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14 Novembre Nov 2017 1458 14 novembre 2017

Telecom, quello scandalo in Brasile che imbarazza l'ad Genish

Prima di sbarcare in Italia, il manager israeliano era a capo del colosso brasiliano Vivo. Scosso nel 2016 da una storia di faide interne e presunte tangenti. Che ha sfiorato anche la moglie e resta avvolta nel mistero.

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Amos Genish, nuovo amministratore delegato di Telecom Italia, promette di farsi sentire all’interno del nostro colosso delle comunicazioni, di far parlare di sé. Di sé, di certo, ha già fatto parlare negli ultimi anni in Brasile, dove nel 2016 fu lambito da uno scandalo ancora non del tutto chiarito dopo il licenziamento Cris Duclos, ex direttrice della comunicazione di Vivo, il colosso delle comunicazioni brasiliane. La vicenda ha destato scalpore sia perché si parlò di un giro di mazzette e investimenti immobiliari, sia perché fu coinvolta pure la moglie di Genish, Heloisa Becker, anche lei dipendente della società telefonica di San Paolo, anche lei uscita da Vivo il giorno dell’addio della Duclos. Il tutto condito dall'uso un po' disinvolto di audit esterni, effettuati da società israeliane per valutare l'efficenza dei manager.

DOPO MICHELI RISCHIA PELUSO. Nei giorni scorsi, l'uomo soprannominato “il genio” o anche “il trattore” ha fatto la sua prima uscita pubblica, presentando la trimestrale e assicurando che «Tim sarà proprietaria della rete oggi e in futuro», mettendo fine alle indiscrezioni degli ultimi mesi. Ma l’ex ufficiale dell’unità di combattimento israeliano nella guerra del Libano all’inizio degli Anni 80, il manager che dalla piccola località di Curitiba ha conquistato il Sud America e ora l’Europa, potrebbe rappresentare molto di più per la nostra classe dirigente. La rockstar dei cellulari, voluto da Vivendi nella Telecom a direzione francese, si porta dietro una pesante eredità dentro Vivo, dove da amministratore delegato - a quanto si racconta a San Paolo - era abituato a usare molto gli audit esterni. Un modo per valutare l’efficienza dell’azienda, ma anche - si sussurra - per mettere alla porta nemici scomodi. Non a caso il manager israeliano ha promesso di fare piazza pulita tra le prime file della dirigenza italiana, a cominciare dal capo del personale Francesco Micheli, in uscita il primo gennaio. Il prossimo a saltare, a quanto pare, potrebbe essere il Cfo (‎Chief Financial Officer) Piergiorgio Peluso, figlio dell'ex ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri e protetto da Mediobanca.

IL RITIRO SEGRETO DI INIZIO NOVEMBRE. Del resto, che Genish si fidi poco del top management di Tim lo dimostra pure il ritiro organizzato ai primi di novembre in una località segreta, per tracciare le linee guida sul nuovo piano strategico. Insieme ai dirigenti Genish si è portato dietro anche i giovani manager della McKinsey, da giorni al lavoro su conti e valutazioni interne. L’obiettivo è aumentare il livello di penetrazione della fibra ottica e accelerare sulla strategia commerciale. Le doti, al manager israeliano, non mancano. D’altra parte è stato capace di fondare un’azienda, la Gvt, nel 1999 con un investimento di appena 100 mila dollari, per rivenderla 10 anni dopo ai francesi per 7,2 miliardi: nel 2014 valeva 25 miliardi. «I risultati importanti sono possibili solo perché abbiamo un team di dirigenti che lavorano in un clima costruttivo», spiegò in Brasile anni fa.

L’unica macchia che si porta dietro è appunto quella legata a Cris Duclos, ex direttrice della comunicazione di Vivo, moglie di un noto pubblicitario in Brasile, Ricardo Chester. La storia ha riempito per mesi le pagine dei giornali brasiliani, perché ha coinvolto anche la moglie di Genish, Heloisa Becker. La Duclos non è una persona qualunque. Dentro Vivo era responsabile di più di 150 persone, con un budget per la pubblicità superiore al miliardo di dollari. Nel 2013 è stata anche premiata come migliore responsabile marketing.

IL TERREMOTO IN VIVO. Nel 2015 arrivò a Vivo, da Gvt, anche Heloisa, in qualità di direttrice del reparto Gestione Responsabile e Sostenibile. La cosa creò un certo imbarazzo, ma di fatto il consiglio approvò la nomina all’unanimità. Col tempo il rapporto tra Duclos e Becker s'incrinò, ci furono liti sulle sponsorizzazioni e sul budget, tra cui quella per il Brasil Open di tennis. Poi, nel 2016, quando Cris provò a diventare vicepresidente venne licenziata da uno degli uomini più fidati di Genish, Christian Gebara, altro manager arrivato da Curitiba. La storia qui prende un’altra strada. Perché Cris non fu solo messa alla porta, ma anche accusata - da un audit esterno condotto da una società israeliana - di irregolarità, corruzione e mazzette. Vivo ha negato ogni addebito sul licenziamento, dicendo che si trattò di una semplice ristrutturazione aziendale per ruoli non più previsti in azienda. Ma l’ex direttrice marketing ne uscì a pezzi, soprattutto sui social network.

UN MISTERO TUTTO BRASILIANO. La Duclos, tuttavia, non si diede per vinta. Presentò ricorso alla Consob brasiliana che le diede ragione, stabilendo che non fu licenziata per giusta causa e che aveva diritto, oltre che alla ricca buonuscita, anche a un altro anno di stipendio. La storia attirò ancora maggiore attenzione tra i media brasiliani alla luce del fatto che, lo stesso giorno in cui fu messa alla porta la Duclos, si dimise anche Heloisa, ufficialmente per motivi di salute. Il tutto a pochi mesi dallo sbarco del marito in Italia. In Brasile stanno ancora cercando di capire cosa sia successo veramente. L’unico a saperlo, probabilmente, è Genish. Nel frattempo il 27 dicembre del 2016 Vivo comprò una pagina sul quotidiano Valor Economico per smentire "speculazioni maliziose" sulla vicenda. E scrisse che il recesso del contratto" della Duclos "ha osservato le regole della governance del Gruppo come quello di qualsiasi altro esecutivo/manager della Compagnia". Non solo. L'ex direttrice marketing: "ha lavorato nella società Vivo per otto anni senza alcuna irregolarità nella gestione del suo settore".

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