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28 Novembre Nov 2017 1316 28 novembre 2017

«La pensione? Oggi si integra tramite i fondi pensione aperti»

In tempi di incertezza lavorativa la previdenza complementare diventa un investimento e un ammortizzatore sociale.

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Accantonare risorse finanziarie per avere una pensione più ricca. È questa l’idea dietro al fondo aperto «Il Mio Domani», lanciato da Intesa Sanpaolo per venire incontro alle esigenze dei lavoratori dipendenti. Si tratta di uno strumento di risparmio, rivolto a chi vuole costruire una pensione integrativa attraverso versamenti personali e/o del trattamento di fine rapporto (TFR). Una soluzione innovativa che si affianca alla contribuzione ‘standard’ e che, considerato lo scenario incerto del mercato del lavoro di oggi, assume sempre più la funzione di ammortizzatore sociale. «La previdenza complementare», spiega Andrea Lesca, responsabile relazioni reti, clienti e fondi previdenziali di Intesa Sanpaolo Vita, «si basa sul regime di ‘contribuzione definita’ per cui la posizione individuale dipenderà dall’importo dei contributi versati, dalla durata del periodo di versamento e dai rendimenti ottenuti dall’investimento sui mercati finanziari».

Andrea Lesca, responsabile relazioni reti, clienti e fondi previdenziali di Intesa Sanpaolo Vita.

IL FONDO PENSIONE AIUTA I DIPENDENTI. Si può aderire al fondo su base individuale o su base collettiva, in questo caso la decorrenza e la periodicità dei versamenti è fissata dai contratti o dagli accordi aziendali. Il fondo pensione prevede quindi opzioni di investimento diversificate per profili di rischio/rendimento. Ma come funziona? Il lavoratore al momento dell’adesione può sfruttare tre leve per costruire una valida pensione integrativa. Può investire il TFR, può contribuire stabilendo l’importo del versamento periodico (fisso o proporzionale al proprio reddito) o può effettuare versamenti una tantum. Il tutto beneficiando di agevolazioni non previste per altre forme di risparmio. «I vantaggi fiscali sono diversi - dice Lesca - penso alla deducibilità dal reddito dei versamenti fino al limite di 5.164,57 euro l’anno in base all’aliquota marginale del lavoratore. C’è poi la tassazione dei rendimenti con aliquota del 20%, inferiore ad altre forme di risparmio e la tassazione delle prestazioni pensionistiche ad aliquota massima del 15%, che si riduce negli anni fino al 9%». Ma dove va a finire il TFR?«Il lavoratore dipendente può decidere di finanziare la propria pensione integrativa utilizzando tutto o parte del suo TFR maturando, che equivale al 6,91% del suo reddito lordo. In questo modo, senza intaccare la propria capacità di risparmio, incrementa l’investimento previdenziale».

L'ESEMPIO PRATICO. Prendiamo ad esempio un impiegato di 35 anni che lavora da 10 anni e ha una retribuzione annua lorda di 35mila euro (RAL). Al momento del pensionamento a 67 anni avrà una copertura pensionistica pubblica del 82% rispetto all’ultimo reddito da lavoro. «Se l’impiegato decidesse di aderire oggi al fondo pensione - spiega Lesca - versando per esempio il 10% circa della propria RAL (6,91% corrispondente all’accantonamento annuo del TFR, 1,5% di contribuzione a proprio carico e 1,5% di contribuzione a carico datoriale) sulla base delle ipotesi utilizzabili oggi indicate dalla Covip, il lavoratore potrebbe ottenere a 67 anni un’integrazione pensionistica pari al 17%». Un sistema pensato per consentire a chi sta chiudendo la carriera di affrontare al meglio l'incertezza della situazione reddituale al momento del pensionamento.

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