Medicine
22 Novembre Nov 2017 1821 22 novembre 2017

Farmaci, nel mondo 7 mila in fase di sperimentazione clinica

Ricerca al top nel settore: gli investimenti hanno raggiunto il 18,3% dell'intero fatturato, più di qualsiasi altro comparto produttivo. Il quadro tracciato dal professor Giorgio Minotti.

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La delusione per il mancato trasferimento dell'Ema a Milano non è stata ancora smaltita, ma i riflettori restano puntati sul settore dei farmaci. Nel mondo sono infatti circa 7 mila quelli in fase di sperimentazione clinica, che con terapie sempre più personalizzate aprono nuove prospettive di cura. Una primavera di ricerca e sviluppo, ma anche una tempesta perfetta tra speranze dei pazienti e costi che rischiano di diventare insostenibili.

I FARMACI IN FASE DI SPERIMENTAZIONE. È il quadro tracciato dal professor Giorgio Minotti, preside della Facoltà Dipartimentale di Medicina e Chirurgia dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico 2017-18 dell'ateneo. Dei 7 mila farmaci in corso di sviluppo clinico, 1.813 sono oncologici e 1.329 neurologici. Altri 1.257 puntano a curare le malattie infettive, 1.211 quelle immunologiche, 599 quelle cardiovascolari, 511 i disturbi del comportamento, 475 le malattie del metabolismo, 159 l'Hiv.

FALLIMENTI RIDOTTI. I fallimenti delle fasi precoci delle sperimentazioni cliniche si sono ridotti dal 50 a circa il 30%, per diminuire ulteriormente nelle fasi più avanzate. Un successo che ha consentito di reinvestire in ricerca e sviluppo, portando le molecole di potenziale interesse da 6 mila nel 2001 a quasi 15 mila nel 2017.

BOOM DEGLI INVESTIMENTI. Gli investimenti in ricerca nel settore farmaceutico hanno raggiunto il 18,3% dell'intero fatturato, più di qualsiasi altro comparto produttivo (computer ed elettronica non raggiungono il 12%). La sostenibilità finanziaria delle nuove terapie, secondo il professor Minotti, in futuro sarà almeno in parte controbilanciata da appropriatezza prescrittiva e ottimizzazione del rapporto costi-esiti.

TERAPIE PERSONALIZZATE. La genetica, inoltre, consentirà di personalizzare le terapie e di ridurre i costi assistenziali generati dagli effetti collaterali o dalla mancanza di effetto terapeutico. «Si va quindi verso la medicina del farmaco giusto, al paziente giusto, nel momento giusto», ha sintetizzato Minotti, «e sarà fondamentale assicurare un'adeguata formazione dei medici all'uso ottimale delle nuove armi terapeutiche».

UN ESEMPIO VIRTUOSO. Un esempio virtuoso di come ciò possa accadere, trasformando una crisi in nuove opportunità, viene dal caso di un farmaco anti-leucemico: «Approvato dalla Fda americana, è stato dapprima ritirato dal mercato dopo un picco di eventi avversi vascolari e poi reintrodotto in considerazione del suo effetto salvavita. In Italia, un programma coraggioso di formazione e informazione dei medici, condotto dall'azienda produttrice in collaborazione con esperti del mondo universitario, ha consentito di meglio conoscere il profilo del farmaco e consentirne una somministrazione sicura e prolungata, più di quanto non sia avvenuto nel resto del mondo, compresi gli Stati Uniti dove il farmaco è stato brevettato».

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