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Palazzo Chigi
12 Gennaio Gen 2018 1123 12 gennaio 2018

Le emergenze economiche che attendono il nuovo governo

Evitare la procedura di infrazione. Congelare l’aumento dell’Iva. Dare appeal al debito pubblico nazionale. L'esecutivo che verrà dovrà fare i conti con dossier spinosi. Ecco quelli più importanti.

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Cancellare la Fornero. Congelare il Jobs Act, magari rintroducendo l’articolo 18. Meno tasse per tutti e più soldi per i poveri. Meglio ancora se con il reddito di cittadinanza. Centrosinistra, centrodestra e Movimento 5 stelle hanno fatto promesse elettorali per circa 200 miliardi di euro. Ma il prossimo governo - anche se nessuno lo dice in questa campagna a all’insegna del populismo - sarà chiamato a fronteggiare non poche emergenze di politica finanziaria, che spingeranno verso politiche di lacrime e sangue. Ecco le più impellenti.

Il ministero del Tesoro.

1. Evitare la procedura di infrazione

A Bruxelles è prassi mostrarsi pietosi con i Paesi prossimi al voto. Anche per questo il governo Gentiloni ha strappato nell’ultima manovra oltre 8 miliardi di extradeficit. Ma lo stesso atteggiamento non sarà garantito al prossimo governo. A fine dell’anno scorso la Commissione, con una lettera vergata dal vice-presidente Valdis Dombrovskis e dal commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, ha chiesto a Roma di rientrare di due decimali di Pil per recuperare il deficit non tagliato come previsto e riportare il fortissimo debito nell’alveo della riduzione. In caso contrario Bruxelles non si farà scrupoli dall’aprire una procedura di infrazione.

La sede della Commissione Ue.

2. Congelare l’aumento dell’Iva

Oltre 13 miliardi dell’ultima manovra sono stati destinati alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva. Ma l’aumento è stato soltanto rinviato. Infatti, le nuove clausole prevedono che l’aliquota Iva al 10% salirà di 1,5 punti dal gennaio 2019 e poi di ulteriori 1,5 punti dal 2020, quella al 22% aumenterà di 2,2 punti dal 2019 e poi di altri 0,7 punti dal 2020 e di un ulteriore 0,1 punti dal 2021. Servirà trovare anche nella prossima legge di stabilito la stessa cifra messa in campo lo scorso anno.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, contro la legge Fornero.

3. Trovare una quadra sulla legge Fornero

Dal prossimo primo gennaio l’età di ritiro pensionistico sale fino a 67 anni. Tutti i partiti promettono in campagna elettorale di far saltare questo pezzo della riforma Fornero. Nella scorsa manovra il governo Gentiloni ha provato ad addolcire la pillola prevedendo per 15 categorie di lavori “gravosi”, ma con 30 anni di contribuzione, l’esenzione dal rialzo: ma parliamo di poco meno di 15 mila lavoratori, con un costo per le casse dello Stato intorno ai 700 milioni. L’Europa ha già fatto sapere che la Fornero non si tocca, anche perché vale un risparmio di 17 miliardi all’anno, che finiscono per formare il grosso del nostro avanzo primario. Ma è facile pensare che in un parlamento dove avranno forte peso leghisti e Cinquestelle - e con i sindacati che vogliono ricrearsi nuovi spazi di manovra - saranno tante le pressioni per un intervento che vada oltre l’allargamento dell’anticipo pensionistico Ape o dell’esenzione di altre categorie di lavoratori gravosi. Lo scontro con Bruxelles è dietro l’angolo.

Mario Draghi, governatore della Bce.

ANSA

4. Dare appeal al debito pubblico nazionale

A settembre la Bce dovrebbe concludere il suo Quantitative easing, il programma di acquisti di titoli di Stato, che ha permesso ai Paesi più deboli di sostenere il proprio debito sovrano e frenare l’aumento dello spread verso il Bund. Prima della riduzione imposta a Mario Draghi dalla Bundesbank, ogni mese l’Eurotower finiva per coprire circa 13 miliardi di Btp, che dal quarto trimestre dovranno essere comprati da altri. Per fare in modo che il suo debito abbia ancora appeal, l’Italia ha due strade: ridurre la raccolta (scenderà a 390 miliardi) e intervenire in maniera più consistente sulla curva del debito pubblico per andare oltre il 129,9% promesso da Pier Carlo Padoan. Inutile dire che il suo successore non potrà più traccheggiare sul piano di privatizzazioni.

Il premier Paolo Gentiloni con il numero uno della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

5. Arginare la spinta pro-austerity in Europa

Lo scorso dicembre Jean-Claude Juncker ha presentato le sue proposte di riforma della governance economica della Ue: trasformazione del fondo salva-Stati Esm in un Fondo monetario della Ue sul modello dell’americana Fed; un budget nel bilancio comunitario ad hoc per finanziare il fondo salva-banche; risorse per aiutare le riforme; un superministro del Tesoro; ma soprattutto integrazione il Fiscal Compact nelle leggi dil bilancio Ue, tarando meglio la parte destinata alla flessibilità. Soprattutto quest’ultima parte spaventa l’Italia, visto il suo altissimo debito. Per contrastare i disegni di Juncker o i tentativi franco-tedeschi che potrebbero spingere l’Europa di nuovo verso l’austerità servirà un governo forte e autorevole. Al momento Paolo Gentiloni avrebbe trovato soltanto un alleato dalla sua parte: il greco Alexis Tsipras.

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