Povertà Assoluta 150715131053
1 Dicembre Dic 2017 1055 01 dicembre 2017

Censis, con la ripresa cresce il rancore: cosa dice il rapporto

Produzione industriale e consumi mostrano segnali incoraggianti, ma buona parte del Paese resta indietro. Oltre un milione e mezzo di persone in povertà assoluta e ceto medio sempre più in crisi.

  • ...

La ripresa c'è, ma cresce l'Italia del rancore. È l'analisi del Censis nel rapporto sulla situazione sociale del Paese. Secondo l'istituto di ricerca, «persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura: il rimpicciolimento demografico del Paese, la povertà del capitale umano immigrato, la polarizzazione dell'occupazione che penalizza l'ex ceto medio». «Non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore». Infine, «la paura del declassamento è il nuovo fantasma sociale».

È boom delle persone in povertà assoluta

Sono oltre 1,6 milioni le famiglie che nel 2016 sono in condizioni di povertà assoluta, con un boom del +96,7% rispetto al periodo pre-crisi. Gli individui in povertà assoluta sono 4,7 milioni, con un incremento del 165% rispetto al 2007. Tali dinamiche incrementali hanno coinvolto tutte le aree geografiche, con un'intensità maggiore al Centro (+126%) e al Sud (+100%).

Il 78% degli italiani non ha fiducia nel governo

L'84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel governo, il 76% nel parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, Regioni e Comuni. Il rapporto osserva come «l'onda di sfiducia che ha investito la politica e le istituzioni non perdona nessuno». Il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese, il 64% è convinto che la voce del cittadino non conti nulla, il 75% giudica negativamente la fornitura dei servizi pubblici. «Non sorprende che i gruppi sociali più destrutturati dalla crisi, dalla rivoluzione tecnologica e dai processi della globalizzazione siano anche i più sensibili alle sirene del populismo e del sovranismo», osserva il Censis.

Oltre la metà degli italiani ingannati dalle fake news

A più della metà degli utenti di internet italiani è capitato di dare credito a notizie false circolate in rete (spesso al 7,4%, qualche volta al 45,3%, per un totale pari al 52,7%). La percentuale scende di poco, anche se rimane sempre al di sopra della metà, per le persone più istruite (51,9%), ma sale fino al 58,8% tra i più giovani, che dichiarano di crederci spesso nel 12,3% dei casi. Per tre quarti degli italiani (77,8%) quello delle fake news è un fenomeno pericoloso. Soprattutto le persone più istruite ritengono che le bugie sul web vengono create ad arte per inquinare il dibattito pubblico (74,1%) e che favoriscono il populismo (69,4%).

In netto calo i reati denunciati

Nel 2016 i reati denunciati in Italia sono stati 2.487.389, l'8,2% in meno rispetto al 2008. In cima alla graduatoria per numero di reati denunciati si trovano Milano con 237.365 reati (ma in diminuzione del 15,5% rispetto al 2008), Roma con 228.856 (in diminuzione del 3,3% nel periodo considerato), Torino (136.384, -11,7%) e Napoli (136.043, -4%). Se si considera il «peso» della criminalità sul territorio, cioè l'incidenza dei reati sulla popolazione, al primo posto rimane Milano con 7,4 reati ogni 100 abitanti, seguita da Rimini (7,2), Bologna (6,6) e Torino (6,0). Nel breve periodo diminuiscono omicidi, rapine e furti, ma crescono i borseggi, i furti in abitazione, le truffe tradizionali e su Internet. Nel 2016 sono stati denunciati 162.154 borseggi, con un'incidenza media nazionale di 2,7 borseggi ogni 1.000 abitanti e un aumento del 31% dal 2008. Dal 2008 al 2016 le truffe sono cresciute del 45,4% (151.464 nell'ultimo anno).

Acquisti in nero per quasi 30 milioni di italiani

Ben 28,5 milioni di italiani dichiarano di avere acquistato 'in nero' nell'ultimo anno almeno un servizio o un prodotto, senza scontrino o fattura. Il 35,6% ha acquistato in nero servizi da artigiani (idraulici, elettricisti, imbianchini, ecc.), il 22,1% da professionisti e strutture sanitarie (medici, dentisti, ecc.), il 20,3% ha consumato in nero in bar o pizzerie, il 19,1% presso ristoranti, trattorie o enoteche; il 14,7% ha fatto acquisti in nero presso negozi di alimentari, macellerie o salumerie, il 14,6% presso negozi non alimentari (dalle ferramenta alle tintorie). Il 13,2% ha acquistato in nero servizi di professionisti come avvocati, architetti, ingegneri, geometri.

Migliora la condizione occupazionale delle donne

«Le donne migliorano la loro condizione occupazionale nel corso degli ultimi mesi», rileva il rapporto Censis. «Tra il primo semestre 2016 e il primo semestre 2017 il successo nella ricerca di un lavoro ha premiato 133 mila donne, con un incremento dell'1,4% delle donne occupate a fine periodo. Il tasso di occupazione sale di quasi un punto, due decimali in più rispetto all'aumento del tasso di occupazione maschile». Mentre «a fronte di una maggiore partecipazione (il tasso di attività femminile aumenta dello 0,9% tra i due semestri) si estende, seppure di un solo decimo di punto, il numero delle donne in cerca di un impiego, portando il tasso di disoccupazione a crescere di 4 decimi di punto». Se «nel 1977 il divario tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile era pari a 41,4 punti percentuali», nel primo semestre di quest'anno «ci consegna un'immagine ancora non positiva, poiché i punti del divario si sono ridotti notevolmente, ma la distanza da colmare è ancora di ben 18 punti».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso