Etruria: ostacolo vigilanza, assolti

Il caso Etruria

Boschi
16 Dicembre Dic 2017 1800 16 dicembre 2017

Banca Etruria e la valle dell'oro toscano che preoccupava Boschi

L'istituto aretino era l'asset strategico del primo distretto orafo d'Italia. Con 9,5 tonnellate di lingotti nei caveau per un valore di 300 milioni. Un'eventuale fusione con BpVi avrebbe favorito il Veneto. Il giro d'affari.

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Il 14 dicembre Giuseppe Vegas, presidente di Consob dal 2010 al 2017, ha dichiarato alla commissione di inchiesta parlamentare sulle banche che nel 2014 l'allora ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, parlò con lui della questione Banca Etruria esprimendo «un quadro di preoccupazione perché a suo avviso c’era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza e questo era un danno per la principale industria di Arezzo che è l’oro». Di cosa era preoccupato il ministro? Della tenuta del primo distretto orafo d'Italia, il cui sviluppo è stato sostenuto e garantito dall'istituto di credito aretino per più di 50 anni, istituto commissariato nel 2015 e poi acquisito da Ubi che l'ha trasformato nella Nuova Banca Etruria.

EXPORT ARETINO PER QUASI 2 MILIARDI. Parliamo di un distretto che conta 1.592 imprese, secondo i dati al 2014 dell'osservatorio nazionale distretti italiani, e impiega poco meno di 8 mila persone. Per dare un'idea: il secondo polo dell'oro italiano, quello di Vicenza, conta meno di 1.000 imprese, secondo lo stesso Osservatorio, e dà lavoro a quasi 5 mila persone. Nel 2016 le aziende dell'oro aretine hanno esportato beni per quasi 2 miliardi, 1 miliardo e 800 milioni per la precisione, -1,75% rispetto al 2015, mentre il competitor veneto ha sfiorato il miliardo e 400 milioni di export, +4,1% rispetto all'anno precedente (fonte: Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo).

Il presidente della Consob Giuseppe Vegas e il presidente della Commissione Banche della Camera Pier Ferdinando Casini.

Banca Etruria è stata da sempre l'asset strategico di questo comparto produttivo toscano, al punto da essere definita «la banca dell'oro»: innanzitutto perché è uno dei pochi istituti di credito, insieme con la Popolare di Vicenza, a essere autorizzato a vendere oro non lavorato; in secondo luogo perché è il più grande magazzino del prezioso metallo dopo Bankitalia (seppur a notevole distanza). Nei suoi caveau sono custodite più di 9 tonnellate e mezzo di lingotti, secondo una ricostruzione del Corriere della Sera del dicembre 2015, per un valore di oltre di 300 milioni di euro.

POSSEDUTO AL 100% UN BANCO METALLI. Etruria infatti è anche l'unica banca italiana che per anni ha posseduto al 100% un banco metalli, la Oro Italia Trading, che nel 2015 è finito sotto la lente di ingrandimento dei magistrati aretini per una presunta frode fiscale che sarebbe stata operata in alleanza con alcune aziende del settore. Tra gli indagati c'è infatti anche Plinio Pastorelli, che all'epoca dei fatti su cui indagano i magistrati toscani era consigliere delegato di Oro Italia Trading, dove era entrato come amministratore il 9 luglio 2007 uscendone quattro giorni dopo la notizia dell'indagine in corso, il 18 febbraio 2015.

Maria Elena Boschi.

Con l'arrivo di Ubi, nuovo proprietario della banca, Oro Italia Trading è finita in dismissione, anche se l'ad di Nuova Banca Etruria, Silvano Manella, ha assicurato che l'istituto continuerà a fare prestiti d'uso in oro per le imprese del territorio e a mantenere i servizi fino a oggi offerti dalla banca: «Potenzieremo questa attività specifica dove la vecchia Bpel era forte, ma non lo faremo attraverso questa società».

L'ESPOSIZIONE DELLA BANCA AUMENTAVA. E in effetti la Nuova Banca Etruria non ha perso tempo. Come risulta dai dati dalla stessa società, dall'inizio del 2017 l'istituto ha aumentato di oltre il 7% la sua esposizione verso le imprese del distretto orafo, concedendo nuovi prestiti, una tendenza che conferma quella del 2016, quando, considerando l’incremento del prezzo dell’oro, l’esposizione della Banca verso il comparto è cresciuta di quasi il 25%. Non solo. La banca ha visto aumentare anche di circa il 12% nel 2016 la giacenza di oro depositata nei suoi caveau.

Era opportuno che del caso si facesse carico un ministro delle Riforme, con nessuna competenza in materia bancaria, per di più legato da rapporti di parentela con gli ex vertici dell'Etruria?

Questa simbiosi finanziaria tra Etruria e la valle dell'oro toscano era al centro delle preoccupazioni dell'ex ministro Boschi. Una eventuale fusione con la disastrata Popolare di Vicenza avrebbe infatti non solo rischiato di gravare ulteriormente sulle già fragili condizioni economiche di Etruria, ma anche di penalizzare il distretto aretino nella concessione del credito favorendo così il competitor veneto.

INTERVENNERO LE IMPRESE ORAFE LOCALI. Quando a metà del 2014 la Popolare di Vicenza presentò l'Offerta pubblica di acquisto (Opa) sulla quasi totalità del capitale sociale di Banca Etruria, a esprimersi pubblicamente contro la fusione furono proprio le imprese orafe della zona, sostenute da Confindustria, dall'amministrazione locale, dai sindacati, in sostanza da una città intera. Resta da capire se di queste preoccupazioni era opportuno, sul piano politico, che si facesse carico un ministro delle Riforme, dunque con nessuna competenza in materia finanziaria, bancaria o di sviluppo economico, e per di più legato da rapporti di parentela con gli ex vertici dell'Etruria.

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