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24 Novembre Nov 2017 1342 24 novembre 2017

«Spionaggio militare e tangenti»: le ombre su Piaggio Aerospace

Nel 2015 una email dell'ex ad Logli informava il numero uno di Mubadala della gestione controversa dell'azienda. Tra presunte violazioni della legge sull'esportazione degli armamenti e sospetti casi di corruzione. 

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Non poteva mancare l'ombra delle inchieste della magistratura su Piaggio Aerospace, l'azienda strategica della difesa da almeno due anni sull'orlo del fallimento, ora finita in una strana storia di tangenti, cessione di segreti militari e persino casi di corruzione di esponenti dell'Aeronautica o della Guardia di Finanza. Mercoledì 23 novembre, durante un incontro le sigle sindacali, i vertici di Piaggio, in primis l'amministratore delegato Renato Vaghi, hanno rassicurato i lavoratori sulla liquidità nel breve periodo (gli stipendi torneranno a essere pagati per Natale ndr), hanno confermato lo spezzatino, ovvero la ristrutturazione dell'impresa con lo spacchettamento della parte motori e la cessione degli asset civili. Se riguardo alla parte motori la trattativa commerciale è in corso con il fondo tedesco Aurelius (si parla di un affare da 4 milioni di euro), sul ramo d'azienda Evo i contatti sono con Pac Investment, una società registrata in Lussemburgo dietro cui si cela un gruppo di investitori cinesi insieme con alcuni ex dirigenti Piaggio.

LA EMAIL DEL 2015. Su quest'ultimo capitolo il ministero della Difesa ha posto il golden power, anche se potrebbe presto sorgere un altro tipo di problemi, forse di tipo giudiziario. Proprio durante l'incontro con Vaghi, infatti, i sindacati, oltre a mostrare dubbi sullo “spezzatino”, hanno chiesto conto di un articolo uscito su Il Giornale dove si dà notizia di una email del 29 marzo del 2015, scritta dall'ex amministratore delegato Carlo Logli a Homaid Al Shimmari, numero uno del fondo Mubadala, azionista principale proprio di Piaggio Aerospace. In questo documento, di cui anche Lettera43.it è entrata in possesso, si informano i vertici della società emiratina di presunti reati che avrebbe commesso Alberto Galassi, che all'epoca aveva lasciato il posto a Logli per diventare presidente. Le accuse sono pesanti. Si parla di tangenti e violazione della legge sull'esportazione degli armamenti, come di una gestione molto particolare dell'ufficio di Roma, con presunti casi di corruzione con viaggi alle Seychelles per dirigenti dell'Aeronautica Militare, della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera.

Logli parla di un uso illecito di voli privati della Kair di Antonio Orsero. Si menzionano persino accordi sottobanco con manager cinesi per contrastare Mubadala. Non solo. A tutto questo si aggiunge una lunga lista di indagini a carico di quello che in questo momento è l'amministratore delegato del gruppo Ferretti, controllato appunto dai cinesi di Weichai. Alle domande dei sindacati i vertici non hanno risposto. Del resto quali sono i nomi dietro Pac Investment? C'è proprio quello di Galassi, insieme con Eligio Trombetta, ex direttore generale di Piaggio e Giuliano Felten, per 13 anni in Piaggio, ora direttore della divisione militare sempre del gruppo Ferretti. In pratica se l'operazione dovesse andare in porto la parte jet executive andrebbe nelle mani di quel gruppo di dirigenti contro cui proprio Logli se la prendeva nella missiva del 2015.

SOLDI MAI DICHIARATI. L'ex amministratore delegato spiegava il meccanismo e le cifre con cui Galassi, che era già stato sotto indagine dalla procura di Ascoli Piceno quando era manager di Hendo e Lakeside Invest, avrebbe violato la legge sull'esportazione degli armamenti, arrivando a pagare persino presunte tangenti: «Nel periodo 2010-2012», scrive Logli, «Piaggio ha ricevuto da Adasi 81 milioni di euro senza possedere le relative licenze di esportazione, mentre in realtà materiali e documenti sono stati esportati». Inoltre, i soldi ricevuti da Piaggio da Adasi a partire dal 2010 e 2014, circa 174 milioni di euro, non sono mai stati dichiarati alle banche come entrate da programmi militari. «L'assenza di licenza di esportazione è un reato», scrive Logli, che spiega che se avesse divulgato questi particolari avrebbe causato un procedimento penale per Piaggio e con tutta probabilità l'arresto di Galassi. Sarebbe stata violata la legge 185/90, varata dopo lo scandalo Bnl Atlanta, il trattato Mtcr e la mancata comunicazione all'Uama, unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento: Galassi, Felten e Trombetta erano all’epoca dei fatti «procuratori speciali proprio sulla legge 185».

RILANCIO FALLITO. Le accuse di Logli, oltre a gettare un'ombra sulla gestione di un'azienda strategica per la produzione del drone P.1HH, ora impegnata su quello armato P.2HH, compromette definitivamente il rilancio voluto nel 2014 dall'allora premier Matteo Renzi. Furono proprio Renzi e l'allora sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti a fidarsi di Galassi su consiglio dell'ex numero uno della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo. Il quartetto si accompagnava spesso all'emiro Mohammed Bin Zayed, proprietario del Manchester City, squadra di calcio dove Galassi è consigliere di amministrazione. Possibile che nessuno sapesse della lettera di Logli? Possibile che neppure Renzi e Lotti si siano mai interrogati su Orsero, finanziatore della Leopolda, che secondo Logli vanta un contratto con Piaggio di 1,8 milioni di euro per un servizio di voli privati? Non è che di questi voli hanno approfittato un po' tutti, anche del governo Renzi?

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