Alitalia
7 Dicembre Dic 2017 0800 07 dicembre 2017

Cessione di Alitalia a Lufthansa, i numeri della partita sugli esuberi

I tedeschi chiedono il taglio di 2 mila lavoratori della parte volo per chiudere la trattativa. Il governo vuole uno sconto di 500 unità. Bad company, ricollocamenti, slot di Linate e Fiumicino: i punti sul tavolo.

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Cinquecento esuberi in meno e l’affare si può chiudere. Perché è questa la vera distanza tra il governo italiano e Lufthansa per concludere la cessione di Alitalia. A quanto pare ci sarebbe un accordo di massima su quasi tutto: creazione dell’ennesima bad company permettendo così ai tedeschi di prendere soltanto la parte aviation e di lasciare una parte dei debiti allo Stato italiano come hanno fatto prima di loro i capitani coraggiosi di Colannino e gli arabi di Etihad; un dimagrimento degli slot anche a Linate (dove guarda l’altro grande pretendente in questa partita, easyJet); un dimezzamento dell’operatività a Fiumicino, che vuol dire mandare a benedire tutte le belle parole della politica (a pochi mesi dal voto poi) sulla necessità di fare sistema in Italia nel campo dei trasporti.

DA RICOLLOCARE I 3 MILA DELL'HANDLING. Ma su un punto tedeschi e italiani proprio non riescono a mettersi d’accordo: gli esuberi. Alitalia ha quasi 11 mila dipendenti e prendendo solo la parte aviation di default Lufthansa si libera degli oltre 3 mila dipendenti dell'handling. Lavoratori che, spiegano gli esperti, possono comunque essere ricollocati vista la crescita dello scalo di Fiumicino.

Alitalia ha quasi 11 mila dipendenti, ma Lufthansa prenderebbe solo la parte aviation.

Eppure a Colonia vogliono di più: hanno fatto sapere al governo che la nuova Alitalia dovrà rinunciare anche ad altri 2 mila lavoratori della parte volo: per la stragrande maggioranza assistente di terra, gente che ha oltre 45 anni e che difficilmente troverebbe un nuovo lavoro in altre compagnie. Da qui il no dell’esecutivo, che vorrebbe dimezzare questa cifra, ma che - dicono fonti del dossier - sarebbe soddisfatto di strappare a Lufthansa uno sconto di 500 unità.

AMMORTIZZATORI SOCIALI SPUNTATI. Anche perché i sindacati confederali molto forti in questi comparto sanno bene che esuberi simili sarebbero difficili con gli attuali ammortizzatori sociali. All’epoca dei capitani coraggiosi la Cai ripartì con 4 mila maestranze in meno, ma a loro furono concessi 7 anni tra Cassa integrazione all’80% e mobilità. Adesso la copertura non supera neanche i tre anni.

Il ministro dei Trasporti Graziano Delrio. (Ansa)

Graziano Delrio, titolare delle Infrastrutture e con Carlo Calenda (Sviluppo) uno dei due ministri competenti sul dossier, ha dichiarato che le trattative per la cessione di Alitalia sono entrate nel vivo e non ha escluso che si possano concludere «in quattro, cinque settimane». In realtà l’amministratore delegato Carsten Spohr avrebbe spiegato ai suoi che non ha alcuna fretta.

I TEDESCHI NON HANNO FRETTA. Visto il contendere - la bad company e un numero sostanzioso di esuberi - Lufthansa preferisce trattare con il prossimo governo. Tra l'altro Lufthansa deve parallelamente occuparsi del rilancio di AirBerlin. E sa che può dettare i tempi, perché nessuno a Palazzo Chigi crede nell’offerta di easyJet (più interessata a prendere slot a Linate) o a quella di Cerberus, che non si è ancora palesata.

Luigi Gubitosi, commissario straordinario di Alitalia. (Ansa)

Intanto va avanti il lavoro dei commissari per provare a rendere la compagnia più appetibile. In quest’ottica il 5 dicembre 2017 Luigi Gubitosi ha sottolineato in un'audizione in Senato che «a fine novembre Alitalia aveva in cassa 836 milioni di euro». E ancora che la loro oculata gestione abbia permesso di «consumare pochi fondi». Mentre dalla Magliana hanno comunicato un boom dei check in digitali (sono il 56% del totale) e l’arrivo di una nuova app in questa direzione.

E LA POLITICA NON TOCCA IL TEMA. Gli esperti del settore fanno notare che dietro questi risultati non c’è soltanto la buona gestione, quanto la facilità che hanno i commissari a trattare con i fornitori da una posizione di forza, ritrattando sulle fatture pregresse. Eppure questo clima sta spingendo qualcuno a guardare con ottimismo a un’ipotesi autarchica: andare avanti con il risanamento sotto la bandiera statale. Per la cronaca neppure i tre commissari ci credono, ma rilanciano la cosa i sindacati autonomi minori, come i Cub, e ci spera la politica, che - sia a destra sia a sinistra - non tocca il tema. E proverà a non farlo in tutta la campagna elettorale.

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