EDITORIA
19 Dicembre Dic 2017 1509 19 dicembre 2017

Editoria, i numeri del settore negli ultimi cinque anni

Tra il 2012 e il 2016 il settore ha perso 3.422 posti di lavoro: un calo del 20,8%. Le entrate sono diminuite del 25,7%. Ma nell'ultimo anno "solo" del 5%. I numeri di R&S Mediobanca.

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Rallenta la flessione del giro d'affari nell'editoria italiana. Secondo uno studio appena pubblicato da R&S Mediobanca, infatti, i ricavi aggregati dei nove principali gruppi nazionali nel 2016 si sono attestati a 3,7 miliardi di euro. Ancora in netto calo rispetto al 2012 (-25,7%), ma con un rallentamento nell'ultimo anno (-5%).

PERDITE DA 2 MILIARDI PER I GRUPPI PRINCIPALI. Tra il 2012 e il 2016 le conseguenze sull'occupazione sono state molto dure. Il settore ha infatti perso 3.422 posti di lavoro, un calo del 20,8% nel quinquennio considerato. Nel complesso i nove maggiori gruppi editoriali italiani hanno registrato perdite per 2 miliardi di euro, con poche eccezioni: soltanto Cairo Editore e il gruppo L'Espresso hanno chiuso il quinquennio in utile.

IL SOLE 24 ORE IN FONDO ALLA CLASSIFICA DELLA REDDITIVITÀ. Negativa anche la redditività industriale. La classifica per ebit margin 2016 vede al primo posto Cairo Editore (14,3%), al secondo Mondadori (5,2%) e al terzo L'Espresso (4,7%). In coda Il Sole 24 Ore (-15,4%) e Class Editori (-21,8%). Nel 2016 la struttura finanziaria resta mediamente solida, ma molto eterogenea, con i mezzi propri che rappresentano in media 1,4 volte i debiti finanziari. I più solidi nel 2016 sono Cairo Editore (senza debiti finanziari) e Caltagirone Editore, mentre i più fragili sono Il Sole 24 Ore ed Rcs MediaGroup.

Ricavi, margine operativo netto e investimenti nell'editoria italiana. Confronto con il resto d'Europa (fonte: R&S Mediobanca).

Anche sul fronte degli investimenti si registra un forte ridimensionamento: i 24 miliardi spesi del 2016, infatti, rappresentano un calo del 69% rispetto al 2012. Nello stesso anno, in Italia la diffusione cartacea è diminuita di 300 mila unità, passando da 2,9 a 2,6 milioni di copie medie al giorno (-33,3% sul 2012). In Europa, nello stesso periodo, ha visto un calo del 20,5%, in Nord America dell'11,6% e in America Latina del 12,1%. In Asia invece è aumentata, soprattutto grazie all'apporto dell'India, segnando un +40,1% nel quinquennio.

LA SITUAZIONE NEI PRIMI NOVE MESI DEL 2017. Se si prendono in considerazione anche i primi nove mesi del 2017, i numeri di R&S Mediobanca segnalano una nuova flessione dei ricavi per tutte le società. Si va dal -13% de Il Sole 24 Ore fino al risultato migliore registrato dalla Gedi, che depurato dell'acquisizione della Itedi segna una diminuzione irrilevante (-0,2%). Risultano inoltre in sensibile miglioramento sia la redditività industriale, sia quella netta del gruppo Rcs, consolidato da Cairo Communication a partire da settembre 2016, in gran parte come conseguenza di un'incisiva operazione di risparmio sui costi. Da segnalare il risultato netto negativo della Gedi (-144 milioni), che recepisce però un significativo onere fiscale di natura straordinaria derivante dalla definizione di un contenzioso relativo ad esercizi precedenti per 154,5 milioni di euro.

Quote di mercato dei principali gruppi editoriali italiani (fonte: R&S Mediobanca).

Considerando più in generale l'industria dei quotidiani nel mondo, il giro d'affari mondiale dell'industria dell'informazione nel 2016 si attesta a 153 miliardi di dollari, in calo dell'8,4% sul 2012. La riduzione, però, riguarda esclusivamente i ricavi da pubblicità cartacea (-26,9%), mentre aumentano quelli da diffusione cartacea (+3,4%), da diffusione digitale (un notevole +254,4%) e da pubblicità digitale (+32%). Il 91,6% del giro d'affari mondiale nell'editoria nel 2016, comunque, proviene ancora dalla carta stampata, segno di come a livello globale la gran parte degli investimenti pubblicitari e delle vendite si concentri ancora sui canali tradizionali.

GOOGLE E FACEBOOK PADRONI DELLA PUBBLICITÀ ONLINE. Come trend, prosegue l'inversione di tendenza iniziata nel 2014, quando i proventi da diffusione hanno superato quelli pubblicitari: nel 2016 il 56% del giro d'affari mondiale dell'industria dei quotidiani proviene dai ricavi diffusionali. In questo contesto la pubblicità digitale garantisce all'industria dell'editoria margini di guadagno esigui: su ogni euro speso in pubblicità digitale, ben 61 centesimi vanno alle cosiddette "advertising tech companies", soprattutto alle Big Web Companies: Google, con 75 miliardi nel 2016, si accaparra la maggiore quota di ricavi da pubblicità digitale, principalmente attraverso Google Search e YouTube. È seguita da Facebook, con 26 miliardi. Mentre al terzo e quarto posto ci sono le cinesi Baidu (9 miliardi) e Tencent (4 miliardi).

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