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27 Novembre Nov 2017 1527 27 novembre 2017

Glifosato, tanto rumore per nulla: l'Ue rinnova la licenza

Sì al commercio per altri cinque anni. Diciotto Stati hanno votato a favore, nove contro. Tra cui l'Italia. Che però aveva approvato la relazione delle agenzie Ue. E ora c'è già chi spera in un ricorso alla Corte Ue. 

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da Bruxelles

Non sono servite le manifestazioni, le prese di posizione del parlamento europeo e la firma di quattro milioni di cittadini. Al terzo voto in due mesi, a Bruxelles è stata trovata la maggioranza per approvare il rinnovo della licenza del glifosato, il più famoso e utilizzato erbicida a livello globale mondo. Diciotto Paesi Ue hanno votato favore, nove contro, tra cui l'Italia. E un Paese, il Portogallo, si è astenuto.

LA GERMANIA CAMBIA POSIZIONE. La Germania che nel primo e nel secondo voto non si era espressa, questa volta ha votato a favore, allineandosi alla maggioranza dei Paesi dell'Est europa, ai Nordici, Baltici e Scandinavi e alla Gran Bretagna, che fanno fortemente uso del pesticida, ma anche a un grande Stato mediterraneo come la Spagna. Anche Romania, Bulgaria e Polonia che si erano astenute perché volevano un rinnovo più lungo di cinque anni, hanno detto sì. Contro, oltre all'Italia, si erano invece schierati la Francia, il Belgio e il Lussemburgo, i Paesi mediterranei, Grecia, Croazia, Cipro e Malta e l'Austria.

LICENZA IN SCADENZA. La Commissione Ue rischiava di trovarsi a gestire una situazione politicamente esplosiva. La licenza del glifosato scadeva infatti il prossimo 15 dicembre. Senza il voto sul rinnovo, il pesticida sarebbe stato vietato in tutti gli Stati dell'Ue. Ma per capire come si è arrivati fin qui, bisogna partire dall'inizio. E cioè da quando l'Iarc, il ramo dell’Organizzazione mondiale della sanità che si occupa dei tumori, ha definito il glifosato, o meglio le miscele che lo contengono, come potenzialmente cancerogene per l’uomo, cancerogene per gli animali e geneticamente tossiche anche per il dna umano.

Le due agenzie Ue che si occupano della sicurezza alimentare (Efsa) e delle autorizzazioni ai prodotti chimici (Echa), che però analizzano solo il principio attivo della molecola e non la miscela che viene effettivamente commercializzata, hanno invece definito la sostanza non cancerogena.

L'EFFETTO MONSANTO PAPERS. Nel frattempo però, dall’altra parte dell’Oceano, hanno iniziato a essere pubblicate le carte del processo intentato da centinaia di agricoltori contro la Monsanto al tribunale di San Francisco. E si è scoperto che la società americana pagava gli scienziati per apporre il loro nome su studi realizzati internamente all’azienda. Lo scandalo Monsanto Papers si è tradotto in una messa in discussione del metodo utilizzato dalle agenzie dell'Unione, ma anche in critiche sempre più aspre all'agenzia dell'Oms, che contava tra i suoi esperti anche il legale dei contadini in causa contro la Monsanto.

LO SCONTRO IARC- REUTERS. Gli scienziati dello Iarc hanno accusato le grandi aziende produttrici di glifosato di portare avanti una campagna diffamatoria nei loro confronti. E l’agenzia ha dovuto persino pubblicare comunicati per difendersi, dopo che l’agenzia Reuters l’aveva accusata di aver cancellato all’ultimo uno studio che avrebbe dimostrato che il glifosato non provocava il cancro. Quello studio, hanno replicato dalla Iarc, era basato su una quantità di dati insufficienti.

Sulle agenzie Ue, invece, il fuoco è stato aperto dal Guardian: il 14 settembre il quotidiano britannico ha pubblicato un articolo che sosteneva che la conclusione dell’Efsa sul glifosato fosse in buona parte frutto di un copia e incolla di uno studio del Glyphosate think tank, cioè un think tank al servizio degli interessi dell’agro industria. Ma la questione è più complessa.

GLI STUDI UE SONO A CARICO DELLE IMPRESE. L’11 ottobre il capo dell’unità pesticidi dell’Efsa, José Tarazona, in audizione di fronte alla Commissione ambiente del parlamento europeo ha riepilogato il metodo utilizzato dalle agenzie Ue per dare la luce verde al commercio di un principio attivo. L’azienda presenta la domanda relativa a una data sostanza a un’autorità di uno Stato membro, nel caso del glifosato era l’autorità tedesca. Gli studi originali sono a carico delle aziende, in modo che sia il privato ad investire per ottenere dati che possono essere poi rivisti dai regolatori. Le conclusioni sono poi inviate all’Efsa o all'Echa o all'Ema, l'agenzia del farmaco che Milano si ospitava ad ospitare, e riviste dai loro esperti e sottoposte a un processo di revisione pubblica e discusse e approvate dagli esperti di tutti i Paesi membri.

Nel caso del glifosato, quindi, la conclusione si è basata sull'analisi dell'autorità tedesca a sua volta basata sugli studi delle imprese produttrici di pesticidi a base di glifosato. E tutti gli Stati membri tranne la Svezia l'hanno approvata. Italia compresa. Lettera43.it ha chiesto circa tre settimane fa al ministero della Salute chi fosse l’esperto scelto dall'Italia per la valutazione, ma il ministero non ha mai risposto. In ogni caso dopo lo scandalo dei Monsanto Papers le posizioni di alcuni Paesi sono cambiate. L'Austria per esempio ha dichiarato che si sarebbe astenuta finché non fosse stata fatta chiarezza sulla vicenda. Francia, Italia e Lussemburgo hanno chiesto ufficialmente al Consiglio europeo di valutare la possibilità che Efsa e Echa in alcuni casi conducano autonomamente gli studi. Una richiesta che prevederebbe il finanziamento degli Stati membri e che peraltro non prende in considerazione un'altra possibilità molto più semplice. Quella, spiega Marco Affronte dei Verdi, che nella revisione delle agenzie gli studi indipendenti siano considerati a pari livello di quelli condotti dalle aziende.

LA SPACCATURA TEDESCA. In mezzo a questo dibattito, il parlamento europeo ha votato una risoluzione che chiedeva il rinnovo della licenza per soli tre anni e la preparazione all'uscita del glifosato dal mercato. E gli Stati si sono spaccati. Almeno fino al voto del 27 novembre. Il dibattito politico comunque non sembra destinato a finire qui. Il sì della Germania, inatteso, ha avuto già ripercussioni interne. L'astensione, ha dichiarato il ministro dell'Ambiente Barbara Heindricks, era frutto di un accordo tra Spd e Cdu, che il ministro dell'Agricoltura Chrstian Schmidt avrebbe violato. Non proprio un buon auspicio per la Grande coalizione a cui si lavora a Berlino. E c'è già chi spera che l'iniziativa dei cittadini contro il glifosato si traduca in un ricorso alla Corte di giustizia dell'Ue.

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