Carlo Calenda
9 Gennaio Gen 2018 1659 09 gennaio 2018

Pitti Uomo, Calenda dà garanzie sul Tavolo della moda

L'industria del fashion è da sempre il suo fiore all'occhiello. E a Firenze il ministro fa il pieno di applausi. «Col nuovo governo il lavoro sul settore prosegue», dice. Ma ribadisce che lui tornerà «al privato».

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«Per tutto gennaio lavorerò a un piano per la sostenibilità reciproca negli accordi commerciali. Gli scambi non possono avvenire su basi sperequate, in cui l’Italia con l’Europa, gli Usa e il Giappone osservano norme rigorose nell’etica del lavoro, nell’uso delle materie prime e nelle tecniche di lavorazione dei beni, mentre Paesi come la Corea o la Cina ci inondano di prodotti che non rispettano alcune o tutte queste condizioni». È il messaggio lanciato dal palcoscenico della conferenza stampa di apertura di Pitti Uomo da Carlo Calenda, ministro per lo Sviluppo economico del governo uscente.

SOSTEGNO AL MADE IN ITALY. Calenda ha confermato le coperture finanziarie per le attività dell’Istituto nazionale per il commercio estero (Ice) a sostegno del made in Italy (fra i 150 e i 200 milioni di euro e sempre con la stessa formula: no ai piccoli finanziamenti a pioggia, sì agli investimenti massicci per le eccellenze, di cui Pitti Immagine è stata la prima fin dal 2014, anno del suo 60esimo anniversario, festeggiato con un grande progetto orchestrato da Stefano Ricci), e che sono già state stanziate per i prossimi tre anni.

«I risultati positivi conseguiti dal sistema moda italiano, che si credeva sconfitto e che invece rinasce, rappresentano una bella metafora per tutta l’Italia», ha detto Calenda dalla sede della Camera di Commercio (ex sala della Borsa) appena restaurata, interessante esempio di moltiplicazione di stili fra gli anni di Firenze capitale e quelli del post-razionalismo.

«FORTE ETICA DEL PAESE». «Il made in Italy dell’abbigliamento e degli accessori è il settore che ha sofferto più di ogni altro la globalizzazione non governata e che è stato dimenticato per molti anni dai governi; nonostante questo, ha saputo ritrovare una strategia di sistema in grado di invertire una tendenza negativa. Questo non garantisce il futuro di un’azienda e del Paese, e l’andamento altalenante di alcuni settori lo dimostra: però significa che le premesse per proseguire ci sono. Da qui può venire un messaggio importante non solo per l’economia, ma per l’etica del Paese, più forte di quella che viene rappresentata».

Carlo Calenda.

Calenda ironizza sull’invito, ufficialmente last minute, che gli è stato esteso dall’amministratore delegato di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone («è la seconda volta che svolgo il ruolo di tappabuchi al posto del premier: ma io rispondo sempre alla mozione degli affetti», sorride, ed è lo stesso sorriso degli anni dell’infanzia, in cui interpretava il bravo scolaro Enrico Bottini di Cuore nella riduzione televisiva diretta dal nonno, Luigi Comencini), allontana qualunque spunto polemico dopo gli scontri con Matteo Renzi sulla Rai.

UN RIMPIANTO PER IL CENTROSINISTRA? Ma, a domanda diretta, ribadisce il suo desiderio di «tornare quanto prima al settore privato». Che non si candiderà, il pur abile e determinato Calenda, è ormai evidente. Che non venga interpellato da un nuovo esecutivo di centrosinistra (difficile, le proiezioni danno il centrodestra a un passo dalla maggioranza assoluta) rimane un grosso dubbio, si spera non un rimpianto.

L’ipotesi più accreditata, in questo mondo della moda che inizia a conoscerlo bene, è che Calenda salti questa tornata elettorale in attesa di un futuro più certo

L’ipotesi più accreditata, in questo mondo della moda che inizia a conoscerlo bene, è che salti questa tornata elettorale, prevedibilmente difficile per il Partito democratico, in attesa di posizioni più chiare e di un futuro più certo. Fino al 4 marzo, però, nessun cedimento o rinvio sugli impegni già presi: non è un caso che Calenda voglia dare la spallata sulla sostenibilità durante questo mese.

APPLAUSI SEMPRE CALOROSISSIMI. La voglia di lasciare il marchio, il segno, è chiara, anche per l’imprenditoria della moda, che è (stata) il suo fiore all’occhiello e che continua a tributargli applausi calorosissimi. Grazie alla guida di Claudio Marenzi Confindustria Moda, unione di tutte le associazioni di categoria, è diventata una realtà perfino fisica, in via di accorpamento in un palazzetto di corso Sempione, di fronte agli studi Rai di Milano. E Calenda, incontrato di prima mattina sull’alta velocità da Roma, conferma che «il Tavolo della moda è avviato e in attività, e difficilmente subirà interruzioni, anche con un nuovo governo».

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