Povertà: Boeri, tutelati solo gli over65
6 Dicembre Dic 2017 1029 06 dicembre 2017

Istat: in Italia 18 milioni di persone a rischio povertà

Il 30% delle persone residenti in Italia nel 2016 è a «rischio di povertà, esclusione». Secondo l'istituto di statistica sono aumentati sia l'incidenza di individui a rischio di povertà che la quota di quanti vivono in famiglie deprivate.

  • ...

Quasi uno su tre, il 30%, delle persone residenti in Italia, nel 2016 è a «rischio di povertà, esclusione sociale, registrando un peggioramento rispetto all'anno precedente quando tale quota era pari al 28,7%». Lo ha stimato l'Istat, spiegando che «aumentano sia l'incidenza di individui a rischio di povertà (20,6%, dal 19,9%) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1% da 11,5%), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8%, da 11,7%)».

18 MILIONI DI PERSONE ESPOSTE. Nel 2016 in Italia l'Istat ha stimato in oltre 18 milioni le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Questa la traduzione in numeri assoluti di una percentuale pari al 30%. Numeri che, ha fatto notare l'Istituto, vedono gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020 «ancora lontani: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale, precisamente pari a 18.136.663 individui, è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto».

SI ALLARGA LA FORBICE TRA RICCHI E POVERI. «Una significativa e diffusa crescita del reddito disponibile e del potere d'acquisto delle famiglie» che però si associa a «un aumento della disuguaglianza economica» oltre che «del rischio di povertà o esclusione sociale». In particolare, l'Istat ha spiegato, nel 2015, «la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata». Ecco che la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è allargata.

DIFFERENZE PIU' ALTE DELLA MEDIA UE. L'indice che misura la disuguaglianza tra i redditi in Italia risulta »sopra la media europea»: l'Italia, «nella graduatoria dei Paesi dell'Ue, occupa la ventesima posizione». L'Istat si è riferita a dati del 2015 e a cosiddetto indice di Gini (pari allo 0,331 contro lo 0,307 europeo). Guardando più in là, al 2016, l'Istituto fa notare che mentre da noi il rischio di povertà o esclusione sociale sale al 30% a livello Ue diminuisce (da 23,8% a 23,5%). Tuttavia non in tutti i Paesi accade lo stesso: si registra un rialzo su base annua anche per Romania e Lussemburgo.

VALORE PIU' BASSO PER I PAESI DEL NORD. Inoltre, «il valore italiano si mantiene inferiore a quelli di Bulgaria (40,4%), Romania (38,8%), Grecia (35,6%), Lettonia (30,9%)». Ma, ha detto ancora l'Istat, il rischio è «molto superiore a quelli registrati in Francia (18,2%), Germania (19,7%) e Gran Bretagna (22,2%) e di poco più alto rispetto a quello della Spagna (27,9%)». I Paesi con il livello più basso dell'indicatore sono Repubblica Ceca (13,3%), Finlandia (16,6%), Paesi Bassi e Danimarca (entrambi 16,7%).

3 ITALIANI SU 4 SOTTO I 30 MILA EURO. Sul fronte dei redditi in Italia, nel 2015 il 77,4%, delle persone ha percepito redditi sotto i 30 mila euro, se si considera il valore al lordo delle imposte ma al netto dei contributi sociali. «La distribuzione dei redditi individuali lordi» per classe di importo mostra che «oltre la metà (53%) è compresa tra 10.001 e 30.000 euro annui» e «circa un quarto (il 24,4%) è al di sotto dei 10.000 euro». Invece, «il 18,5% è tra 30.001 e 70.000« e «solo nel 2,8% dei casi si superano i 70.000 euro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso