Renzi
10 Gennaio Gen 2018 1516 10 gennaio 2018

Piaggio, la fumata nera coi lavoratori è un guaio per Renzi

L'azionista arabo Mubadala è irremovibile sulle cessioni. I sindacati si oppongono allo spezzatino. E alle elezioni la crisi del gruppo potrebbe zavorrare il Pd in Liguria.

  • SAMUELE CAFASSO
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Sfreccia un drone sulla campagna elettorale in Liguria e non è una buona notizia per il governo uscente e il Pd in particolare, che qui nel 2013 portò a casa nove deputati su 16 disponibili e cinque senatori su otto. Invece adesso il rischio è rimanere a secco nei collegi uninominali, nuova batosta dopo aver perso le elezioni regionali, il Comune di Genova e quello di Savona. In questo senso, è un grosso guaio per il partito di Matteo Renzi il prolungarsi della crisi di Piaggio Aerospace, dove alla schiarita sul fronte finanziario non ha corrisposto quella sul fronte dell'occupazione, che è poi la partita che rischia di pesare maggiormente nelle urne.

SE NE RIPARLA A FINE MESE. Il piano quinquiennale approvato pochi giorni prima di Natale ha dato fiato all'azienda grazie a una iniezione di capitale da 255 milioni di euro che ha evitato di dover portare i libri in tribunale, almeno per adesso. Ma la proprietà, gli arabi di Mubadala, è ferma nella sua intenzione di mantenere il core business sul drone, il P1HH prima («prime consegne nel 2018», è la nuova timeline dopo i numerosi ritardi) e quindi il P2HH, disimpegnandosi di fatto dagli altri settori, come confermato il nove gennaio dall'amministratore delegato Renato Vaghi. E su questo il muro contro muro rispetto ai lavoratori – 1.300 di cui oltre 110 in cassa – rimane. Il governo, così, non sa bene che pesci pigliare: l'incontro alla presenza della viceministra Teresa Bellanova si è concluso con un nulla di fatto. O meglio, tutto ri-aggiornato a fine mese. Era presente per la Cgil anche Maurizio Landini. Bellanova si confronterà sul da farsi con Palazzo Chigi e Difesa (dove siede la ligure Roberta Pinotti), dato che più volte è stato minacciato l'uso della golden power per bloccare partnership e cessioni, viste come il fumo negli occhi da sindacati e lavoratori.

Per quanto riguarda il P180, l'aereo civile del gruppo, quello che una volta era il “gioiellino” dell'azienda, «si valutano partnership»

Per quanto riguarda il P180, l'aereo civile del gruppo, quello che una volta era il “gioiellino” dell'azienda, «si valutano partnership». Tradotto: l'azionista intende proseguire nella sua idea di cedere la proprietà intellettuale del disegno del velivolo. Si parla come acquirente di un raggruppamento cinese pubblico-privato, nonostante le minacce del governo di ricorrere alla golden power. Si va inoltre verso la cessione di motori e manutenzione civile, ma sull'acquirente non c'è ancora visibilità, fatto salvo che l'8 gennaio è stato confermato il non interesse di Leonardo, che continuerà invece a collaborare sul drone e che vanta nei confronti di Piaggio un debito (congelato) che sarebbe superiore ai 100 milioni di euro. Non ci sarebbero infatti soggetti disposti a entrare in questo business impegnandosi a mantenere livelli occupazionali e stabilimenti. O almeno è così al momento. «Per noi l'unico piano valido rimane quello firmato con l'accordo di programma e che ha consentito all'azienda di installare i nuovi impianti a Villanova», spiega per la Cgil Andrea Pasa. Sulla stessa linea gli altri sindacati. Quell'accordo siglato nel 2014, però, sembra di un'altra epoca. Intanto è entrata in crisi, come informa il Secolo XIX, anche la Laer H, un'azienda che lavora nell'orbita della Piaggio e che produce le ali del P180. A conferma delle difficoltà che perdurano, anche sul fronte dei pagamenti.

L'APPELLO DI DUE DEPUTATI DEM. Nella maggioranza continuano a chiedere un intervento decisivo di Leonardo i deputati Pd liguri Lorenzo Basso e Anna Giacobbe. Questo anche perché gran parte delle attività sui motori è legata a commesse dell'Aeronautica. Ma è un appello che al momento sembra cadere nel vuoto. «È necessario», scrivono su Facebook, «che l’azienda risponda almeno a questa semplice domanda: quali produzioni, in quali stabilimenti e quanti addetti resteranno dopo la “profonda trasformazione” di Piaggio? Ed al nostro governo chiediamo: perché non coinvolgere Leonardo nella presa in carico dell’intera Piaggio (dai motori alle manutenzioni, dal P180 al P1HH) poiché si tratta di un’azienda totalmente in linea con la mission di Leonardo e tutte queste attività sono considerate strategiche per lo Stato Italiano come dimostra l’esercizio della Golden Power?». Finora, l'appello è rimasto inascoltato. E non ci sono cambi di rotta all'orizzonte.

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