Istat: un milione famiglie senza lavoro
5 Dicembre Dic 2017 1336 05 dicembre 2017

Ocse, i ventenni italiani in pensione a 71 anni

La stima nel rapporto pubblicato dall'organizzazione: per i nati nel 1996 peggio fa soltanto la Danimarca. Da noi il maggior scarto tra l'età di uscita dal lavoro per vecchiaia (66,7 anni) e il ritiro effettivo (sotto 63).

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L'età normale di pensionamento per la generazione nata nel 1996 dovrebbe crescere ulteriormente a 71,2 anni: è quanto si legge nel Panorama sulle pensioni dell'Ocse pubblicato a Parigi. Secondo l'organismo, l'Italia avrà l'età più elevata dell'intera zona Ocse dopo la Danimarca. Secondo le ultime tabelle della Ragioneria dello Stato nel 2065 l'età della pensione arriverà a 70 anni e sei mesi.

MEDIA OCSE ATTORNO AI 65 ANNI. «Dal 2011» - scrive l'Ocse nella scheda consacrata all'Italia - «c'è un legame automatico tra età pensionabile e aspettativa di vita. Dall'attuale livello di 66,6 anni per gli uomini e 65,6 anni per le donne, l'età normale della pensione dovrebbe rispettivamente salire ad almeno 67 anni e 66,6 anni nel 2019, per poi raggiungere i 71,2 anni per la generazione nata nel 1996». «Nell'Ocse» - si conclude nel documento - «solo Danimarca e Olanda avranno un'età pensionistica sopra i 70 per i nati nel 1996, contro una media Ocse di 65,8 anni per gli uomini e 65.5 anni per le donne».

SCARTO SOPRA LA MEDIA. L'Italia, inoltre, è il Paese che nell'Ocse ha per gli uomini l'età di uscita "effettiva" per pensionamento più bassa rispetto a quella di vecchiaia legale. Nel Panorama sulle pensioni 2017 l'Ocse sostiene che nel 2016 ci sarebbero stati tra l'età di uscita per vecchiaia (66,7 anni) e quella media effettiva 4,4 anni di differenza, il divario più alto nell'area Ocse. Si esce quindi abbondantemente prima dei 63 anni. In media nell'area il divario tra età legale ed effettiva di uscita per pensionamento è di 0,8 anni per gli uomini e di 0,2 anni per le donne.

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