Moneygram
3 Gennaio Gen 2018 1228 03 gennaio 2018

MoneyGram, il no di Trump e il grande affare sui soldi dei migranti

The Donald blocca la vendita della società alla cinese Alibaba. Dietro c'è un mercato, quello dell'invio di denaro all'estero, da 600 miliardi di dollari. Ma i costi di spedizione restano alti nei Paesi poveri. Il business.

  • Samuele Cafasso
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Il no del governo Usa all'acquisto da parte di una consociata della cinese Alibaba di MoneyGram, la società di trasferimento di denaro, non è una semplice mossa protezionista, l'ennesima messa in atto da Donald Trump. Dietro lo stop all'affare da 1,2 miliardi di dollari c'è il ricco mercato delle rimesse finanziarie - l'invio unilaterale di denaro verso l'estero fatto da lavoratori stranieri in genere a beneficio di familiari nel Paese di origine - che è tornato a crescere fino a sfiorare un volume di 600 miliardi di dollari l'anno, ma che vive anche una stagione difficile, compresso dalle spinte politiche anti-immigrati e dal giro di vite sul riciclaggio, mentre nuovi player digitali si affacciano sul mercato.

ACCORDO ANNUNCIATO AD APRILE. Ant Financial, l'affiliata di Alibaba che controlla Alipay, il primo sistema di pagamento elettronico in Cina, aveva annunciato l'accordo ad aprile 2017, sconfiggendo la concorrenza di Euronet. L'intenzione era quella di estendere la rete di pagamenti internazionali negli Stati Uniti e con un occhio di riguardo ai corridoi già attivi in Paesi come India e Filippine. Adesso, dopo lo stop, l'obiettivo rivisto è quello di sviluppare collaborazioni, ma nulla di più. Laconico il commento del capoazienda Alex Holmes: «Il contesto geopolitico è cambiato notevolmente da quando abbiamo annunciato l'accordo circa un anno fa».

Jack Ma, fondatore e presidente di Alibaba.

MoneyGram, presente anche nel nostro Paese, è uno dei player globali più forte nel mercato delle rimesse. Le spedizioni di soldi degli immigrati verso casa sono un fiume carsico spesso poco osservato, ma dalle dimensioni imponenti. Secondo gli ultimi dati pubblicati a ottobre 2017 dalla Banca mondiale, le rimesse finanziarie hanno sfiorato i 600 miliardi di dollari nel 2017, e sono destinati a superare i 640 miliardi nel 2019. Questo nonostante le politiche anti-immigrazione messe in atto da diversi Paesi nel mondo stiano minando la crescita del business, così come, specifica la Banca mondiale, l'implementazione di regole più severe contro il riciclaggio.

RESTRIZIONI SULLA CONCORRENZA. Se nel 2015 le rimesse avevano perso il 2,6% del loro valore complessivo e nel 2016 l'1,4%, adesso sono tornate a crescere del 3,9%, mentre nel 2018 sono previste in aumento del 3,4%, l'anno dopo addirittura del 4%. I Paesi che ricevono più soldi dall'estero (dati 2017) sono l'India (65,4 miliardi di dollari l'anno), la Cina (62,9 miliardi) e le Filippine. Le rimesse potrebbero crescere di più, nota la Banca mondiale, se molti Paesi non applicassero regole restrittive sulla concorrenza, come per esempio gli accordi vincolanti con le società di servizi postali monopoliste.

NUOVA STRADA: GLI SMARTPHONE. Il costo del trasferimento di denaro verso i Paesi più poveri rimane molto alto: secondo i dati del Remittance Price Worldwide, spedire a casa 200 dollari costa in media il 7,2%. Prezzi più bassi nel Sud-Est asiatico, 5,4%, più alti nell'Africa subsahariana, il 9,1%. Da questo punto di vista, le nuove società fintech che consentono il trasferimento di soldi tramite smartphone sono considerate una strada possibile per abbattere i costi. I giganti internazionali, come Paypal che ha acquistato Xoom nel 2015, hanno già da tempo fiutato l'affare. Ma si affacciano anche nuovi concorrenti, come Remitly, Ofx, o la britannica Transferwise.

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