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Crisi delle banche

Banche Venete, nominati commissari
22 Novembre Nov 2017 1650 22 novembre 2017

Per l'Ue le banche venete ci costano 5,4 miliardi in più del previsto

Sulle stime del debito del 2017, Bruxelles e Roma non sono allineate. Colpa anche del calcolo differente sui due istituti. Mentre nel 2018 il governo prevede una crescita più elevata e maggiori entrate dalle privatizzazioni. 

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da Bruxelles

Non ci sono solo i conti da aggiustare sulla legge di bilancio del 2018, ma anche quelli che non tornano per il 2017. È un doppia correzione quella che potrebbe ereditare il governo destinato a entrare in carica dopo le prossime elezioni. E che ruota tutta attorno a un convitato di pietra: il macigno del debito pubblico. Bruxelles, in una lettera inviata al ministero dell’Economia e firmata dal vicepresidente Valdis Dombrovskis e dal commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, ha chiesto all’Italia di non annacquare i punti chiave della manovra 2018 e di non mettere in discussione le riforme fiscali strutturali, come le pensioni. Ha domandato a Roma di delineare la strategia per la riduzione del debito nel 2018 e nel 2019. Ma anche di fare chiarezza sul peggioramento dei conti dell'anno passato, motivo per cui gli aggiustamenti potrebbero arrivare a un totale di 5 miliardi di euro.

CALCOLI DIVERSI SULLA RISOLUZIONE DELLE VENETE. Il discostamento sul 2018 dipende dal fatto che Commissione e governo stimano diversamente crescita e entrate delle privatizzazioni. Ma il deterioramento dei conti del 2017, secondo la Commissione, è dovuto soprattutto al fatto che invece che coprire i trasferimenti alle banche con i risparmi di spesa, questi ultimi sono stati utilizzati per sussidi, in particolare alle ferrovie. In più, Ue e Roma non sono d'accordo sul costo della risoluzione delle due banche venete: la differenza è di 5,4 miliardi e corrisponde a un divario dello 0,3% nella stima per il debito.

Il dossier sul debito risale al 2015: allora la Commissione decise di non aprire una procedura di infrazione sulla mancata riduzione del rosso dei nostri conti che, secondo le regole del Six Pack, dovrebbe attestarsi a un ventesimo l’anno. Nel 2016, siamo rientrati negli obiettivi grazie alle clausole di flessibilità: per i migranti, per le spese di sicurezza, per le calamità naturali. Ma, spiega il documento di lavoro dell’esecutivo europeo, nel 2017 non è più così.

UN DETERIORAMENTO DEI CONTI NON PREVISTO. In primavera la Commissione aveva calcolato uno squilibrio dello 0,2% del Pil, quello che aveva reso necessaria la prima manovra correttiva. Ma tra primavera e autunno i conti si sono deteriorati ancora. «La ragione principale di questo peggioramento», si legge nei documenti Ue, è che nel 2017 ci sono stati «trasferimenti di capitale superiori al previsto» di circa 2 miliardi di euro (lo 0,12% del Pil). I trasferimenti hanno riguardato in primo luogo le banche: lo Stato ha anticipato i crediti di imposta (deferred tax asset, letteralmente imposte anticipate) a causa delle ingenti perdite registrate nel 2016 da alcune banche per ripulire i loro bilanci. Questo significa che saranno meno i trasferimenti al settore bancario nel 2018. Insomma, è stato semplicemente scelto un anticipo di una spesa che ci sarà comunque.

LE SOVVENZIONI ALLE FERROVIE. Tuttavia, il governo avrebbe potuto trovare subito una copertura per lasciare invariati i saldi 2017, fa notare la Commissione, ma ha deciso di utilizzare «i risparmi emergenti dalla razionalizzazione della spesa pubblica per finanziare nuove spese correnti e in conto capitale, incluse le sovvenzioni alla società ferroviaria italiana, piuttosto che coprire i citati trasferimenti di capitale».

La scelta di rinviare il giudizio a primavera viene motivata negli ambienti Ue dalle molte incognite che potranno essere chiarite solo a fine anno e con i dati statistici definitivi sul 2017 e le stime Eurostat per il 2018. Sulle previsioni sul debito, per esempio, pesa la differenza di calcolo sull’impatto della risoluzione delle banche venete. Per la Commissione è costata 10,2 miliardi di euro, secondo il governo 4,8. E da questo dipende la maggior parte della differenza delle previsioni sul debito: l'Italia stima per il 2017 una riduzione al 131,6%, l'Ue un leggero rialzo al 132,1%. La decisione finale spetta in ogni caso all'Eurostat che dovrebbe ricevere i dati Istat a marzo e pubblicare i suoi entro la fine di aprile del 2018. Incertezza anche sulle privatizzazioni, che la Commissione non ha voluto inserire nelle stime 2017 anche a causa del discostamento tra previsioni del governo e realtà degli anni passati.

LA COMMISSIONE DIMEZZA LE STIME SULLE PRIVATIZZAZIONI. Lo split payment, cioè il meccanismo per il quale pubblica amministrazione e professionisti pagano direttamente allo Stato l'Iva sui beni acquistati, potrebbe aumentare le entrate a fine anno. Bisognerà capire anche l'impatto delle clausole di salvaguardia e soprattutto rivedere le cifre dei capitoli che rientrano nella flessibilità. E cioè le spese per i terremoti e per i migranti. Quanto valgano davvero lo si potrà capire solo ex post. E un volta chiusi i conti dell'anno in corso, c'è da capire come andranno quelli per il futuro. Le differenze sul deficit per il 2018 dipendono soprattutto dal fatto che il governo stima una crescita nominale maggiore e che ancora una volta la Commissione abbassa, anzi dimezza, le stime sui proventi delle privatizzazioni messe a bilancio dall'esecutivo.

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