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19 Gennaio Gen 2018 1554 19 gennaio 2018

Il futuro del Bitcoin dopo l'ultimo crollo

La cripto-valuta è stata data per morta 235 volte in 10 anni. Ma s'è sempre rialzata. E la stretta delle autorità nazionali, da cui è scaturito il martedì nero, può segnare un punto di svolta. Migliorando l'affidabilità del mercato.

  • Francesco Bertolino
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Il 16 gennaio è stato il martedì nero delle cripto-valute. Bitcoin, Ethereum, Ripple, e tutte le altre monete digitali a cascata, hanno perso quasi il 30% del loro valore, toccando il punto più basso dall’inizio di dicembre. In poche ore il prezzo del Bitcoin è passato da oltre 13.500 a poco più di 10 mila dollari, quello di Ethereum da quasi 1.300 a circa 900 dollari, Ripple è scesa sotto il dollaro, dimezzando il suo valore. Tra mercoledì e giovedì la discesa si è arrestata, ma in molti sono pronti a scommettere che per il Bitcoin sia arrivato il "momento tulipano": dopo aver raggiunto il picco, la bolla sarebbe sul punto di esplodere come accaduto nel '600 a quella dei tulipani.

IL PRIMO CROLLO SOTTO NATALE. Non è il primo crollo per il mercato delle cripto-valute che, in linea di massima, nel suo andamento altalenante rispecchia quello del Bitcoin, la cui valutazione, dopo aver toccato il cielo dei 19 mila dollari a metà dicembre, sembra aver iniziato la discesa a terra, alternando brusche picchiate a più modesti tentativi di riprendere quota. Già sotto Natale il prezzo era calato del 40% in pochi giorni, per poi risalire a 17 mila dollari il 6 gennaio. Da allora il declino è stato pressoché costante, a volte – come successo il 16 gennaio – repentino.

UN MERCATO OPACO. Nel poco trasparente mercato delle monete digitali, rintracciare mandanti e moventi di impennate e discese non è facile. All’origine del martedì nero potrebbe esserci un concorso di fattori: dall’annuncio di una stretta sugli scambi in Cina e Corea del Sud, all’ostilità di alcuni squali della finanza, passando per la scoperta della facilità con cui una persona sarebbe riuscita a manipolare il prezzo del Bitcoin. Proviamo a metterli in fila per capire se le scosse che stanno squassando il mondo delle cripto-valute siano solo di assestamento. O il preludio del tracollo.

Il martedì nero di Bitcoin (Coindesk)

1. Il ruolo della Cina: Pechino vuole chiudere le cripto-borse

Partiamo dalla fine. In un articolo del 15 gennaio Bloomberg, citando fonti locali, ha riportato l’intenzione delle autorità cinesi di bloccare l’accesso alle piattaforme, nazionali e internazionali, per lo scambio di monete digitali. Se la voce fosse confermata, cripto-borse come Coinbase o Kraken potrebbero presto diventare illegali. Un colpo non da poco considerato che la Cina è uno dei mercati più vivaci e attivi nel trading di cripto-monete. Ma non sarebbe una sorpresa: l’atteggiamento delle autorità nei confronti del Bitcoin è passato in poco tempo dall’indifferenza all’entusiasmo e, adesso, al sospetto. Il timore è infatti che la compravendita di cripto-valute possa favorire quella fuga di capitali dalla Cina che il partito comunista sta cercando di fermare con qualsiasi mezzo.

ANCHE MINING E ICO NEL MIRINO. Il territorio della Repubblica popolare sta diventando sempre meno ospitale per i cripto-affari. A settembre le autorità hanno messo al bando le Initial coin offerings (Ico), sorta di crowdfunding per il finanziamento di nuove monete digitali. A inizio gennaio, poi, la banca centrale cinese ha approvato misure volte a scoraggiare il mining, l’attività ad alto consumo energetico attraverso cui, in cambio di una ricompensa in Bitcoin, viene aggiornata la blockchain, il registro delle transazioni.

LA CRIPTO-MONETA DEL PARTITO COMUNISTA. Con il blocco delle cripto-borse l’onnipresente partito chiuderebbe il cerchio, riprendendo il controllo su un mercato che poteva sfuggire di mano. Tutto questo mentre la People’s Bank of China sta testando il suo prototipo di cripto-moneta, decisamente meno libertaria e anarchica. E c’è chi pensa che dietro la stretta sul Bitcoin non ci sia solo la volontà di proteggere i risparmiatori cinesi dalla speculazione.

2. Il dietrofront della Corea del Sud: annuncia il bando, poi ci ripensa

Ancora prima della Cina era stata la Corea del Sud a gettare nel panico gli investitori. L’11 gennaio il ministro della Giustizia Park Sang-ki aveva paventato la possibilità di bandire il trading cripto-valute nel Paese, temendo che l’esplosione della bolla potesse azzerare i risparmi dei molti cripto-entusiasti sudcoreani. E che del crac potesse poi essere accusato il governo di Seul per la sua inerzia regolatoria.

UNA PETIZIONE PER BLOCCARE IL PROGETTO. Più di 120 mila persone, in poche ore, hanno firmato una petizione contro il progetto. Nel Paese, infatti, avviene circa il 15% degli scambi globali sulle cripto-valute e per buona parte della gioventù sudcoreana l’alternativa è fra trading e disoccupazione – il cui tasso fra i giovani è triplo rispetto alla media nazionale. Uno dei firmatari ha scritto: «Tassate le cripto-valute quanto vi pare, ma non mettetele al bando. La mia vita dipende da loro».

TOO BIG TO BAN. Spaventato dal coro di proteste, il governo sudcoreano ha fatto una parziale marcia indietro. Pur ammettendo che l’ipotesi del bando è ancora sul piatto, il ministro delle Finanze Kim Dong-yeon ha detto che «prima di prendere qualsiasi misura per frenare questa irrazionale speculazione c’è bisogno di un’approfondita discussione fra i membri del governo». Che in Corea del Sud il mercato delle cripto-valute sia già diventato too big to ban, troppo grande da bandire?

Il rally delle quotazioni del Bitcoin nell'ultimo anno (Coindesk)

3. La speculazione: se basta una persona per portare il Bitcoin sulla Luna

Dietro il martedì nero delle cripto-valute potrebbe però nascondersi anche una manovra speculativa. Non si tratterebbe certo di una novità in un mercato così opaco, dove convivono trader spregiudicati e risparmiatori inesperti a caccia di profitti astronomici. Lo dimostra uno studio pubblicato a inizio gennaio sul Journal of Monetary Economics e intitolato “Price Manipulation in the Bitcoin Ecosystem”, la manipolazione del prezzo nell’ecosistema Bitcoin.

DUE BOT DIETRO IL BOOM DEL 2013. La ricerca spiega come una persona sola sia stata in grado di far aumentare la quotazione del Bitcoin di 50 volte. Era il 2013 e, improvvisamente, la cripto-moneta raggiunse per la prima volta i 1.000 dollari, con una crescita di 850 dollari in due mesi. Peccato che dietro l’improvvisa impennata non vi fosse un reale aumento della domanda, ma due bot, Markus e Willy, che attraverso una serie di scambi fittizi sulle piattaforme di trading spedirono sulla luna il valore del Bitcoin – a un prezzo che verrà eguagliato solo 3 anni più tardi. Per poi farlo sprofondare di colpo, non prima essersi liberati del loro patrimonio, realizzando enormi guadagni.

IL 40% DEI BITCOIN IN MANO A MILLE PERSONE. Secondo gli autori dello studio, quanto accaduto allora potrebbe ripetersi. Oggi, in circolazione, ci sono 843 cripto-valute diverse, 10 volte più che nel 2013, e il loro mercato spesso è talmente piccolo che manipolare i prezzi diventa molto semplice. Basti pensare che circa mille persone possiedono il 40% dei Bitcoin esistenti e il misterioso inventore, Satoshi Nakamoto, possiede da solo il 6% del circolante.

L'andamento di Bitcoin e della bolla dei tulipani a confronto (Statista)

4. La resilienza delle cripto-monete: la stretta delle autorità nazionali potrebbe giovare

Grandi investitori, squali e guru della finanza marciano compatti: quella delle cripto-valute è una bolla destinata a scoppiare. Il Ceo di Jp Morgan lo ha addirittura definito «una truffa» - salvo poi ritrattare parzialmente a inizio gennaio, dicendo di «non essere semplicemente interessato all’argomento». Valutazione condivisa anche da Jordan Belfort, il broker condannato per frode e riciclaggio che ha ispirato il film The Wolf of Wall Street. Warren Buffett, l’uomo con più successo nella storia della finanza, è stato l’ultimo a esporsi. Ma le sue parole potrebbero diventare l’epitaffio sulla lapide della cripto-mania: «Sono quasi sicuro che le cripto-monete faranno una brutta fine». Una frase pronunciata appena una settimana fa, ma che potrebbe presto rivelarsi l’ennesima profezia azzeccata dell’oracolo di Omaha.

235 ANNUNCI DI MORTE PER BITCOIN. Le cripto-monete, però, hanno sinora dimostrato una grande resilienza. Il sito 99bitcoins ha contato in 10 anni, fra il 2008 e il 2018, 235 necrologi in cui si annunciava la morte del Bitcoin. Fino ad oggi, però, il Bitcoin è sempre riuscito rialzarsi, forte di una comunità di irriducibili cripto-entusiasti e di una tecnologia che anche i suoi detrattori considerano rivoluzionaria: la blockchain. Certo, per convincere i più scettici, le cripto-valute dovranno dimostrare di saper andar oltre l'innegabile speculazione di questi anni. Il problema non sta nell'affidabilità delle monete digitali in sè - che la blockchain sembra garantire a sufficienza - ma in quella di tutto l'ecosistema che le circonda, come dimostra la quantità di problemi tecnici, frodi e attacchi informatici che hanno interessato le più grandi cripto-borse mondiali. Chissà allora che la stretta delle autorità nazionali non finisca alla fine per giovare al Bitcoin e alle altre monete più di quanto le stia danneggiando.

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