Istat: sempre meno italiani, -86 mila
22 Gennaio Gen 2018 1356 22 gennaio 2018

Quanto costano i figli: le spese dal primo anno all'università

I 12 mesi dopo la nascita gravano per 15 mila euro sulle casse di famiglia. L'istruzione pubblica può superare i 50 mila. Pesa anche il caro bollette. Ma si risparmia sui "vizi di coppia". I numeri, voce per voce.

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Tra le tante promesse della nuova campagna elettorale ne spicca una che avrebbe la finalità di risollevare la natalità. Arriva dal segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, il quale, ritornato in televisione, ha annunciato che «gli 80 euro al mese non vanno cancellati e andrebbero semmai estesi alle famiglie con figli» perché «dopo il secondo o il terzo bambino è facile cadere nella povertà». Ottanta euro a bambino, insomma. Cioè 960 euro l'anno, pari all'importo del bonus bebè già previsto. Ma questi soldi che, all'apparenza, sembrano appena sufficienti a portare una volta al mese la famiglia in pizzeria, possono davvero ridare ossigeno ai conti di mamma e papà? Quanto costa, oggi, crescere un bebè?

1. Il primo anno costa 15 mila euro tra passeggino, pannolini e annessi

Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio di Federconsumatori, solo nel primo anno di vita del bambino, le famiglie italiane spendono tra i 7 e i 15 mila euro in pannolini, tutine, calzine, bavaglini, seggiolone, culla, e passeggino. In realtà, i bimbi iniziano a essere una voce di spesa piuttosto importante nel bilancio famigliare già prima di venire al mondo: arrotondando, le famiglie italiane in visite mediche, controlli, abiti premaman e giocattoli per il nascituro spendono sui 2 mila euro. Insomma, a seconda dei casi, in poco più di 12 mesi rischiano di volatilizzarsi tra i 10 e i 20 mila euro.

TENDENZA AL RICICLO. Anche per questo motivo, sempre più mamme scelgono i pannolini lavabili che, se da un lato costringono i genitori a "sporcarsi le mani", dall'altro fanno risparmiare tanti soldi. Non solo. Sembra infatti che i pannolini multiuso provochino meno irritazioni di quelli usa e getta dato che mamma e papà, dovendoli lavare, sono molto più propensi a effettuare di continuo il cambio. Sempre la crisi pare avere riportato in auge un'altra usanza classica delle famiglie italiane che stava scomparendo: quella di passarsi corredi e giocattoli tra amici e parenti. Le culle e i vestitini, insomma, non si buttano più ma, una volta smessi, se non passano al fratellino (difficile, dato che in media ogni famiglia fa 1,34 figli) vengono prestati al cugino, al nipote o alla collega di lavoro.

2. Con la crescita del figlio lievitano le bollette e si allungano gli scontrini

Secondo una analisi dei consumi delle famiglie elaborata da italiani.coop su dati Istat e con la consulenza di Ref ricerche, una coppia senza figli spende in media ogni mese 2.404 euro, con l'arrivo di un bebè la spesa sale a 2.957 che diventano 3.150 euro se la cicogna porta altri fratellini. Un fiocco alla porta cambia il bilancio famigliare. Se le famiglie senza figli investono il 15% dei guadagni per fare la spesa, con l’arrivo di nuovi figli si possono avere incrementi superiori al 20% che, per i nuclei più numerosi, si traduce anche in aggravi di oltre 1.000 euro. Aumentano le spese, ma cambiano le voci di spesa: niente più hobby a due, meno gite fuori porta, cinema e cenette romantiche, che calano dal 9% circa al 5 scarso. Scendono di un punto percentuale i soldi destinati alla cultura, intesa come musei, spettacoli, viaggi in città d'arte, che passano dall'8% a circa il 7.

DA 770 A 950 EURO DI UTENZE. Andando nel dettaglio, l'analisi di italiani.coop stima che, mentre una coppia senza figli spende, in media, 2,400 euro al mese, con un figlio occorre metterne da parte almeno 3 mila, che possono sfiorare i 3,500 con tre o più bambini. Il grosso è rappresentato dalle nuove esigenze alimentari, per le quali i coniugi senza figli destinano poco più di 340 euro al mese, che diventano già 550 per i nuclei di 3 componenti e 600 per quelli con due figli. Anche le utenze (luce, acqua, gas) subiscono una impennata e passano da 770 euro per i conviventi senza prole a circa 950 per i genitori con un figlio. Senza ovviamente considerare i casi in cui la crescita di un figlio o l'arrivo di un fratellino comporta la necessità di trovare un alloggio più grande.

3. Per il corredo scolastico se ne vanno 550 euro

E poi c'è il capitolo “scuola”, che si apre tra i 5 e i 6 anni del pargolo ed è destinato a chiudersi, tra lauree di specializzazione e master, ormai indispensabili per essere competitivi nell'asfittico mondo del lavoro italiano, non prima dei 30 anni. Sempre l'Osservatorio di Federconsumatori dice che, nel 2017, le famiglie hanno speso in media 520 euro solo per il corredo scolastico, con un incremento dello 0,6% rispetto all'anno precedente. Per uno studente di prima media si spende, solo di libri, una somma che si aggira attorno i 430 euro (cui sommare i 520 euro di corredo). I genitori di un alunno di prima liceo, invece, dovranno affrontare una spesa di circa 700 euro. Moltiplicando le cifre date negli ultimi due paragrafi per gli anni necessari ad arrivare all'età in cui il nuovo membro della famiglia sarà in grado di mantenersi da sé (sempre più tarda, dicono i dati Istat), la spesa totale che una famiglia italiana è costretta a sborsare per Federconsumatori si aggira tra i 170 e i 200 mila euro. L'equivalente di un'auto sportiva di lusso o di un piccolo appartamento in periferia. E non vi rientrano le spese universitarie.

4. E l'università pubblica costa 10 mila euro all'anno

In questi giorni ha fatto discutere un'altra promessa da campagna elettorale: la proposta del neo-leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, di prevedere una università gratuita per tutti. In realtà, spulciando i dati di Federconsumatori, ci si rende conto che, tra spese secondarie come vitto, alloggio, utenze, abbonamenti, libri, le cifre necessarie per ottenere l'agognato “pezzo di carta” sono spaventose, per paradosso paragonabili alle rette delle facoltà private statunitensi e inglesi. Gli studenti fuori sede che rientrano nella II fascia di reddito (pari o inferiore a 10 mila euro) spendono in media 8 mila euro annui solo d'affitto (e utenze) di una doppia, che diventano oltre 9 mila in caso di singola, cui bisogna aggiungere altri 1.500 euro per il materiale didattico, i trasporti e le tasse universitarie. Facendo un rapido calcolo, 5 anni universitari costano alle famiglie più di 50 mila euro.

5. I figli so' pezzi 'e core... e di Pil

Ecco perché, alla luce di questi numeri, appare evidente che, mentre gli 80 euro al mese promessi da Renzi rischiano di essere ininfluenti rispetto alle ingenti spese affrontate dalle famiglie, la proposta di Liberi e Uguali, se opportunamente modulata per non diventare l'ennesimo regalo alle famiglie ricche e accompagnata da altre forme di incentivo e borse di studio, può essere d'aiuto, anche se - come dimostra un rapporto di Almalaurea - non sarebbe risolutiva. Inoltre, visto l'indotto che gravita attorno a ciascun bambino, non dimentichiamo che i figli sorreggono anche un pezzo importante del nostro Pil in perenne difficoltà a causa della bassa natalità, con pesanti ricadute sull'industria e sull'occupazione nella scuola.

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