Lavoro
28 Dicembre Dic 2017 1448 28 dicembre 2017

Istat, oltre 6 milioni gli italiani in cerca di lavoro

I numeri dell'Annuario 2017 segnano una flessione del 3,5% nel numero di persone senza occupazione. Ma il nostro resta uno tra i Paesi più vecchi al mondo. E il disinteresse per la politica è in aumento.

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Sono 6,4 milioni gli italiani che si accingono a chiudere l'anno con la speranza di trovare un lavoro. Lo sottolinea l'Istat, facendo il punto sul 2016 nell'ultima edizione dell'Annuario. Si tratta di un autentico esercito, per quanto in calo del 3,5% rispetto all'anno precedente. La cifra, spiega l'istituo, si ottiene «sommando le forze lavoro potenziali ai disoccupati». Si riuniscono così quanti cercano attivamente un impiego a coloro che pur desiderando un'occupazione non risultano a caccia o non sono immediatamente disponibili. L'Istat parla in questo caso di un «bacino di individui potenzialmente interessati a lavorare».

Un italiano su quattro non mostra interesse per la politica

Si avvicinano le elezioni, ma gli italiani sembrano sempre più disinteressati alla politica. Seggi sempre più vuoti e sempre meno voglia di partecipare, di informarsi e di parlarne. Per l'Istat continua a crescere la disaffezione verso la cosa pubblica. Il crollo del voto (solo il 46% degli elettori ai ballottaggi per le amministrative di giugno) si è accompagnato a un minore desiderio di informarsi su siti e giornali e di guardare i talk show: il 24,5% non si informa mai sui temi politici, mentre 32,8% non ne parla mai.

Le famiglie sono sempre meno numerose

Aumentano le famiglie composte da una sola persona (da 20,5 a 31,6%) e si riducono quelle di cinque o più componenti (da 8,1 a 5,4%). Nel volgere di 20 anni, spiega l'istituto di statistica, il numero medio di componenti in famiglia è sceso da 2,7 (media 1995-1996) a 2,4 (media 2015-2016).

La vita nelle grandi città è ancor più costosa

Vivere nelle grandi città, poi, costa sempre di più. «Le famiglie residenti nei Comuni centro dell'area metropolitana spendono in media 2.899,21 euro», ovvero 491 euro in più a confronto con i Comuni fino a 50 mila abitanti (2.407,82 euro). Insomma nel 2016 lo scarto, calcolato in esborso medio mensile, tra le famiglie dei centri urbani maggiori e quelle dei municipi medio-piccoli è di quasi 500 euro (+20,4%). Gli italiani, tuttavia, hanno riaperto i cordoni della borsa, almeno per dormire e mangiare fuori. Nel 2016 «tornano ai livelli pre-crisi»le spese per servizi ricettivi e di ristorazione (+4,8%, da 122,39 a 128,25 euro). Viene così recuperato il terreno perso negli ultimi cinque anni, riagganciando i valori del 2011. La discesa della spesa, ricorda infatti l'Istat, era iniziata nel 2012.

Calano le nascite, ma cresce la speranza di vita

L’Italia resta uno dei Paesi più vecchi al mondo. Continua il calo delle nascite, ma torna ad aumentare la speranza di vita. Nel 2016 si sono riempite 473.438 culle, 12.342 in meno rispetto all’anno precedente. E il calo delle nascite continua a essere affiancato dalla posticipazione dell’evento: le gravidanze avvengono, infatti, in età sempre più avanzata. A livello internazionale il nostro Paese si trova al sesto posto per fecondità più bassa nella classifica europea: all’ultimo posto c’è il Portogallo con 1,31 figli in media, mentre la Francia, con 1,96 figli in media per donna, è il Paese più prolifico.

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