Moscetti
24 Novembre Nov 2017 1757 24 novembre 2017

Moscetti e il Sole dell’avvenire che non sorge

Annunci trionfalistici smentiti dai numeri. Interventi sui contenuti del giornale all'insaputa del direttore. Ed ex fedelissimi ora ripudiati. La difficile vita dell'amministratore delegato del quotidiano economico.

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Siamo il Paese delle divaricazioni. No, non parliamo solo di politica, ma di una prassi collettiva per cui il predicare bene e il razzolare male è diventato a tutti i livelli inveterata prassi. Un fenomeno sul quale da tempo il Sole 24 Ore si è distinto. Ai suoi piani alti si sono susseguiti manager e industriali prodighi di promesse ma assai avari di risultati. Non si spiegherebbe altrimenti, come il giornale abbia perso oltre 350 milioni di euro negli ultimi 8 anni e ridotto la capitalizzazione di borsa dai 750 milioni del dicembre 2007, anno della quotazione, agli attuali 52.

L'OTTIMISMO OSTENTATO DEI VERTICI. D’accordo, l’editoria non è un settore che rifulge, i giornali versano in una crisi per molti endemica. Ma allora perché fare sempre buon viso a cattivissimo gioco? Perché parlare di «ultimo miglio del risanamento» (Benedini) quando «siamo ancora all’inizio del percorso» (Fossa) solo per citare le parole dei due ultimi presidenti pronunciate a pochi mesi di distanza le une dalle altre? Ma torniamo al Sole. Il suo amministratore delegato ha mostrato sin dagli inizi del suo mandato (novembre 2016) di essere un virtuoso dell’annuncio di magnifiche sorti e progressive. Prendi l’intervista rilasciata lo scorso luglio al Corriere della Sera: «Possiamo andare avanti con tranquillità», diceva Franco Moscetti, «abbiamo fatto ordine nelle diverse aree di business ei risultai cominciano a vedersi». Forti, aggiungeva, di un piano industriale che avrebbe rimesso le cose a posto tagliando sui costi e aumentando i ricavi.

A luglio secondo Moscetti il Sole era fuori dal tunnel. A settembre, stando ai numeri, vi è precipitosamente rientrato

Ricetta classica, non fa una grinza. Peccato che i costi siano realtà e i ricavi auspici, e con gli auspici non si va lontano. Tant’è che, appena un mese dopo la tonitruante intervista, Moscetti faceva rapida retromarcia. E proprio sul suo giornale appariva un articolo che annunciava la revisione al ribasso delle stime di ricavo. Niente di male, capita a tutti specie quando il business è molto aleatorio, dunque ha scarsa visibilità sul futuro, di sbagliare i calcoli. Ma che diamine, lo fai solo a 30 giorni di distanza cancellando d’emblée 26 milioni di euro? La correzione di rotta è ancora più preoccupante pensando al fatto che l’azienda, spesso dall’oggi al domani, ha smesso di pagare molti dei suoi fornitori. Le nuove proiezioni ne avranno tenuto conto o quei debiti la società non ha più intenzione di onorarli? Risultato: i primi nove mesi del 2017 hanno visto l’indebitamento finanziario netto salire da 50, 7 a 65,9 milioni. E i ricavi scendere da 193 a 168 milioni.

MOSCETTI E GLI OSSIMORI FINANZIARI. Insomma, a luglio secondo Moscetti il Sole era fuori dal tunnel. A settembre, stando ai numeri, vi è precipitosamente rientrato. Peccato che le interviste, oltre che compiacere la vanità di chi le fa, costituiscano anche fonte di informazioni per il mercato. Ma per Confindustria, ovvero l'azionista di maggioranza assoluta, va tutto bene, visto che il 23 novembre ha dato via libera ai numeri che Moscetti ha portanto all'ettenzione di viale dell'Astronomia. E che il taglio dei costi continua ad avere una interpretazione creativa, visto che il quotidiano assume dall'esterno scatenando le ire della redazione messa a dieta. L'ultimo arrivato (ma la sua nomina non pare proprio essere stata benaccolta dai colleghi) è Roberto Bernabò, che lascia la direzione editoriale dei quotidiani Finegil per andare a fare il vice direttore digitale del quotidiano rosa. Per carità, errare humanum est. E poi quando perseveri che nasce il problema. A novembre, come stabilito, il Sole 24 Ore ha lanciato un aumento di capitale da 50 milioni di euro. Per farlo, ha prodotto un prospetto informativo che è un probante esempio di ossimoro finanziario. Le prime 120 pagine (il documento ne conta in tutto poco più di 400) sono tese a spiegare perché l’investitore dovrebbe stare alla larga dall’operazione.

Franco Moscetti.

I prospetti informativi sono documenti preziosi. Fatti per giustificare la richiesta di soldi al mercato, finiscono con il rivelare informazioni sulla vita della aziende. Da lì per esempio abbiamo appreso che la casa editrice, liquidando l’ex direttore del giornale Roberto Napoletano, sotto indagine della procura di Milano per false comunicazioni, lo ha manlevato da ogni responsabilità. Ma si apprendono anche tante altre cose. Per esempio che la divisione Tax e Legal, uno dei polmoni finanziari più remunerativi, della concessionaria di pubblicità del gruppo, è stata falcidiata dall’uscita di 40 dei suoi agenti, tutti andati alla TeamSystem. Chi è costei? È presto detto. Si tratta dell’azienda di informatica che nel 2014 per 120 milioni di euro ha rilevato la 24OreSoftware, la divisione del Gruppo Sole 24 Ore specializzata nel software professionali. Come dire che dopo averla comprata TeamSystem ha completato due anni dopo l’opera facendo mambassa di dipendenti in casa del venditore.

LO STOP DI LUIGI ABETE ALLA VENDITA DI RADIOCOR. Ma di questo Moscetti, che è arrivato dopo, non ha certo colpe. Il manager del resto si muove in un contesto non facile, e molto spesso si trova con le mani legate, pur avendo dichiarato all’inizio del suo mandato che non avrebbe tollerato interferenze di nessun tipo nel suo lavoro. Una, clamorosa, l’ha però dovuta patire di recente. Era arrivato a un passo dalla vendita di Radiocor, l’agenzia di informazione economica, alla torinese La Presse, quando ha dovuto fermare tutto. Luigi Abete, decano dei consiglieri d’amministrazione del giornale (vi siede ininterrottamente da 15 anni) chiedeva che nell’operazione entrasse anche Tm News, ovvero la sua agenzia. Alla telefonata con cui comunicava a Moscetti la sua richiesta lo sventurato rispose. Obbedendo. Ma la cerimonia degli addii non si ferma agli agenti della Tax e Legal. Recentemente anche il Financial Times ha disdettato l’accordo con la System, la concessionaria del Sole, che ne vendeva in esclusiva gli spazi pubblicitari. Problemi reputazionali, fanno sapere da Londra senza entrare troppo nei particolari.

Recentemente il Financial Times ha disdettato l’accordo con la System, la concessionaria del Sole, che vendeva in esclusiva gli spazi pubblicitari. Problemi reputazionali, fanno sapere da Londra

Bisogna riconoscere che però Moscetti non si dà per vinto. L’entusiasmo e lo sforzo messo per riportare il giornale agli antichi fasti è autentico ed encomiabile. Talvolta al punto da fargli travalicare il suo ruolo. «Ofelè, fa el to mestè», pasticcere fai il tuo mestiere. Quanta saggezza in questa massima milanese che, tra l’altro, è una delle citazioni preferite di Fedele Confalonieri. Infatti, quando i pasticceri si metto in testa di fare altro, è lì che nascono i problemi. Moscetti, che giustamente non vuole dispiacere inserzionisti e interlocutori che sono vicini alla casa editrice, si spinge al punto da chiedere di levare pezzi dal giornale che ne minino le relazioni.

A LUGLIO LO SCIVOLONE CON LA NAVE DI TESEO. È successo il mese scorso, quando in un velenoso Parterre (è la rubrica del dorso finanziario destinata ad accogliere spigolature e brevi commenti) la redazione insinuava come La nave di Teseo, la novella casa editrice di Elisabetta Sgarbi (tra l’altro pubblicherà il prossimo libro dell’ex direttore Napoletano) non navigasse in buone acque. Apriti cielo. Avvisato dall’interessato, Moscetti ha preteso a tarda ora che il parterre venisse espunto, senza nemmeno che della cosa venisse messo al corrente il direttore Guido Gentili. Solo che l’uomo, che prima di approdare in via Monte Rosa amministrava una azienda di apparecchi acustici, non padroneggiando ancora il nuovo mestiere (e ci mancherebbe, è arrivato da così poco), ignorava che nei giornali esiste quella che si chiama la ribattuta. Risultato ? Nella prima edizione il Sole è andato in edicola con il parterre sulla Nave di Teseo, nella seconda di quel parterre non v’era più traccia.

Ah, se solo avesse chiesto ai suoi esperti prima di lanciarsi nell’inopinato gesto. Pensare che al suo arrivo ha preteso di cambiare tutta la prima linea con l’intento di avere intorno a sé una squadra coesa, anche a costo di privarsi di importanti professionalità e competenze. Purtroppo, complice la delicatezza della situazione e la frenesia tipica dei concitati momenti, qualcuno sta già pensando di abbandonare la nave (quella dell’azienda, non quella di Teseo). È il direttore finanziario Giancarlo Coppa, un passato in Sogefi, che l’ex amministratore delegato di Amplifon aveva voluto al suo fianco. Preoccupato di dover controfirmare un prospetto di aumento di capitale gravido di possibili contestazioni, ha marcato più volte visita. Così il comandante Moscetti, che nel suo equipaggio non tollera ammutinamenti, ha messo il suo nome sulla lista nera.

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