MARCHIONNE
2 Dicembre Dic 2017 1700 02 dicembre 2017

Marchionne accarezza il progetto di un polo Alfa-Ferrari-Maserati

In vista dell'addio a Torino, l'ad Fca ha capito che la Formula 1 è il viatico per realizzare il suo sogno: costruire bolidi a quattro ruote. Un percorso non semplice viste le difficoltà di Fca e le mire degli azionisti.

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«La minaccia che Ferrari possa abbandonare la F1 è seria ed è evidenziata dal fatto che l'accordo con Sauber prevede che nel 2020-21 Alfa Romeo possa andare da sola. Dobbiamo trovare un accordo per il bene di questo sport, la Ferrari non può mollare». Altrimenti c’è la Formula E. Non ha ancora vinto un mondiale, ma Sergio Marchionne - come ha ostentato durante la presentazione ad Arese della nuova scuderia - parla già come se fosse il Drake. Anche perché ha capito che la Formula1 è il viatico principale per realizzare il suo sogno per la vecchiaia: fare, lui manager finanziario per eccellenza, il costruttore di bolidi a quattro ruote.

IL PROGETTO DI UN POLO DI LUSSO. Marchionne starebbe accarezzando il progetto vagheggiato quasi un decennio fa dal suo arcinemico Luca Cordero di Montezemolo: creare un polo del lusso che unisca Ferrari, Maserati e Alfa Romeo. E come un suo altro illustre predecessore starebbe solleticando l’idea di farsi riconoscere dagli Agnelli la liquidazione in asset e non i soldi. Proprio come Cesare Romiti che si vide “regalare” Gemina e la porta principale per il Corriere della Sera.

Sergio Marchionne con Paolo Gentiloni.

Il ritorno del Biscione in Formula1, che l’anno prossimo schiererà Charles Leclerc e Marcus Ericsson, secondo alcuni osservatori andrebbe letto in questa direzione. Circa un decennio fa LdM capì prima di altri che il destino (tecnologico e commerciale) di questi marchi andava distinto da quello di Fiat. Prima di essere giubilato da Maranello, riuscì a blindare la Ferrari e lo fece mentre in molti malignavano che sperasse di strappare agli Agnelli uno spin off di quelle case.

FCA, LA SCADENZA DEL 2019. Quel che è certo è che il manager in maglioncino si diverte troppo nel mondo dei motori. E a differenza di quello che ripete appena può, non avrebbe alcuna voglia di lasciare il mercato dell’auto dal primo gennaio del 2019. Entro quella data l’ad di FiatChrysler deve realizzare due obiettivi che ha concordato con il suo azionista e di fatto ha garantito al mercato: diluire Fca in una realtà più grande e azzerare il debito del gruppo, che nonostante i tanti sforzi e le operazioni straordinarie (come lo spin off di Ferrari) supera ancora i 4 miliardi di euro.

ALLA RICERCA DI UN COMPRATORE EXTRA UE. Entro il 1 gennaio 2019 Marchionne potrebbe aver trovato un compratore fuori dall’Europa: nonostante si rilanci su un ipotetico interesse di Volkswagen, le piste più credibili portano a un partner cinese (come Geely che ha risanato Volvo) oppure la coreana Hyundai-Kia, che supererebbe anche i dubbi della Casa Bianca su un acquirente proveniente dall’ex Celeste impero. Ipotesi smentita però da Marchionne che ha sottolineato: «Con Hyundai solo una collaborazione tecnica, nessuna fusione. Niente da annunciare». Acquirenti di questo tipo, però, sarebbero interessati a mettere piede in mercati, come quello italiano e quello americano, per motivi diversi importanti dal punto di vista strategico. Ma soprattutto lavorano sui grandi numeri (quindi Jeep o la stessa Fiat), considerando poco interessanti marchi del lusso come Alfa e Maserati. Che resterebbero agli attuali azionisti di Fca.

Come detto, Marchionne starebbe vagheggiando un ruolo che gli permetta di restare nel settore anche dopo il 2019, quando lascerà Torino. Lui smentisce. «È una speculazione incredibile». Eppure la creazione di un polo del lusso potrebbe andare in questa direzione. Anche avendo un ruolo come azionista, visto che in questi anni gli Agnelli/Elkann l’hanno riempito di soldi e bonus (secondo il mensile svizzero Bilanz il suo patrimonio supera i 600 milioni) e non gli mancano gli agganci nel mondo della finanza per trovare fondi.

UN PIANO A OSTACOLI. Ma prima deve superare due criticità: al polo del lusso sarebbero interessati i suoi stessi azionisti, che in questi anni hanno mantenuto nella loro cassaforte macchine da soldi come Cnh o Ferrari. In secondo luogo Alfa e Maserati, da sole, non stanno in piedi. Il Biscione, per esempio, non ha sfondato in America e non dovrebbe raggiungere il target di immatricolazioni (170 mila auto) ipotizzato dal gruppo. «Sono ipotesi così lontane da quello potenzialmente fattibile nei prossimi anni», ammette lo stesso Marchionne. Da qui lo sbarco in Formula1 con Sauber che avrà i motori Ferrari: Alfa Romeo, per la cronaca, sarà di fatto soltanto lo sponsor principale delle monoposto, ma vuoi mettere il ritorno di un marketing per un marchio che di fatto ha il suo giusto riconoscimento soltanto in Italia?

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