I 400 colpi

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23 Novembre Nov 2017 0937 23 novembre 2017

Sciopero Amazon: ma allora il lavoro esiste ancora

Questa protesta di Piacenza ci fa ricordare che dietro l’idea del comprare con un clic c’è uno stuolo di persone che dai call center ai magazzini la rendono possibile, e di cui colpevolmente ci dimentichiamo.

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Non tutti gli scioperi che si fanno di venerdì hanno il malcelato scopo di trasformare un ordinario week end in un ponte. Quelli che si fanno il venerdì nero, meglio conosciuto dai consumatori come Black Friday ( i cui effetti quest’anno sono stati bulimicamente stirati sull’intera settimana) rientrano nella categoria degli scioperi vecchio stile, proclamati con l’intento di procurare il massimo danno alla controparte.

LO SCIOPERO DI PIACENZA. In questo spirito si sono dunque mossi i 4 mila dipendenti italiani di Amazon, il colosso americano delle vendite on line, che proprio nel fatidico venerdì 24 novembre hanno deciso di incrociare le braccia disertando in massa il deposito di Piacenza, maga cattedrale dei consumi dove, come in una catena di montaggio, escono pacchi a ciclo continuo per arrivare nel più breve tempo possibile a coloro che li hanno ordinati.

SMACCO PER AMAZON. Per Amazon, che fa della rapidità delle consegne la ragione del suo successo (s’è inventata la formula Prime, ovvero una rapidità super), un colpo nefasto all’immagine. Sarebbe come per i melomani se alla prima della Scala l’orchestra decidesse di incrociare le braccia, o per la Rai se alla serata finale del festival di Sanremo i cameramen si astenessero dalle riprese. Si capisce bene come nel quartier generale italiano del gruppo di Seattle sia scattato l’allarme rosso, insieme al frenetico tentativo di limitare al massimo l’impatto della protesta.

La nuova economia, di cui la multinazionale dell’acquisto di massa fondata da Jeff Bezos è uno degli emblemi planetari, non tollera intoppi che ne mettano in discussione i principi di funzionamento, che ne possano improvvisamente svelare la vulnerabilità. Il fatto è che, avendo esaltato fino al parossismo il tema della disintemediazione, scoprire invece che tra il pacco e la sua consegna non ci sono solo robot ma il lavoro di uomini che rende il tutto possibile porta l’attenzione del cliente su una dimensione che aveva rimosso. Dietro l’idea seducente del comprare con un clic c’è uno stuolo di lavoratori che dai call center ai magazzini la rendono possibile, e di cui colpevolmente ci dimentichiamo.

L'APPIATTIMENTO DEI SALARI. Che questi lavoratori, spesso giovani e con stipendi che certo non li fanno ricchi, rivendichino la possibilità che il Black Friday, oltre che per il gruppo i cui guadagni si moltiplicano in modo esponenziale, sia una festa anche per loro, è rivendicazione ineccepibile e di buon senso. Nel primo trimestre di quest’anno Amazon ha fatturato quasi 36 miliardi di dollari facendo utili per 724 milioni. Per l’ultimo, grazie anche al fatidico Venerdì, si prevedono performance stellari. La crescita continua perseguita attraverso l’appiattimento in basso dei salari (magari accompagnato da un trattamento fiscale di favore) è il comprensibile sogno di qualsiasi azienda: casi di conflittualità interna come quelli recenti di Ryanair, Foodora e ora Amazon dicono però che realizzarlo sta diventando sempre più difficile.

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