Grasso, per LeU legge Severino non basta
NELLA CALZA DELLA BEFANA
8 Gennaio Gen 2018 0925 08 gennaio 2018

Da Patuelli a Grasso, cosa ha portato l'Epifania ai potenti

Occhio di Lince distribuisce carbone e dolciumi. Calza extra large per il presidente Abi, calzetta amara per costruttori e Icm. Nessun regalo a Crociani e Di Murro. E per il leader di LeU? Una sopresa amara. La seconda e ultima spiata.

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Il vostro Occhio di Lince ha di nuovo curiosato (indebitamente) nelle calze dei potenti per vedere cosa ha lasciato loro la Befana. Carbone nero? Dolciumi premianti? O cos’altro? Ecco la seconda e ultima spiata.

Antonio Patuelli.

Pippi Calzelunghe per Antonio Patuelli

Calza maxi, con libro e dvd sulle gesta della famosa Pippi, per il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, per contenere l’allungamento del mandato, che scadrà a giugno. Sarà cambiato lo statuto dell’associazione per aggiungere il terzo mandato ai due già fatti. I banchieri hanno apprezzato così tanto il presidente che li ha guidati nella peggiore stagione? Sì e no. La verità è che dopo di lui si sarebbe aperta una bagarre all’insegna del “tutti candidati, nessun presidente”, e che quello che, a torto o a ragione, si considerava il vero successore di Patuelli, Miro Fiordi presidente del Credito Valtellinese, è stato azzoppato dalle complicate vicende che hanno investito come un ciclone la banca di Sondrio. Per la verità in pista c’era anche Roberto Nicastro, che sperava di capitalizzare il lavoro per la patria svolto con le quattro banche fallite, ma lui stesso ha capito che essendo rimasto senza incarichi difficilmente avrebbe potuto concorrere. Certo, nel frattempo potrebbe salire sulla tolda di Iccrea o dell’altra holding delle Bcc. Ma in quel caso farebbe l’amministratore delegato, e non avrebbe tempo e modo per fare anche il presidente dell’Abi.

Carbone nero per i costruttori

C’è andata giù pesante, la Befana, con i nostri imprenditori più blasonati delle costruzioni. In particolare quelli che portano il cognome Astaldi. Uno, Duccio, e la di lui signora Isabella Bruno Tolomei Frigerio, unica erede diretta dell’impero lasciato dall’ingegner Paolo Bruno e come tale presidente della holding Ferfina, hanno dovuto prendere atto della crisi nera di Condotte, che ha sul groppone quasi mezzo miliardo di debiti con le banche, e accettare il consiglio della Rothschild di chiedere il concordato in continuità. L’altro, Paolo Astaldi, cugino di Duccio – ma tra di loro non si parlano e se lo fanno con dei terzi, sparlano l’uno dell’altro – non sta molto meglio. La Astaldi, complice le difficoltà incontrate in Venezuela e dopo aver contabilizzato perdite per 88 milioni nei primi nove mesi del 2017, ha dovuto mettere in cantiere un aumento di capitale da 200 milioni al termine di una fase borsistica in cui il titolo è arrivato a perdere fino al 60% del suo valore. Tanto che si parla della necessità che la famiglia faccia un passo indietro.

Sorpresa amara per la Icm

Carbone anche per la ex Maltauro, che ora pudicamente si chiama ICM (dove la M sta sempre per Maltauro, a riprova della continuità con la gestione di Enrico Maltauro, pizzicato con una bustarella in mano ai tempi della costruzione dell’area Expo a Milano). L’azienda vicentina è ora nelle mani del cognato di Maltauro, il commercialista Gianfranco Simonetto, cui la Befana ha mandato carbone nero per via dei rapporti che intrattiene con il Pd veneto, area renziana. Simonetto, infatti, ha giocato tutte le sue carte relazionali con Alessandra Moretti, astro prima nascente e poi cadente del renzismo in Veneto. Sì, proprio quella che dovette dichiarare «chiedo scusa se vi ho deluso» dopo essere stata pizzicata per essersi assentata dai lavori del Consiglio regionale per un viaggio in India. E ora che Moretti e Renzi non vanno per la maggiore, per Simonetto prendere un appalto in Italia diventa improbo. D’altra parte, è lo stesso problema che ha anche il più grande dei costruttori italiani di infrastrutture, Pietro Salini di Impregilo, che ha puntato tutto su Renzi e il suo Giglio magico. Salvo ora scappare verso i 5 stelle. Come si evince dal fatto che sembra toccare a lui costruire il nuovo stadio della Roma, notoriamente figlio di un patto segreto stipulato tra James Pallotta e Beppe Grillo, auspice l’avvocato Luca Lanzalone, che non a caso i grillini hanno voluto a presiedere l’Acea.

Carbone nero ricoperto di bianco per Grasso

Pietro Grasso.

ANSA

L’ormai ex presidente del Senato è gongolante. Nella calza che ha appeso al camino, la vecchietta che viaggia a cavallo di una scopa ha infilato del carbone bianco, quello dolce che si dà ai bambini. Peccato che il magistrato siciliano, che il primo giorno dell’anno ha fatto 73 anni, non l’abbia ancora addentato, perché si sarebbe accorto che sotto il primo strato c’è carbone nero, quello vero che si da ai bambini cattivi. Come mai? Semplice: la Befana ha voluto manifestargli che il suo nuovo ruolo di leader (si fa per dire, D’Alema permettendo) di Liberi e Uguali apparentemente è una conquista (carbone bianco dolce) ma in realtà è una fregatura (carbone nero). Per il semplice motivo che Grasso, da presidente del Senato e dunque seconda carica dello Stato, dopo le elezioni avrebbe potuto essere incaricato dal presidente Mattarella per formare un governo di coalizione, mentre ora, schiacciato politicamente alla sinistra del Pd, non potrà che salire al Colle per le consultazioni come un politichetto qualunque.

Calza vuota (di golden power) per Crociani e Di Murro

Edy Vessel, nome di battaglia (come attricetta) di Edoarda Crociani, e le due figlie Camilla e Cristiana, hanno trovato la calza vuota, appesa al camino della casa bunker (ha un rifugio anti-atomico) di Cortina, al pari di quella che a Colleferro ha appeso l’imprenditore senza volto Tonino Di Murro. La Befana, che sembrava avere le sembianze del generale Carlo Magrassi, segretario generale della Difesa, ha deciso di togliere l’esenzione dalla golden power per la Vitrociset alle tre grazie della famiglia Crociani, che finora quell’esenzione l’hanno avuta nonostante sapessero anche i sassi che la società fosse controllata attraverso una manciata di scatole cinesi ubicate nei paradisi fiscali per evitare di pagare le tasse. Ma nello stesso tempo di non darla a Di Murro, che ne aveva fatto richiesta, forte di un contratto di acquisto di Vitrociset (o meglio, della controllante Ciset), che peraltro le Crociani e il loro avvocato Franco Gianni hanno definito «decaduto». Ma se il via libera non viene dato a Di Murro e tolto alla famiglia Crociani, che fine fa Vitrociset? Questo la Befana non lo dice. Ma in molti sospettano che si farà presto strada un soggetto tutto nuovo. Qualcuno che deve aver trovato nella sua calza un “via libera”, seppure a futura memoria.

Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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