Siccità
19 Novembre Nov 2017 1800 19 novembre 2017

Acqua in calo: perché la siccità è un'emergenza planetaria

Soffrono la sete 663 milioni di persone. E 1,8 miliardi di individui non hanno accessi "affidabili" a fonti idriche. Questi motivi creeranno in 30 anni 150-200 milioni di nuovi migranti. Cause, errori e soluzioni.

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Scrivere dei problemi legati alla siccità in pieno autunno può sembrare pretestuoso, anche anacronistico. Di norma sulle testate italiane è stagione di articoli sul rischio idrogeologico, sugli smottamenti e sulle alluvioni. Anche questo, però, è uno dei sintomi dei cambiamenti climatici in atto. Cambiamenti fotografati nel nuovo report della Banca mondiale, che avverte: l'acqua è un bene sempre più prezioso e sempre più raro.

1. Chi è interessato: il 60% della popolazione vive in zone ad alto tasso di stress idrico

Sono due le sfide cui deve far fronte l'umanità nel prossimo secolo e che stanno mettendo a dura prova l'equilibrio del pianeta: l'aumento esponenziale della popolazione e l'alterazione delle precipitazioni. Lo mette nero su bianco la Banca mondiale nel dossier "Uncharted Waters".

SIAMO DI PIÙ E IL CLIMA È CAPRICCIOSO. Incrementano incessantemente la «pressione antropica» sui bacini idrici e la «variabilità idrologica». Che, tradotto, significa: siamo sempre più numerosi (circa 7,5 miliardi) e nel contempo il clima è diventato più capriccioso. Questo fa sì che, dicono gli esperti, già oggi più di un essere umano su due (il 60%) viva in zone che vanno inaridendosi.

2. Le regioni maggiormente colpite: l'Asia meridionale e la Cina settentrionale

Quando si parla di rischio desertificazione si pensa sempre al continente africano e alle zone limitrofe all'equatore. Secondo l'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), che ha completato una mappatura delle zone "aride" del pianeta, sono invece l'Asia meridionale e la Cina settentrionale a soffrire maggiormente la sete. Anche se, specificano gli scienziati, ormai rischi significativi di scarsità idrica stagionale sono presenti in tutti i continenti.

3. Verso nuove migrazioni di massa: 150-200 milioni di individui "in partenza"

Per noi europei l'approvvigionamento idrico è qualcosa di talmente scontato da avere inventato un modo di dire che in altre zone del pianeta suonerebbe beffardo: «Facile come bere un bicchiere d'acqua». Difficile spiegare il suo significato ai 663 milioni di persone che soffrono la sete. Secondo l'Unicef e l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), il numero di individui privi di un accesso affidabile ad acqua che non sia avvelenata da pesticidi e scarti industriali o zeppa di batteri è pari a 1,8 miliardi.

EUROPA E STATI UNITI SONO PRONTI? Dato che la situazione peggiorerà nei prossimi 30 anni, molti analisti ritengono che, a breve, avremo a che fare con una gigantesca migrazione di massa per motivi idrici. Tra 150 e 200 milioni di persone potrebbero mettersi in marcia spinte dalla sete. E oggi Europa e Stati Uniti non riescono nemmeno a fronteggiare i migranti che scappano da singole guerre.

4. Guerre per "l'oro blu": i nuovi conflitti del 2050

Sono sempre più numerosi gli studi che convengono nell'affermare che molto presto le guerre non si faranno più per mettere le mani su chissà quale risorsa energetica, ma per aggiudicarsi gli ultimi grandi bacini idrici del pianeta. Il Baseline scenario del Global environmental outlook pubblicato dall’Ocse prevede una pressione crescente sulla disponibilità di acqua dolce da qui al 2050, con 2,3 miliardi di persone in più che vivranno in aree caratterizzate da una grave carenza di risorse idriche.

PASSEREMO DA 7 A 9,3 MILIARDI. Entro la metà del secolo, passeremo da 7 a 9,3 miliardi, ma ciò che è peggio è che nello stesso periodo la domanda di prodotti alimentari raddoppierà. Non berremo di più, ma occorrerà più acqua per le colture e per gli animali degli allevamenti. Sappiamo bene a cosa può spingere la sete di petrolio e volendo è possibile anche rinunciarvi. Quindi la domanda è: a cosa ci spingerà la vera sete quando le risorse inizieranno a scarseggiare?

5. Il paradosso del "Pianeta azzurro": solo lo 0,5% dell'acqua è potabile

Gli oceani costituiscono i 2/3 del pianeta. Si può dire che siamo 7,5 miliardi di persone strette su isolette che galleggiano su di un mare d'acqua. Eppure, secondo i dati della Banca mondiale, il 97% dell'H2O che la natura mette a disposizione è imbevibile perché salato. Del 3% che rimane, il 2,5% è presente sotto forma solida, ai poli o sui ghiacciai. Ed è un bene che sia così, perché sono le sole scorte di sicurezza che ci rimangono (il resto è costituito dalla pioggia, ma oggi non sappiamo ancora fare piovere a comando).

FONDAMENTALE IL RUOLO DEI GHIACCIAI. Senza i ghiacciai alpini, i fiumi seccherebbero ben prima della stagione estiva, con danni irreparabili per l'agricoltura. Senza il ghiaccio dei poli, il livello dei mari si alzerebbe di diversi metri e affogheremmo assetati in un mare d'acqua salata.

6. Il processo di desalinizzazione non è la risposta: costoso e inquinante

Si potrebbe pensare che per evitare gli scenari peggiori basterà dotarsi degli impianti di desalinizzazione dell'acqua che già oggi si trovano sugli yacht e sulle navi da crociera. In realtà, spiegano gli scienziati, la stessa tecnologia applicata agli acquedotti che servono le città si rivelerebbe incredibilmente costosa e inquinante. Il processo attuale richiede infatti troppa energia e in più inquina, col risultato che immetteremmo nell'atmosfera altra anidride carbonica. Dunque siamo avvertiti: abbiamo poco più di 30 anni per provare a migliorare il procedimento.

L'AGRICOLTURA "BEVE" IL 70% DEI BACINI. Così come dovremo imparare a mantenere alta la produttività risparmiando l'acqua: oggi l'agricoltura "beve" il 70% di ciò che i bacini montani custodiscono. L'industria il 15% e il settore per la produzione energetica il 4%, ma con l'aumento della popolazione l'Ocse stima che quest'ultima voce possa avere un incremento del 400%.

7. Le soluzioni dell'Unesco: il riciclo delle acque reflue

Nel rapporto “Acqua e lavoro - fatti e cifre” del 2016 l'Unesco individua alcune possibili soluzioni. Per esempio in alcuni Paesi il riciclo delle acque reflue comunali può rappresentare fino al 35% del totale dell’acqua prelevata per l’utilizzo nell’irrigazione dei campi.

L'INVITO A USARE DI PIÙ LA PIOGGIA. Inoltre gli scienziati invitano a fare un uso più intensivo dei sistemi di raccolta dell’acqua piovana, dei tetti “verdi” e di altre infrastrutture a zero impatto ambientale che già oggi si sta diffondendo sempre di più in alcuni ambienti urbani.

8. Il caso italiano: ondata siccitosa del 2017 e ghiacciai alpini in regresso

Al momento, nell'autunno 2017, il nostro Paese vive una ondata siccitosa definita eccezionale. Eppure, dice l'Istat, non è del tutto vero che piova sempre meno: la media della precipitazione totale nel periodo 2000-2010 è superiore dell'1,8% al valore del trentennio 1971-2000. Le piogge sono abbondanti, ma i nostri fiumi seccano più rapidamente.

FIUMI ALIMENTATI DALLE PRECIPITAZIONI. È vero? Sì. A partire dagli Anni 80 i ghiacciai alpini sono in graduale regresso, culminato nel 2007 con il 99% di quelli monitorati in ritiro, quota che è ridiscesa nel 2014 all’88%. Un tempo, l'acqua scorreva sempre negli alvei perché il ghiaccio sui monti rappresentava una scorta. Oggi, invece, fiumi e torrenti vengono alimentati per lo più dalle precipitazioni occasionali e, quando non piove, restano a secco.

9. Acquedotti colabrodo: il 40% dell'acqua non arriva ai rubinetti

Più che una emergenza idrica l'Italia vive da anni una emergenza infrastrutturale: gli acquedotti sono vecchi, logori e poco sorvegliati, quindi preda anche di allacci abusivi. Sempre l'Istat calcola infatti che nel 2015 è andata dispersa il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei Comuni capoluogo di provincia senza raggiungere pertanto gli utenti.

PERDITE CHE DISSETEREBBERO 10 MILIONI DI PERSONE. La perdita giornaliera reale ammonta a circa 50 metro cubi per ciascun chilometro di acquedotto: un volume che, stimando un consumo medio di 89 metri cubi annui per abitante, soddisferebbe le esigenze idriche per un anno intero di 10,4 milioni di persone.

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