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2 Dicembre Dic 2017 0900 02 dicembre 2017

Vaticano, gli scandali dello Ior e le ripercussioni sulla Santa Sede

Prima i casi dell'ex direttore Cipriani e dell'ex presidente Caloia. Ora il licenziamento del direttore aggiunto Mattietti. In mezzo la riforma finanziaria. E una gestione ancora imperfetta. Che rischia di lasciare il segno.

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«La decisione di licenziare Giulio Mattietti l’ha presa il suo superiore, cioè Jean Baptiste de Franssu». È quanto spiega un’autorevole fonte vaticana in merito alla vicenda del direttore aggiunto dello Ior “allontanato” dall’Istituto lunedì 27 novembre. «Mattietti non è più un dipendente vaticano, la decisione presa gli è stata comunicata e lo stesso giorno ha lasciato definitivamente il suo incarico e l’ufficio ma, attenzione, non c’è alcuna azione penale aperta nei suoi confronti». In ogni caso la decisione è frutto, inevitabilmente, di un’indagine interna, Una o più irregolarità sono state sicuramente registrate, del resto non si arriva a una decisione tanto grave senza aver fatto tutte le dovute verifiche; l’indagine, anzi, non sarebbe neanche terminata.

«NON SI TORNA INDIETRO». E in effetti è stato categoricamente escluso che il manager torni negli uffici del Torrione di Niccolò V dove si trova l’istituto finanziario della Santa Sede, anche solo a riprendersi le sue cose, ogni rapporto di lavoro è cessato. «Non tornerà allo Ior», precisano Oltretevere, «certo è libero di entrare in Vaticano come qualunque cittadino, ma non lavora più qua; concluso il rapporto non si torna indietro», si precisa per far intendere che il passo compiuto è definitivo, non c’è possibilità di appello né ipotesi di successivi ripensamenti. Peraltro, da parte delle autorità dell’istituto, non si vuole correre il rischio che l’ex direttore aggiunto possa tornare nel suo ufficio e modificare o manomettere i dati presenti nel suo computer o altri documenti. Il quadro generale, di conseguenza, indica che comunque esistono – a giudizio delle autorità vaticane - prove chiare di scelte o comportamenti sbagliati, in qualche modo dannosi per lo stesso Ior, da parte del funzionario.

Il licenziamento in tronco del manager della ‘banca vaticana’ è però avvenuto senza clamore: da parte dello stesso Mattietti non c’è stata alcuna contestazione, sottolineano in Vaticano, questi ha infatti lasciato senza discussioni il suo posto, e soprattutto «senza alcuna scorta dei gendarmi, non è stato forzato ad andarsene» come era apparso in alcune ricostruzioni della prima ora. Il fatto è che dalla sede dello Ior al confine più vicino con lo Stato italiano, quello di porta Sant’Anna, ci sono poche centinaia di metri che l’alto funzionario vaticano ha percorso non da solo ma in compagni di qualche altro funzionario e collega dello Ior.

LA PRECISAZIONE DELLO IOR. Lo stesso istituto ha tenuto poi a precisare in un comunicato diffuso il primo dicembre che «i provvedimenti enfatizzati in questi giorni dai mezzi di comunicazione sono pienamente legittimi e si inquadrano nelle normali e fisiologiche vicende della gestione». Inoltre «la mancata divulgazione degli stessi da parte dell’Istituto ha inteso unicamente tutelare gli interessati», al contempo «molti dei dettagli pubblicati sulla stampa sono non corretti e lo Ior prende le distanze da tali affermazioni». Il testo si chiude con una sorta di rassicurazione finale nella quale si riafferma che «il percorso di rinnovamento intrapreso dall’Istituto prosegue regolarmente e senza esitazioni sotto la guida degli organi di governance e la supervisione delle autorità preposte». Si insiste di fatto su due punti: la rimozione del direttore aggiunto era legittima ed è stata gestita all’interno dello Ior trattandosi di vicenda «normale e fisiologica».

Significativo, al momento, che non vi sia da parte delle autorità vaticane «nessuna indagine penale nei suoi confronti». In Vaticano, peraltro, si esclude con nettezza anche qualsiasi rapporto fra la vicenda Mattietti e quella dell’ex Revisore generale della Santa Sede Libero Milone, mandato via il 20 giugno scorso con accuse pesanti da parte della Segreteria di Stato (Milone avrebbe compiuto un’opera di dossieraggio ai danni di alcuni alti prelati) alle quali tuttavia lo stesso ex Revisore ha risposto nel mese di settembre in modo dettagliato. Né, infine, risultano collegamenti con un altro recente licenziamento di un dipendente dello Ior: «La vicenda di Mattietti è del tutto indipendente», si spiega. Tuttavia, si fa notare in Vaticano, la definizione di vicedirettore data dai media non è del tutto esatta: la figura del vicedirettore infatti è prevista nell’organigramma dell’ Istituto ma non è stato nominato, il ruolo di Mattietti era quello di direttore aggiunto, «un gradino più su». Dunque, un manager che aveva poteri molto ampi. Resta da vedere se le irregolarità emerse, sono state registrate dall’Aif, l’Autorità d’informazione finanziaria che vigila sull’operato dell’istituto, o se sono state scoperte all’interno dello stesso Ior.

UNA DOPPIA CHIAVE DI LETTURA. Di certo c’è che Mattietti era stato nominato nel 2015 insieme al nuovo direttore dello Ior, Gian Franco Mammì, dentro la cornice di una lunga opera di riforma e trasparenza finanziaria che riguardava l’insieme delle finanze del papa. Sia Mammì che Mattietti facevano parte delle risorse ‘interne’ dell’istituto, vantavano cioè conoscenze e lunga esperienza nello Ior; l’ex direttore aggiunto aveva cominciato la sua carriera negli uffici del Torrione di Niccolò V addirittura dal 1995. La vicenda ha una prima doppia chiave di lettura: da una parte desta sconcerto per l’alta carica ricoperta dal manager mandato via nel quadro delle sempre turbolente finanze vaticane, segno che comportamenti non rispettosi delle norme e delle leggi introdotte negli ultimi anni proseguono; allo stesso tempo dice che i controlli sulle violazioni o su scelte giudicate errate, magari dal punto di vista gestionale e finanziario, ci sono e producono effetti, sgradevoli dal punto di vista mediatico ma necessari.

È chiaro, del resto, che in gioco c’è più della credibilità di una ‘banca’, ogni incongruenza mette infatti a rischio l’immagine della Santa Sede in una materia, quella finanziaria, divenuta particolarmente sensibile per l’opinione pubblica mondiale e sulla quale - occorre ricordarlo – si valuta almeno in parte la portata della riforma della Curia e della Chiesa portata avanti da Francesco. In questo contesto, non possono essere tralasciati alcuni precedenti. Il più recente è quello del 10 ottobre scorso, quando dal Vaticano si fece sapere che «l'Istituto per le Opere di Religione ha avviato nei giorni scorsi davanti alle autorità giudiziarie competenti di Malta un'azione civile nei confronti di più soggetti terzi, ritenuti responsabili di averlo danneggiato significativamente nell'ambito di alcune attività di investimento cui l'Istituto ha partecipato». Andavano salvaguardati, proseguiva la nota, reputazione, investimenti economici e impegno per la trasparenza. I fondi maltesi chiamati in causa hanno contestato al Vaticano, da parte loro, una inadempienza contrattuale importante: quest’ultimo avrebbe versato solo una parte del denaro da investire in base all’accordo sottoscritto.

UN VADEMECUM FINANZIARIO. E però, al di là della contesa giudiziaria internazionale, resta da dire che Oltretevere da più di due anni si stanno valutando e passando al setaccio gli investimenti finanziari compiuti in un passato non troppo lontano – meno di 10 anni fa – che hanno causato perdite importanti. Si tratta di un tema nevralgico - una volta ridotto il fronte del riciclaggio e della clientela non autorizzata ad avere conti allo Ior che ha caratterizzato i decenni ruggenti dell’istituto - relativo alla qualità delle operazioni e speculazioni finanziarie. Non a caso lo stesso Ior ha messo di recente a punto una sorta di vademecum finanziario per indicare le modalità corrette entro le quali un istituto che rappresenta la Santa Sede deve operare (quattro i settori individuati: oculatezza degli investimenti, criteri etici, limiti operativi, salvaguardia del rischio reputazionale). Infine, sono state introdotte norme per la gestione amministrative interna alle quali il management deve adeguarsi, fra queste anche la riservatezza oltre che ovviamente la trasparenza.

UN MOMENTO SPARTIACQUE. Il contesto insomma è quello di un cantiere aperto, dove le cadute di figure di massimo livello nelle istituzioni finanziarie vaticane continuano. Per stare solo allo Ior, basti ricordare – senza andare fino all’epoca di monsignor Marcinkus - gli ex direttore e vicedirettore dell’istituto, Paolo Cipriani e Massimo Tulli (in carica fino a metà 2013), condannati in Italia, nel febbraio scorso, per violazione delle normative antiriciclaggio; un ex presidente dell’Istituto, stimato, come Angelo Caloia è sotto processo in Vaticano con l’accusa di peculato, (con lui anche l’ex direttore Lelio Scaletti, deceduto nel frattempo). Si tratta però di casi che segnano il passaggio fra un prima e un dopo la riforma finanziaria, appartengono insomma al passato. La vicenda attuale di Mattietti e quella di Milone sono però recenti, così come quella del cardinale George Pell, ex ministro delle finanze ora sotto processo in Australia nell’ambito di un procedimento nel quale è accusato di abusi su minori.

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