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Italia fuori dal Mondiale

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CALCIO 13 Novembre Nov 2017 1257 13 novembre 2017

L'Italia non si qualifica al Mondiale 2018: cosa succede ora

Penali certe per 8 milioni di euro. Sponsorizzazioni future in forse. Senza contare il declassamento del brand Italia e i mancati introiti della Figc. Ecco quanto ci costa la sconfitta con la Svezia.

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La mancata qualificazione a Russia 2018 costerà subito alla Figc circa 8 milioni di euro (leggi perché Tavecchio non si dimette). Soldi legati alle penali imposte dagli sponsor e ai contratti pubblicitari non ancora venduti. Poi, nei prossimi mesi, per capire se la Figc riuscirà a mantenere i suoi introiti commerciali a quota 43 milioni di euro, come nel 2006, si dovrà fare i conti con il brand Italia impoverito dalla figuraccia con gli svedesi. Anche perché la filiera industriale collegata alla nazionale vale circa 100 milioni di euro.

UNA SCONFITTA DA 8 MILIONI. Nelle scorse settimane Infront, l’advisor della federazione per diritti televisivi e d’immagine, ha concordato con gli sponsor della nazionale (manca all’appello lo spender più munifico, la Puma) penalità pari a 3 milioni di euro in caso di mancata qualificazione. Parallelamente a Infront restano in sospeso gli ultimi contratti di sponsorizzazione – si parla di una tranche di 5 milioni – non ancora piazzata sui 60 milioni totali.

I PREMI IN CASO DI VITTORIA. Chi partecipa ai mondiali porta comunque a casa 9,5 milioni di euro tra preparation fee e gli 8 milioni destinati a chi gioca nella fase a gironi. Chi li vince incassa un premio da 38 milioni.

IL CONTRATTO PUMA. Come sponsor tecnico la casa tedesca garantisce ogni anno 18,7 milioni di euro alla Figc. Il contratto tra le parti è blindato, perché scade nel 2022. In teoria non ci dovrebbero essere ripercussioni, in pratica senza la partecipazione a Russia 2018 non entrano le royalties che l’azienda riconosce alla federazione per le magliette vendute in presenza di grandi eventi sportivi, come è un mondiale. Si parla di almeno 2 milioni di dollari.

I DIRITTI TIVÙ. La Rai paga circa 7 milioni all’anno alla Figc per trasmettere le partite di qualificazioni e le amichevoli della nazionale. Ma questa voce interessa più la Fifa che la stessa Figc. L’Onu del calcio sta offrendo alle tivù in chiaro – la nazionale italiana per legge va trasmessa free – o a pagamento i diritti per tutto il mondiale a 165 milioni. Senza gli azzurri a Mosca il prezzo calerà intorno ai 40 milioni.

LE SCOMMESSE. All’ultimo mondiale di Brasile 2014, con l’Italia uscita miseramente alla fase preliminare, le tre partite per gli azzurri mossero scommesse pari a 19 milioni di euro. Per tutta la competizione gli italiani impegnarono sul fronte della fortuna 268 milioni, dei quali 10 andarono all’Erario sotto forma di tasse.

UN FUTURO DIFFICILE. Eccetto quello di Puma, gli altri 20 contratti di sponsorizzazione della nazionale valgono circa 15 milioni all’anno. Con l’Italia fuori dai mondiali la Figc farà fatica a rinnovarli a queste condizioni. Anche se, fanno notare gli esperti, la nazionale fa in media 8 milioni di spettatori: cifre che fanno gola soprattutto nella fase di crisi che sta attraversando la tivù in chiaro, e che né i broadcaster né i big spender pubblicitari possono lasciarsi scappare.

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