultimamente sta prendendo piede tra alcuni partiti politici e movimenti della società civile la proposta di adottare una flat tax sulla base del modello elaborato dall'istituto Bruno Leoni: un'unica aliquota al 25% e stop alla tassazione occulta, anche a costo di pagare di tasca propria i servizi che si utilizzano.

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