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19 Gennaio Gen 2018 1707 19 gennaio 2018

Mondadori, giornalisti pronti allo sciopero per i dubbi sulle testate

L'assemblea proclama lo stato di agitazione e affida al Cdr un pacchetto di cinque giorni di astensione dal lavoro: preoccupano le voci sulle sorti di Panorama, Tu Style e Il mio papa.

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Stato d'agitazione immediato e cinque giorni di sciopero. Sono le misure annunciate dall'assemblea dei giornalisti di Mondadori dopo le voci che si sono rincorse sui giornali circa la possibile cessione, chiusura o ristrutturazione di alcune testate del gruppo, in particolare Tu Style, Panorama e Il mio papa.

«DALLA FAMIGLIA BERLUSCONI NESSUNA SMENTITA». «Da parte sua», recita la nota diffusa il 19 gennaio dai giornalisti, «l’azienda editoriale controllata dalla famiglia Berlusconi, interpellata dalla rappresentanza sindacale dei giornalisti, non ha smentito possibili vendite, sottolineando la necessità di interventi strutturali nella Periodici Italia».

«PACE SOCIALE SLEALMENTE INCRINATA». La «pace sociale» legata all’accordo di stato di crisi del giugno 2017 (fino al giugno 2018), «è stata così slealmente incrinata», lamenta il comunciato. «Questo avviene a soli due mesi dall'intervista rilasciata il 10 novembre scorso a Milano Finanza da Ernesto Mauri, nella quale il Ceo di Mondadori ha dichiarato di prevedere il raggiungimento di 15 milioni di utile per la Periodici Italia, a fine 2017. Ricordiamo che, dal 2009, noi giornalisti della Mondadori, con grande senso di responsabilità, abbiamo contribuito ad affrontare la crisi del settore (con chiusure, cessioni di testate e conseguente dimezzamento della forza lavoro, da circa 500 giornalisti ai poco più di 200 oggi), per ridurre i costi e azzerare gli esuberi individuati dall’azienda sopportando cassa integrazione, solidarietà e prepensionamenti».

«CHIEDIAMO IL RILANCIO DELLE TESTATE». Per i giornalisti del gruppo Mondadori «tutto ciò è inaccettabile. Il primo editore italiano non deve passare solo attraverso cessioni e chiusure di testate e continue riduzioni di organici. Ma ha il dovere di portare avanti una strategia all’altezza del proprio ruolo, che tenga conto della complessità del mercato in trasformazione e delle opportunità che recenti acquisizioni offrono. Chiediamo dunque rilancio delle testate in crisi e lancio o studio di nuove iniziative editoriali».

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