Vitrociset
21 Novembre Nov 2017 0800 21 novembre 2017

Vitrociset, quei legami tra Crociani e il Vaticano

Nelle carte sul Mose spunta la società della Difesa. Ed emerge che un ambasciatore del Vaticano era nel Cda. Sulla vendita, intanto, continua lo stallo. E l'imprenditore Di Murro lancia l'ex Sisde Mori per la presidenza.

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Continua la fase di stallo sulla cessione della Vitrociset, l'azienda strategica italiana in mano alle litigiose eredi Crociani. Collezionista di appalti nella pubblica amministrazione, esperta di sicurezza, difesa e gestione delle reti di polizia, ministero della Difesa e Banca d'Italia, la società da un paio di settimane è nell'occhio del ciclone. Da un lato l'uscita dei Paradise Papers, con la scoperta che una azienda così importante per il nostro Stato ha sede nei paradisi fiscali, dall'altro l'offerta di Antonio Di Murro, imprenditore della Tecnopolo con disponibilità finanziarie di provenienza ignota. Sull'offerta di Di Murro deve ancora esprimersi Palazzo Chigi, in quanto la cessione è soggetta alla golden power. Nei giorni scorsi erano circolate voci su nuove offerte, ma soprattutto si era fatta sentire Camilla Crociani, prima delle due figlie dell'ex presidente di Finmeccanica coinvolto nello scandalo Lockheed e scappato nel 1976 in Messico grazie all'aiuto delle forze dell'ordine.

MORI VERSO LA PRESIDENZA. La moglie di Carlo di Borbone delle due Sicilie ha smentito la vendita, mandando avanti anche l'avvocato Francesco Gianni, spiegando che «non è stata perfezionata nessuna operazione di cessione di Vitrociset». In realtà, pare che i tentennamenti non siano altro che l'ennesimo capitolo di una guerra tra le eredi Crociani, con la madre Edoarda ormai vicina agli 80 anni e le due figlie da sempre in conflitto, tra estromissioni societarie e cause in tribunale. L'offerta di Di Murro è di 60 milioni di euro, ma chi li prenderà? E come verranno spartiti? Nel frattempo, la scorsa settimana l'agenzia AdnKronos ha scoperto che, nel caso in cui l'affare vada in porto, alla presidenza di Vitrociset arriverà Mario Mori, storico comandante del Ros nonché ex numero uno del Sisde, servizio segreto italiano prima della riforma del 2007. Luca D'Amato, ex Leonardo-Finmeccanica che vanta una partecipazione in Vitrociset, sarà l'amministratore delegato. Secondo Adkronos, che ha pubblicato una bozza di piano industriale, nel board ci saranno anche Silvano Moffa, uomo da sempre vicino a Di Murro, Antonio Baldassarre, Domenico Esposito e Giuliano Mari. Non solo: ad acquisire il 100% di Ciset (che detiene il 98,54% di Vitrociset) dovrebbe essere la Samami sas, »società di diritto italiano con socio accomandatario Di Murro, con sede legale a Colleferro».

VITROCISET NELL'INCHIESTA MOSE. L'investitore italiano indica «obiettivi di sviluppo e indirizzo orientati nel lungo periodo, lontani da meri intenti speculativi, bensì fortemente interessato a sviluppare realtà industriali italiane». L'intezione è quella di «avviare un positivo percorso di riorganizzazione e riassetto sia interno sia esterno, tale da consentire un diverso posizionamento nel mercato domestico, ove solitamente opera, e in quello internazionale, in ulteriore sviluppo». C'è molto lavoro da fare. Perché spulciando le carte di giudiziaria si scopre che il nome della Vitrociset spunta nell’inchiesta sullo scandalo del Mose di Venezia. Nessuna indagine a carico nel filone, ma negli atti emerge un addentellato interessante tra la società della famiglia Crociani e il Vaticano, che passa ancora una volta dalla Real casa di Borbone delle due Sicilie. A tirare in ballo la società, nel corso di una intercettazione telefonica, fu l’imprenditore veneziano Nicola Falconi, ex presidente dell’istituzione Gondola condannato a due anni per corruzione nel processo di primo grado per le mazzette al Consorzio Venezia Nuova.

L'attuale assetto proprietario della Vitrociset (Fonte: Il Sole 24 Ore)

Nel 2010, al telefono con un dirigente della Regione Veneto, raccontò di essere impegnato in una attività di mediazione «posta in essere, per conto di Giuseppe Balboni Acqua, finalizzata a creare un contatto tra i vertici della Vitrociset Spa e l’assessore (alla Mobilità nel Comune di Venezia, ndr) Ugo Bergamo». Balboni Acqua contattò Falconi, si legge nelle carte dell’inchiesta sul Mose, «per poter creare un contatto con la nuova Giunta», cioè quella guidata da Giorgio Orsoni, processato e assolto sempre per la vicenda Mose. Già prima del 2010 Vitrociset intratteneva rapporti con il Comune di Venezia per la fornitura di sistemi di mobilità, telefonia e wireless. La richiesta, disse Falconi, era quella di un incontro «di cortesia per conoscere la nuova Giunta», in particolare l’allora assessore Bergamo, già sindaco di Venezia per la Dc dal 1990 al 1993, poi senatore e membro laico del Consiglio superiore della magistratura.

IL RUOLO DI BALBONI ACQUA. Balboni Acqua è uomo di diplomazia che ha attraversato la storia della Repubblica. Prima la carriera consolare iniziata nel 1964 tra Francia e Canada, poi l'ingresso nel cuore dei palazzi romani dove fu capo ufficio stampa di Arnaldo Forlani, durante il suo governo poi caduto in seguito allo scandalo P2, capo dell’ufficio del segretario generale del ministero degli Esteri e vicedirettore generale per la Cooperazione allo Sviluppo dal 1991 al 1993. Quindi di nuovo all’estero come ambasciatore a Varsavia e, nel 2004, l’approdo alla Santa Sede - sempre come ambasciatore - fino al 2007, con la visita di congedo a Benedetto XVI nella tenuta di Castel Gandolfo. La sua storia incrociò quella di Vitrociset nel 2006 quando, nel pieno del suo mandato presso la Santa Sede, entrò nel consiglio di amministrazione dell’azienda con l’ingegner Piergiorgio Romiti, figlio di Cesare, e il comandante Aldo Calvello che rappresentava la quota detenuta da Finmeccanica.

ATTIVISMO CONTINUO. Nel Cda sedevano allora il generale Mario Arpino (capo di Stato maggiore della Difesa tra il 1999 e il 2001), il principe Carlo di Borbone, l’avvocato Marco Cecilia e Giuliano Guidi. Il mandato in Vitrociset di Balboni Acqua terminò due anni dopo, il 12 novembre 2008. Insomma, nel frattempo l’uomo fece l’ambasciatore (era nella delegazione che accompagnò l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la moglie Clio da papa Benedetto XVI) e sedette nel consiglio di amministrazione di una società di interesse strategico anche in campo militare. Una volta fuori dal Cda di Vitrociset e dall’ambasciata italiana alla Santa Sede, Balboni Acqua, che un anno e mezzo fa è stato nominato Capo di Gabinetto e Segretario Generale della Casa Reale del Principe Carlo di Borbone delle due Sicilie, non si è mai fermato.

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