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13 Gennaio Gen 2018 1800 13 gennaio 2018

Fintech, l'Ue entra nell'era dei pagamenti digitali

Scatta la nuova direttiva. Che cancella costi aggiuntivi se si paga con carte di credito o debito. Estende i tempi dei rimborsi. E introduce regole comuni. Nella speranza che prima di Amazon arrivi un campione europeo.

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da Bruxelles

Nessun sovraccosto in più, nessun addebito possibile per l'utilizzo di una carta digitale, nemmeno nel caso in cui vogliate acquistare un semplice quotidiano o un caffè. Dal 12 gennaio i 27 Paesi membri dell'Unione europea mettono realmente piede nell'era delle transazioni online con l'entrata in vigore della nuova direttiva sui servizi di pagamento che per la prima volta regolamenta le nuove imprese del fintech. Concretamente per i cittadini europei significa che nessun commerciante o quasi, nei negozi o online, potra aggungere costi per la transazione digitale: sono coinvolti tutti i servizi che finora sottostavano al regolamento sulle commissioni, secondo l'esecutivo Ue sarebbero coinvolti circa il 95% dei commerci che le imponevano finora.

CANCELLATI COSTI PER 550 MILIONI. Una stima è difficile da fare, ma secondo il commissario Valdis Dombrovskis con la nuova direttiva che l'Italia ha tradotto nelle norme nazionali nel consiglio dei ministri dell'11 dicembre verranno cancellati costi aggiuntivi imposti ai consumatori di circa la metà dei Paesi Ue - in alcuni Stati come la Francia erano già vietati - per un totale di 550 milioni di euro. Ma questa è solo una delle conseguenze di un pacchetto di norme che rivede i rapporti tra i quattro principali attori del sistema dei pagamenti: banche, imprese del commercio, società di sistemi di pagamento e consumatori, dando un ruolo maggiore agli ultimi due e ridimensionando i primi. Benvenuti, dunque, nell'era del fintech.

Ai piani alti di Bruxelles l'idea dietro alla direttiva è sempre stata molto chiara: aprire il mercato dei pagamenti ad attori che non fossero le banche, aumentare la concorrenza, togliere di fatto agli istituti di credito il monopolio dell'accesso ai conti dei clienti, ovviamente sotto controllo dei clienti stessi. Questo ovviamente anche perché nel resto del mondo il nuovo settore dei pagamenti digitali stava evolvendo in maniera estremamente più rapida che nell'Unione europea. Basti dire che secondo un rapporto del think tank Bruegel, nel 2015, l'anno cioè in cui l'Ue ha approvato la direttiva, negli Usa le società di fintech sono cresciute del 224% e negli stessi 12 mesi in Cina i loro volumi di affari si sono quadruplicati (una crescita del 387%).

SI MUOVONO I COLOSSI. All'interno dell'Unione, invece, il Paese che si è mosso più rapidamente, la Francia, nel 2015 contava 300 società, 10 volte tanto quelle italiane (32). La mancanza di un mercato interno e anche di norme comuni - una codificazione del sistema di pagamento istantaneo è stato messo a punto dalla Bce solo questa estate e dovrebbe diventare pienamente operativo nel novembre 2018, ad esempio - ha poi contribuito a far rimanere le aziende all'interno degli ambiti nazionali. Nel 2015, l'anno per cui sono disponibili i dati più aggiornati, il 76% delle società del settore non registravano attività oltre frontiera, un paradosso. Soprattutto mentre si stanno muovendo colossi, da Apple a Google. E solo negli ultimi due anni, i clienti di Android Pay e Samsung Pay sono passati da 2 e 3 milioni a 24 e 34. O ancora il servizio di prestiti di Amazon ha fornito assistenza finanziaria a 20 mila piccole imprese. Di fronte a questi numeri, c'è poco da dire.

BANCHE SOTTO PRESSIONE. E però con la nuova direttiva le nuove società di pagamento che mettono in contatto direttamente il servizio di vendita con il conto bancario dell'acquirente saranno inserite in un registro europeo. Dopo le resistenze iniziali, gli istituti di credito made in Ue, già sotto pressione per il calo dei ricavi nell'era dei bassi tassi, hanno cominciato a capire che il nuovo settore poteva diventare nuova fonte di entrate oltre che di concorrenza. Molti istituti di credito, ragiona chi conosce il settore, invece che cambiare la propria interfaccia per adeguarsi alle nuove app e ai nuovi sistemi di pagamento indipendenti, hanno deciso di crearne di propri o hanno acquisito società esistenti. Un risiko che si è visto molto nella République ma anche in Italia.

Il nuovo scenario sposta il business dai due poli della transazione, commerciante e banca, a chi gestisce il passaggio di denaro. Ma a questo punto il controllo deve essere spostato sul cliente. Le nuove norme Ue, non a caso, lo tutelano maggiormente. Ad esempio, prevedono che in tutte quelle transazioni di cui non si sa l'ammontare finale - ad esempio il pagamento di una auto a noleggio o persino il conto alla pompa di benzina - debba esserci l'approvazione preventiva di chi paga. Non solo. Per tutti quei sistemi in cui ci troviamo un prelievo diretto sul conto, che si tratti del feed di pagamento di una bolletta sbagliata o dell'abbonamento in palestra non sottoscritto, il diritto di rimborso verrà esteso a otto settimane. Nel 2019 poi entreranno in vigore nuovi obblighi di sicurezza, di fatto allineando tutti i pagamenti digitali alle prassi di sicurezza più diffuse: quelle che prevedono l'utilizzo di codici o password temporanei, associati a dispositivi fisici - carte o smartphone - o a riconoscimenti biometrici. Sperando che nel frattempo la Silicon Valley e Wall Street non siano definitivamente divenute una cosa sola.

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