Europa Euro Eurozona 111207201520
1 Dicembre Dic 2017 1250 01 dicembre 2017

Riforma dell'Eurozona, senza la Germania slitta il confronto

La discussione doveva tenersi a dicembre. Ma Berlino non può esprimere un giudizio. Si va a fine gennaio. E intanto c'è chi è pronto a mettere sul tavolo la riduzione dei titoli di Stato nei bilanci delle banche.

  • ...

da Bruxelles

La discussione sulla riforma dell'Eurozona non s'ha da fare, almeno per ora. In occasione del discorso sullo Stato dell'Unione, Jean-Claude Juncker aveva presentato una road map con una data di inizio precisa: il 6 dicembre la Commissione presenterà le sue proposte, inclusa la trasformazione dell'Esm, il meccanismo di stabilità, in un fondo economico comunitario e l'accorpamento della presidenza dell'Eurogruppo, istituzione ancora assurdamente informale, a commissario all'euro e vicepresidente della Commissione. E quindi il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk aveva fissato l'agenda delle riunioni dei capi di Stato che quelle proposte devono discutere e su cui hanno l'ultima parola: un Eurosummit il 15 dicembre tra i 28 leader, preceduto da una discussione tra i ministri dell'Eurozona il 4 dicembre.

BERLINO NON PUÒ ESPRIMERSI. Ma nel preparare questo ambizioso percorso, dopo le proposte di Emmanuel Macron e il non paper di Wolfgang Schaeuble, nessuno aveva previsto che la Germania si sarebbe ritrovata nell'instabilità. Non tanto senza governo - questo era previsto - ma ancora senza un'idea precisa sulla possibilità di formarlo e con lo spettro concreto di tornare a nuove elezioni. E ora ciò che nessuno aveva immaginato fa deragliare le agende di Bruxelles. Poco importa che il portavoce di Juncker abbia assicurato che si andrà avanti. La Commissione metterà sul tavolo la proposta, ma fonti diplomatiche fanno sapere che Berlino in questo momento è nelle condizioni di esprimere un'opinione e quindi il dibattito slitterà.

La possibilità di una nuova grossa coalizione tra Spd e Cdu potrebbe influenzare profondamente l'approccio tedesco. «Noi abbiamo bisogno di un'altra Europa. E le iniziative di Macron non possono ricevere sempre un no dalla Germania», è stata la prima dichiarazione del leader socialista Martin Schulz alla stampa in merito alla posizione del suo partito sulle trattative per l'esecutivo. E per essere ancora più chiaro ha aggiunto: «La Germania deve essere di nuovo una forte nazione europeista. Senza questo non ci sarà alcun sostegno a un nuovo governo».

DISCUSSIONE RIMANDATA A FINE GENNAIO. Di fronte a questa linea rossa, la Csu bavarese, il partito gemello della Cdu e la trazione a destra della coalizione, spinge per un esecutivo di minoranza. E intanto lo stallo di Berlino si trasforma nello stallo anche degli altri 18 Paesi dell'area euro. Tanto che secondo fonti di Bruxelles è probabile che il dossier venga discusso al prossimo Eurogruppo fissato per il 22 gennaio. In mezzo, paradossalmente, l'Eurosummit: annunciato come il grande punto di inizio del cantiere potrebbe risultare inutile. In compenso i ministri delle Finanze il 4 dicembre discuteranno sicuramente di Unione bancaria. E non solo di riduzione dei rischi, leggi crediti deteriorati, e della garanzia dei depositi a cui i Paesi nordici si oppongono.

SUL TAVOLO IL DOSSIER TITOLI DI STATO. Sempre secondo fonti di Bruxelles, infatti, alcuni Stati sarebbero pronti a mettere sul tavolo anche il dossier - importante per l'Italia - della riduzione del rischio sovrano, cioè del possesso dei titoli di Stato, nei bilanci delle banche. Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ha già dichiarato che senza questa norma non ci può essere una garanzia dei depositi. Ma molto dipenderà da come reagiranno i ministri alle proposte dei rigoristi. Se l'eventuale ritorno dell'Spd nel governo è sicuramente una buona notizia per chi scommette su una maggiore integrazione europea, in generale i tempi non giocano a favore dell'Italia. A fine gennaio, Roma sarà già in piena campagna elettorale. E che anche Roma sia capace di dettare i tempi è tutto da vedere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso