Vicenza Calcio
19 Gennaio Gen 2018 1800 19 gennaio 2018

Vicenza e non solo: cosa c'è dietro il crac del calcio di provincia

I biancorossi sono l'ultimo caso. Dopo Modena, Mantova, Messina e altri. Così le scorribande di avventurieri che entrano nel sistema quasi soltanto per scommessa stanno distruggendo le serie minori.

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A Vicenza sono stati i tifosi a dare lo stop. È accaduto sabato 13 gennaio 2018, un giorno dopo che la locale procura della Repubblica aveva chiesto il fallimento del club, arrivato ufficialmente il 18 gennaio. La squadra potrà comunque proseguire l'attività agonistica in serie C fino a fine stagione, grazie all'esercizio provvisorio.

SCIOPERO DEI GIOCATORI E CURATORE. Tocca al curatore, il commercialista veneziano Nerio De Bortoli, portare avanti la società «con l'obiettivo di tutelare i creditori, in primis i giocatori, ma anche di ottenere i risultati sportivi sul campo», ha detto il presidente del tribunale berico Alberto Rizzo. Una situazione drammatica dove non è mancato nemmeno lo sciopero dei calciatori, annunciato giovedì 11 gennaio durante una conferenza stampa dal capitano Stefano Giacomelli.

I calciatori non prendono lo stipendio da settembre e hanno detto che basta così, non si fidavano più delle promesse dell'amministratore unico Fabio Sanfilippo

Da settembre gli atleti non percepiscono lo stipendio, e col pieno appoggio dell'Associazione calciatori hanno detto che basta così, non si fidavano più delle promesse non mantenute dell'amministratore unico Fabio Sanfilippo. Che dal canto suo ha tentato la mossa in extremis per mantenere la continuità agonistica della squadra: spedire la formazione Berretti a giocare la gara di Coppa Italia che era in calendario alle 14.30 di sabato 13 sul campo del Padova.

I TIFOSI HANNO BLOCCATO IL PULLMAN. Tentativo disperato quanto furbesco, che però i tifosi della "Nobile provinciale" hanno bloccato. In centinaia hanno presidiato il perimetro dello stadio Menti, e così facendo hanno impedito l'uscita del pullman che avrebbe dovuto trasportare a Padova i ragazzi della Berretti. Risultato: partita non disputata e vittoria a tavolino per i biancoscudati, che sono passati al turno successivo senza spendere fatica.

Il capitano del Vicenza Stefano Giacomelli.

E da lì ha fatto seguito una nota ufficiale del Vicenza calcio, polemica nei confronti della tifoseria e pure della questura vicentina, che secondo la società non avrebbe fatto abbastanza per impedire all'azione dei tifosi biancorossi di andare a segno. In particolare, la nota contesta la stima data dai responsabili della questura riguardo al numero di tifosi che si sono assembrati intorno al Menti: non mille, ma circa 300.

UN UOMO CHE SI È MESSO CONTRO TUTTI. Questa, nel dramma sportivo del club biancorosso, è davvero una nota di humour nero: perché sarebbe la prima volta nella storia dell'Italia unita che una questura sovrastimi il numero di partecipanti a una manifestazione pubblica. Il signor Sanfilippo se li è messi contro tutti: i calciatori, i tifosi, la città e persino il questore. Mancano il prefetto e il vescovo, e poi sarebbe strike.

Sanfilippo è un imprenditore impegnato in politica con Forza Italia e ha lavorato nel settore delle investigazioni private per poi darsi al riciclo di materiali plastici e ferrosi

Dunque i tifosi biancorossi hanno detto basta, dopo aver appoggiato lo sciopero dei calciatori. Lo hanno fatto in difesa della dignità di un club che ha fatto la storia del calcio italiano e vive pericolosamente da almeno un decennio. Ma anche rispetto al vivere pericolosamente c'è una misura che non va oltrepassata. Quella che segna il confine labile fra la tragedia e la farsa.

PERSONAGGI SMANIOSI DI POTERE. Su quel confine si muovono personaggi che popolano il mondo delle categorie inferiori, sempre così smaniosi di controllare una società calcistica. A questa schiera appartiene il torinese Fabio Sanfilippo, che nel sito personale scrive in un italiano volenteroso d'essere un imprenditore impegnato dalla prima ora in politica con Forza Italia, e d'avere lavorato nel settore delle investigazioni private per poi darsi al settore del riciclo di materiali plastici e ferrosi. E sia ben chiaro che il riciclo riguardi materiali plastici e ferrosi.

SOLDI PROMESSI MA MAI VISTI. Nella bio Sanfilippo aggiunge di essersi inventato in passato «consulente Italia e estero per la riorganzzazione e ristrutturazione d'azienda», oltreché «talent scout di giovani modelle nel settore della moda». Il Vicenza è stato nelle sue mani dal 18 dicembre. Ma al di là di uno straordinario attivismo sui social, con post sulla situazione della società biancorossa pubblicati alle 4 del mattino, non si è visto un solo euro dei denari promessi per risolvere la situazione.

Fabio Sanfilippo con Francesca Pascale, fidanzata di Silvio Berlusconi.

Né hanno stimolato entusiasmi i nomi d'altri aspiranti acquirenti come Ubaldo Calabrò, in lizza per rilevare la società prima che Sanfilippo la spuntasse, e tornato a interessarsi alle sorti della Nobile provinciale fra Capodanno e l'Epifania. Dopo quest'ultimo passaggio Calabrò ha dichiarato alla stampa d'aver subìto un tentativo di ricatto da Sanfilippo. Ancora una volta, tragedia e farsa che si mescolano. Sulla pelle del Vicenza e dei suoi tifosi. Per la cronaca, anche Calabrò è piemontese. E sulle ragioni di tanto interesse dal Piemonte per il Vicenza ci sarebbe da farsi qualche domanda supplementare.

DOPO TRE ASSENZE SI VIENE ESCLUSI. A questo indecorso circo i tifosi del Vicenza si sono opposti. Lo stop alla trasferta di Padova è stato il primo segnale, e adesso si tratta di vedere se l'azione verrà replicata. Va ricordato che se la squadra dovesse accumulare tre assenze consecutive verrebbe esclusa dai ranghi federali. A volte un passaggio traumatico è indispensabile per rifondare, ed è comunque preferibile all'agonia.

Pure il Modena è sparito. A campionato in corso, schiacciato da un'insanabile situazione debitoria. E anche allora si è scatenato un circo di figure inedificanti

La crisi del Vicenza è soltanto l'ultimo caso, in ordine di tempo, di una generalizzata sofferenza di sistema del calcio italiano. Una sofferenza che è già evidente in Serie A e in Serie B, e che probabilmente ha toccato un punto di non ritorno dalla Lega Pro in giù.

COMO SCOMPARSO DAL CAMPIONATO. Per renderci conto di quanto profonda sia la malattia basta soffermarsi su un dettaglio che ancora una volta rimanda al Vicenza. Tra la partita di campionato disputata dai biancorossi il 22 dicembre 2017, quando la squadra allenata da Nicola Zanini ha pareggiato 1-1 a Gubbio, e quella (mancata) col Padova avrebbe dovuto essere disputata un altro match: il 30 dicembre al Menti contro il Modena. Così stabilisce il calendario del Girone B della Serie C stilato in estate, e così si continua pietosamente a leggere sul sito ufficiale della Lega Pro.

TRISTE FINE DI SOCIETÀ GLORIOSE. Peccato che nel frattempo il Modena sia sparito. A campionato in corso, schiacciato da un'insanabile situazione debitoria. Anche allora, quando la fine del club emiliano si stava avvicinando, si è scatenato un circo di figure inedificanti che ha reso ulteriormente penose le ultime settimane di una società gloriosa.

I tifosi del Vicenza.

Ma al di là delle vicende singole, resta il dato: nella stessa stagione, e nello stesso girone di Serie C, una società è scomparsa a campionato in corso e un'altra rischia seriamente di imitarla. E in entrambi i casi si tratta di nomi storici della provincia calcistica italiana. Il Vicenza ha sfiorato uno scudetto nel 1977-78, e poi ha vinto una Coppa Italia nel 1996-97, ciò che gli ha permesso nella stagione successiva di andarsi a giocare una semifinale della defunta Coppa delle Coppe contro il Chelsea.

CLUB ESPRESSIONE DI TERRITORI RICCHI. Non altrettanto palmares può vantare il Modena, che però somma 13 campionati di Serie A e 50 di Serie B. A ciò si aggiunga il fatto che i due club sono (o sono stati) espressione di due territori economicamente fra i più ricchi e dinamici del Paese. Ma tale somma di requisiti non ha impedito che, in questa fase storica del calcio italiano, i due club abbiano attraversato una crisi gravissima, e che fin qui uno dei due non ne abbia cavato le gambe.

CRISI CHE SI FA ORMAI DI SISTEMA. Le disavventure parallele di Vicenza e Modena ci dicono che è ormai ineludibile affrontare un interrogativo brutale: al di sotto della Serie B, il calcio professionistico è ancora sostenibile per la provincia italiana? La moria di club, che a ogni estate costringe a ridisegnare affannosamente gli organici dei campionati, è stata nel corso degli anni un allarme ripetuto. Ma da un stagione all'altra si è continuato a decodificare il segnale come se fosse soltanto l'ennesimo passaggio di una crisi di assestamento.

Il Messina dal 2006-07, ultima stagione disputata in Serie A, è riuscito a fallire due volte, ripartendo dalle categorie dilettantistiche

E ciò a dispetto del fatto che, man mano, siano scomparsi club illustri o si siano verificati casi eclatanti. Per esempio quello del Mantova, che ormai rinasce e fallisce con cadenza ciclica. O quello ancor più sigificativo del Messina, che già nella seconda metà degli Anni 90 aveva subìto un fallimento con ripartenza dalle categorie dilettantistiche.

L'INFINITA AGONIA DEI SICILIANI. Da lì il club dello Stretto era lentamente risalito fino a tornare in Serie A nel 2004 e disputarvi tre campionati consecutivi. L'ultimo risale alla stagione 2006-07. Da allora sono trascorsi 11 anni durante i quali il club siciliano ha fatto in tempo fallire una seconda volta, ripartire di nuovo dalle categorie dilettantistiche, riconquistare il calcio professionistico raggiungendo la Lega Pro e fallire una terza volta per ripartire da capo.

Certo, a queste storie di segno negativo fanno da contraltare esempi virtuosi di società capaci di fare calcio professionistico rispettando criteri di compatibilità economico-finanzaria. Ma lo Spoon River dei club defunti causa debiti continua a aggiornarsi. E il caso di Modena e Vicenza ci avverte che un ulteriore peggioramento, con uno/due club saltati a campionato in corso, è già intervenuto.

MODELLO DA RIPENSARE PER SOPRAVVIVERE. Il calcio dei mille campanili, se davvero vuol sopravvivere, deve ripensarsi in modo onesto e severissimo. Perché in questo modo non riesce a campare. E lo scrivo a malincuore, da strenuo difensore del calcio delle comunità locali medie e piccole. Purtroppo arriva un punto in cui anche la difesa più strenua deve fare un gelido bagno di realtà. E la nuova realtà va affrontata immediatamente. Aspettare anche soltanto un altro lustro significa firmare l'eutanasia della provincia calcistica italiana. E nel frattempo continuare a osservare le scorribande di avventurieri che entrano nel calcio quasi soltanto per scommessa, o di riciclatori di materiali plastici e ferrosi.

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