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23 Novembre Nov 2017 1400 23 novembre 2017

Alessandro Proto, ascesa e caduta di un impostore

Un libro racconta la storia del controverso "finanziere": dalla finta “piccola Mediobanca” al carcere senza passare dal via. In mezzo truffe e comunicati fasulli ripresi dai giornali di tutto il mondo.

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Per capire la storia di Alessandro Proto sono sufficienti due episodi: la brochure della sua Proto Consulting, presentata come una “piccola Mediobanca”, e un aneddoto ripreso nel libro Io sono l’impostore, scritto a quattro mani dallo stesso Proto e dal giornalista Andrea Sceresini. Qui si racconta di quando il "finanziere" posteggiò la sua fiammante Audi R8 sotto le mura dell’Arena Civica di Milano in pieno divieto di sosta e attaccò al cruscotto un biglietto: «Se volete mettere una multa fate pure! Ma non rimuovetela. Tempo un paio d’ore che finisco una riunione e la sposto. Al massimo mettete una doppia multa!! Grazie». La cosa - si legge nel libro uscito per Il Saggiatore - si sarebbe probabilmente chiusa lì, se un cittadino solerte - dopo aver immortalato il messaggio - non avesse segnalato il fatto alla redazione del Corriere della Sera. Alla fine si scoprì che il proprietario della R8 e il passante erano la stessa persona, Proto si era autosegnalato mandando una foto via Whatsapp da un numero di telefono diverso dal solito.

VENDITORE SENZA LICENZA. Qui c’è tutta l’essenza dell'uomo che ha fatto di sé un personaggio di cui giornali nazionali e internazionali hanno scritto in lungo e in largo. Dalle acquisizioni in Rcs e Tod’s, passando per le ville vendute a George Clooney, Justin Bieber, Emma Watson e altri personaggi del jet-set, fino alla candidatura nel Pdl come delfino di Silvio Berlusconi, l’entrata in affari con Donald Trump o l’acquisto di La7. Ovviamente tutto falso, comprese le comunicazioni al mercato a cui Proto faceva avere i suoi comunicati stampa che molte redazioni pubblicavano in tempo reale. La notorietà arrivò nel febbraio 2010 quando i legali di George Clooney ottennero il mandato per vendere la tenuta di Laglio e rintracciarono il nome del “finanziere” negli elenchi dei consulenti immobiliari di Lugano dove lo stesso era registrato con la sua Alessandro Proto Consulting. Proto non aveva nemmeno la licenza per esercitare ma dopo l’incontro con i legali, finito in un nulla di fatto, fece sapere a tutto il mondo di aver avviato la vendita per 20 milioni di euro. I probabili acquirenti? Ovviamente altre due star di Hollywood: Matt Damon e Robert Pattinson.

I giornali quasi lo coccolavano. L’uomo dice di averne avuti a libro paga. A dimostrazione di ciò, scrive Sceresini, che ha avuto il merito di raccontare la storia per quello che è stata, cioè tanto riprovevole quanto straordinaria, non ci sono né bonifici né ricevute. Esistono, però, gli articoli, molti dei quali ancora online. «Sono andato a leggermene qualcuno», scrive Sceresini in prima persona, «e devo ammettere che raramente, fatta eccezione per qualche fanzine calcistica, mi è capitato di contare tanti panegirici in così poche righe».

L'ANNO DEL BOOM. Il 2010 fu l’anno del “boom”. Il nome di Proto finì su tutti i media internazionali, per molti diventò quasi un idolo, un modello da seguire: un rampante che si era fatto da solo e che dalle Garzantine porta a porta era arrivato al salotto. La sua invenzione forse meno conosciuta ma più diabolica, e dannosa, è il fondo Caronte, che traghettava gli imprenditori a corto di liquidità da un fallimento a un altro. Come? Lo descrive il Gip di Milano Stefania Donadeo nell’ordinanza che lo portò in carcere a febbraio 2013: «Allettando ingenui imprenditori con proposte di finanziamento, evocando nomi prestigiosi di istituti di credito anche stranieri con i quali millantano rapporti di joint-venture in realtà inesistenti, ovvero evocando l'esistenza di investitori riuniti nel fondo Caronte». Uno di questi imprenditori, dopo aver speso tempo e denaro invano, andò a denunciarlo ai carabinieri. A Claudio Gatti del Sole 24 Ore che chiedeva spiegazioni sulle attività delle società, Proto disse di «rompere il c***o a qualcun’atro». Rimediò una condanna (scaturita da un patteggiamento) a tre anni e 10 mesi e una interazione per due anni dai pubblici uffici, dall’attività finanziaria e commerciale e la possibilità di trattare con la Pubblica Amministrazione. Il passo da genio a uomo che ha rovinato gli imprenditori fu brevissimo.

UNA NUOVA SFIDA. È la storia vera di uno dei più grandi impostori italiani, che dopo la galera ha continuato a fregare tutti e ancora adesso continua con le sue attività. Oggi la sua creatura vivente è la Proto LinkedIn Consulting Ltd, società di diritto britannico che ha visto la luce a metà settembre. Capitale da 1 milione di sterline ancora da costituire e socio unico. Il seguito di quella idea lanciata a inizio anno per una azienda in cui «chiunque potrà acquistare anche una sola azione ed entrare a far parte di una realtà assolutamente innovativa». Cioè una società «formata e partecipata solo ed esclusivamente su talenti e maestranze prese da LinkedIn». Doveva essere LinkedIn Spa, ma nessuna società con quel nome è stata registrata da Proto in Italia. Meglio la camera di commercio di Sua Maestà. Se sarà un’altra trovata degna del passato di Proto sarà il tempo a rivelarlo. Resta da vedere se questa volta le testate giornalistiche faranno ancora a gara per raccontare le imprese inventate del businessman senza prima verificarle.

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