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16 Novembre Nov 2017 1840 16 novembre 2017

Confindustria, da Bnl i soldi per l'aumento del Sole 24 Ore

A quanto risulta a L43, è la banca presieduta dall'imprenditore romano, da 15 anni membro del Cda del quotidiano, ad assicurare a Confindustria la liquidità necessaria. In cambio della garanzia sugli immobili.

  • Giovanna Predoni
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C'è qualcosa che stona nella ricapitalizzazione del Sole 24 Ore che si è conclusa giovedì 16 novembre con la sottoscrizione del 91% della'umento, e il malumore di molti nel costatare che in Borsa il titolo è già sotto il prezzo di collocamento, e grande irritazione delle banche che lo hanno garantito, ovvero Intesa e Banca Akros. Ma la notizia che ha destato più clamore è un'altra. Stando a quanto appreso da Lettera43.it, Confindustria per sottoscrivere la sua quota, del valore di 30 milioni, avrebbe ottenuto gran parte dela cifra tramite un prestito concesso dalla Banca Nazionale del Lavoro (Bnl) presieduta da Luigi Abete. Fin qui niente di strano, non fosse però che l'imprenditore romano siede anche, e da 15 anni, nel consiglio di amministrazione del quotidiano rosa. La Bnl avrebbe concesso il finanziamento in cambio di una garanzia sugli immobili di Confindustria.

IL VIA LIBERA DI CALTAGIRONE. Una circostanza, questa, che oltre ad aver provocato ulteriore irritazione nelle due banche garanti, ha generato un certo malumore nell'associazione degli industriali italiani, visto il palese conflitto di interessi che l'operazione configura. La richiesta di un prestito era stata fatta anche a Banca Generali, dove tra l'altro siede come amministratore non esecutivo Azzurra Caltagirone, figlia dell'immobiliarista Francesco Gaetano nonchè amministratore delegato del quotidiano Il Messaggero. La banca però ha rifiutato la richiesta. Qualcuno ha adombrato l'esistenza di frizioni tra Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, e lo stesso Caltagirone. C'è chi sostiene però che non sia così, anche perché il via libera ad Abete sarebbe arrivato anche dal costruttore ed editore romano.

Vincenzo Boccia, numero 1 di Confindustria.

ANSA

Del resto, nei mesi caldi della crisi del Sole 24 Ore proprio Boccia aveva confermato nel board sia Marcella Panucci sia lo stesso Abete, che molti non consideravano esenti da responsabilità nella crisi che ha investito il quotidiano ora diretto da Guido Gentili. Le difficoltà sull'aumento di capitale vanno poi trovate nel prospetto informativo da incubo, di cui Lettera43.it ha scritto il 30 ottobre scorso. A questo si aggiunge un crollo verticale delle azioni, che in meno di 15 giorni, dopo il via libera della Consob al prospetto, non hanno mai smesso di scendere. Anche perché è venuto a mancare il sostegno delle associazioni territoriali, che hanno subito detto di non voler investire in un pozzo senza fondo. La stessa Assolombarda, che aveva annunciato un investimento di 600 mila euro, alla fine ne ha messi solo 100. Con Giorgio Squinzi, uno dei suoi associati più prestigiosi, che aveva minacciato di abbandonare l'organizzazione nel caso si fosse superata quella cifra.

LA CORSA PER IL DOPO BOCCIA. È evidente, si fa notare negli ambienti confindustriali, che sul Sole 24 Ore si giocherà il mandato di Boccia, che il maggio prossimo giungerà al giro di boa dei due anni, con un 2018 ad alta tensione tra presentazione del programma di mid-term e le prossime elezioni politiche. Non è un caso che Luca Cordero di Montezemolo sia in grande spolvero nelle ultime settimane. A quanto pare starebbe già lavorando sulla successione. Il nome su cui punta l'ex presidente della Ferrari è quello dell'industriale bolognese Gaetano Maccaferri. Ma dietro le quinte si muoverebbe anche Gianfelice Rocca, ex numero uno di Assolombarda. In sostanza, in viale Monterosa si gioca molto di più che il semplice futuro del più importante quotidiano economico italiano.

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